FILIPPINE


"Via le croci cristiane e un colloquio con l’ambasciatore italiano": le richieste dei ribelli islamici

 

Manila (Fides) – "Far sparire le croci cristiane, introdurre l’istruzione islamica nelle scuole, rilasciare terroristi e sequestratori: le condizioni poste dai ribelli di Basilan toccano nel profondo il nostro cuore di missionari". Così fonti missionarie di Fides a Basilan commentano le richieste del gruppo islamico Abu Sayyaf, che dal 20 marzo scorso tiene in ostaggio un gruppo di insegnati e studenti , tra cui il missionario claretiano p. Rohel Gallardo. Il gruppo chiede anche un colloquio con l’ambasciatore italiano nelle Filippine, ritenuto "responsabile per la diffusione del cattolicesimo nel paese".

Dopo aver ricevuto due camion di riso e cibo, il 14 aprile i ribelli hanno rilasciato due bambini di 10 anni, Nova Verallo e Lani Mae Cachuela, ammalatisi durante il sequestro. I piccoli sono stati consegnati da un emissario del gruppo al claretiano p. Nestor Banga, designato come rappresentante cattolico per il negoziato. Gli ostaggi in mano ai rapitori sono ancora 29.

I guerriglieri hanno scritto le loro condizioni per il rilascio degli ostaggi in una lettera inviata al presidente filippino Estrada. La missiva, firmata dal leader del gruppo, Khaddafy Janjalani, chiede:

·         il rilascio di alcuni terroristi islamici: Ramzi Yousef, organizzatore dell’attentato dinamitardo al World Trade Center di New York; Abu Haider, uno degli istruttori di Janjalani, detenuto in California; lo sceicco Abdurrahman Omar, egiziano in carcere a New York.

·         il rilascio di due membri del Moro Islamic Liberation Front (MILF), detenuti nelle Filippine: Hadjirul Ampul e Ustadz Patta, sospettati di sequestri e omicidi;

·         l’allontanamento di tutte le imbarcazioni da pesca straniere da Basilan, Sulu e Tawi Tawi.

·         L’eliminazione delle croci cristiane nell’area di Basilan, Sulu e Tawi Tawi;

·         un ordine presidenziale al Dipartimento per l’educazione che consenta l’insegnamento della religione islamica agli studenti musulmani nelle scuole.

"Il destino del sacerdote cattolico, degli insegnanti e degli studenti è nelle sue mani, come capo di stato e padre di questa gente" continua la lettera a Estrada. Aspettiamo un sua risposta. Il rilascio degli ostaggi dipende dalla decisione del governo".

Dopo le richieste, gli osservatori ipotizzano che i sequestratori siano manipolati dal terrorismo islamico internazionale. Il governo filippino, però, non è intenzionato a cedere. Il consigliere presidenziale per la Sicurezza nazionale Alexander Aguire ha messo in guardia i ribelli perché "c’è un limite alla pazienza del governo". Poco prima Estrada aveva minacciato di "usare tutte le forze disponibili contro i terroristi". L’8 aprile le forze governative hanno sferrato un offensiva nel sud di Mindanao contro il campo di addestramento di Bilal, avamposto dei guerriglieri separatisti del MILF. A causa dei combattimenti, oltre 100mila civili hanno dovuto abbandonare le proprie case.

Intanto la comunità cattolica dell’area si è mobilitata con marce di pace e preghiere per le vittime della violenza. Il 13 aprile a Quezon City i missionari claretiani hanno organizzato un corteo pacifista e un incontro di preghiera interreligiosa, con la presenza di cristiani e musulmani. Vi ha partecipato p. Bernardo Blanco, claretiano sequestrato nel 1994 per 49 giorni dal gruppo Abu Sayyaf, che ha raccontato la sua esperienza di prigionia.

I guerriglieri di Abu Sayyaf sono una fazione del Moro Islamic Liberation Front, gruppo separatista che non accetta l’accordo siglato nel 1996 con il governo filippino dall’altra organizzazione ribelle, il Moro National Liberation Front. L’accordo ha istituito la Regione Autonoma Musulmana di Mindanao. (Fides 15/04/2000)