Un parroco di Firenze, dal pulpito di una trasmissione Tv,
ha
contestato il NO del Vaticano alla marcia omosessuale
"Voi siete la luce del mondo, il
sale della terra. Ma se il sale diventa scipito, con cosa si potrà
salare?" (Mt. 5, 13). - "Siate esempio ai fedeli nella parola, nella
conversazione, nella carità, nella fede, nella castità" (1 Tim. 5, 12)
Parla il sacerdote fiorentino che
contesta il no del Vaticano al World Pride dell’8 luglio. “Sono figli di Dio”
Di Paolo Pellegrini
Firenze – “Non
è vero. A sfilare con i gay a Roma l’8 luglio non ci sarò. Ma solo perché devo
celebrare un matrimonio nella mia ex parrocchia, a Sovicille in provincia di
Siena. Però…”
Però non si
tira certo indietro don Severino D’Amico, il prete che dal pulpito di una
trasmissione tv (La sveglia, in onda
sul circuito Italia 7), ha contestato il no del Vaticano al Gay Pride. Al grido
“i gay sono figli di Dio” ripete: “La Chiesa non può discriminare, tanto più
che conosco anche coppie gay che vivono in grande amore. Meglio di molte coppie
‘etero’”.
Una posizione dura, la sua.
“Mah, dura.
Guardi che è condivisa, è uguale a quella di monsignor Luigi Bettazzi, il
vescovo di Ivrea. E di Pax Christi, e dei Frati minori conventuali”.
Ma scusi, lei lo sostiene per solidarietà o per
appartenenza?
“E’
importante, forse? Il problema non è essere o non essere gay. Come prete però
devo essere con loro. Perché sono figli di Dio, e chiedono alla Chiesa una
parola che elimini la discriminazione”.
Un gesto profetico.
“Ecco, proprio
così. Ma non viene”.
Ma questa sua posizione nasce dalle sua esperienze
pastorali?
“Ho grande
interesse per il mondo della prostituzione. E ne conosco tanti, ragazzi e
ragazze gay. Normalissimi, che vivono in coppia. Sono anche avvocati, dottori.
Lavorano. E si amano tranquillamente”.
Che cosa vuole dire: che non sono un pericolo per la
famiglia ‘normale’?
“Ma no, ma no.
Non l’attaccano. Sono una minoranza, come possono farlo? Guardiamo piuttosto il
problema reale: esiste la famiglia? Detto da un parroco che vede di continuo
separazioni, divisioni, convivenze, come vissute nel buio..."
Cioè che cos’è allora che attacca i valori della famiglia?
“Tante cose.
Troppe cose. Chi si sposa per obbligo perché a trent’anni non l’ha ancora
fatto, e allora si insinua il dubbio. Chi parte dal presupposto che tanto le
donne sono tutte p…. Chi non vuole figli, per l’egoismo della propria libertà,
eppure i figli sono il fondamento della famiglia. Chi è sposato ma frequenta
trans, travestiti, club di scambi…”.
Come ovviare, dunque?
“La Chiesa
riveda qualcosa sulla morale sessuale”.
Anche sulle esperienze prematrimoniale?
“Ma a quello
ormai chi ci guarda più… Ecco perché è l’ora di rivedere qualcosa: si sa che non
vengono all’altare come dovrebbero, ma si celebra lo stesso…”
Dunque lei contesta la dottrina morale?
“No, discuto,
parlo, vedo inadeguatezze ai tempi, ma non attacco”.
No fa una questione di credibilità, allora.
“Certo: non
cose quei politici che condannano i gay poi sono divorziati… Il Papa è
coerente, semmai. Però… però la Chiesa doveva cogliere il segno dell’Anno Santo
del 2000, segno di Dio e segno dei tempi. Ricordiamo che il Vangelo ammonisce:
pubblicani e prostitute ci passeranno avanti. E allora accogliamoli, non
rifiutiamoli”.
E il suo vescovo, il cardinale Piovanelli, che ne dice?
“E’ al
corrente delle mie opinioni. Non le condivide, ne discutiamo, è rammaricato,
nel clero fiorentino c’è scompiglio di fronte a quello che un prete ha
provocato. Ma è un vescovo che discute. Non chiude la bocca. Non mette il
guinzaglio”.