Corriere
della Sera, 13-8-2000
LO
SCRITTORE CATTOLICO
Messori:
è la rivincita contro il clero intellettuale
Ma.
Po.
«E’ il fascino
della Sindone. Seguo queste cose da molti anni, non ne ho mai dubitato». Eppure
si avverte, nel tono di Vittorio Messori, scrittore cattolico ed esperto di
sindonologia, qualcosa di simile a uno stupore misto a gioia. «È vero, lo
confesso, la notizia che ieri a Torino fossero presenti tante persone mi
sorprende felicemente. A così breve distanza dall’ostensione precedente (del
’98 ndr ) pensavo che le previsioni sull’afflusso di pellegrini potessero
essere rispettate ma non che ne arrivassero poco meno del doppio».
Cosa legge, Messori, dietro a questi numeri?
«Intanto un
segnale che il mondo postmoderno non è insensibile a segni che rimandano al
mistero. Poi che c’è un forte bisogno di sacro. Di quel sacro che la gente non
trova più nelle chiese, per così dire, ufficiali. Non a caso i soli luoghi del
mondo cattolico che negli ultimi 20 o 30 anni non hanno avuto a che fare con
diminuzioni del numero di fedeli o pellegrini sono stati i santuari, quelli
mariani soprattutto».
E le chiese che lei definisce «ufficiali», invece?
«Pensiamo alla
Chiesa di Francia: ha visto i propri fedeli ridursi a percentuali da prefisso
telefonico, siamo attorno al 5 per cento della popolazione. E questo mentre
Lourdes sfondava il tetto dei 5 milioni di pellegrini all’anno».
È abbastanza per parlare di un
cambiamento nel modo di porsi rispetto alla religione?
«Basta per
farsi un’idea di quali manifestazioni davvero coinvolgano le masse. Per
esempio, fenomeni come quello, guardato con sospetto, di padre Pio».
E però questo cosa significa?
«Che c’è la
necessità di ritrovare quel "sacro" che certo clero un po’
intellettuale ha tolto di mezzo immolandolo sull’altare di un cattolicesimo
ridotto a una sorta di calvinismo in ritardo di secoli. Oggi il rito, per la
preoccupazione di sfuggire a ciò che viene percepito come superstizione o
devozione popolare, è diventato troppo secco».
Un tentativo di trasformazione che non ha funzionato,
dunque?
«La frequenza
a questa "nuova messa" non ha fatto altro che diminuire. In Italia i
fedeli sono attorno al 20%, quando va bene si arriva al 25% delle persone. Altri
esempi? Pochi mesi fa è stata trasmessa in tv una miniserie in due puntate su
Lourdes. Quando ci si è accorti che gli indici di ascolto erano altissimi molti
si sono stupiti».
Lei invece se lo aspettava?
«Io ho seguito
la vicenda perché ero tra gli autori della sceneggiatura, e in quell’occasione
ho avuto la conferma che non è vero che
la gente non è sensibile al fascino religioso. Soltanto non accetta, non è
attratta, non desidera seguire un certo tipo di religione intellettualistico».
Provi a entrare nel cuore dei fedeli.
«Sentono,
forte, il bisogno di pregare e di adorare, più che di ragionare. Non scordiamo
che parallelamente alla crisi delle Chiese cristiane, fioriscono sette di ex
cristiani che non trovavano più fervore, mistero, devozione».
Come si collega questo al «successo» della Sindone?
«La Sindone fa
parte di questo mondo: soddisfa il bisogno di "toccare" che avvertono
i credenti».
Anche a dispetto delle tante "querelle"
scientifiche sulla datazione?
«Molti
studiosi si sono detti perplessi sulla datazione del 1988 che faceva risalire
la Sindone a epoche medievali. Ma quelle polemiche, in una prospettiva di fede,
sono state provvidenziali. Chi studiava la Sindone non ha accettato le
conclusioni che andavano in rotta di collisione con infiniti altri risultati
scientifici. E i test sono stati una sorta di volano per il rinvigorirsi degli
studi».
Questo per quanto riguarda studiosi e
scienziati, ma la Sindone interessa soprattutto le persone «normali».
«A quelle è
bastato l’istinto o il sensus fidei
per decidere di non gettare l’immagine della Sindone nel cestino. Il mondo
cattolico sa che quel volto non può essere frutto di trucco o inganno. Un volto
che dice troppo per essere stato prodotto da un uomo, e meno che mai da un
truffatore. Il fascino di quell’immagine straordinaria è intatto».