Fides, 15-9-2000

ISRAELE

Padre Jaeger: le bugie di Israele, che alimentano il fondamentalismo

 

Roma - La decisione del governo israeliano di procedere agli inizi dei lavori per la costruzione della moschea a Nazareth è un attentato alla presenza dei cristiani in Terra Santa, proprio mentre il Primo Ministro Ehud Barak e il presidente Yasser Arafat cercano vie per la soluzione del problema di Gerusalemme. Sulle drammatiche prospettive che si aprono in Terrasanta, Fides ha chiesto un commento al p. David Jaeger OFM, francescano israeliano, consultore giuridico della Custodia di Terra Santa e professore di Diritto Canonico al Pontificio Ateneo "Antonianum" di Roma.

Siamo in presenza di una vera e propria crisi, che richiede una rapida mobilitazione dell'opinione pubblica cattolica nel mondo. Il governo di Israele si è finora dimostrato insensibile agli appelli provenienti da tutte le parti del mondo cristiano. Urgono appelli più forti e insistenti. La stampa israeliana ha riferito che il governo ha assicurato agli estremisti di voler sollecitare la costruzione. Una mossa che potrebbe essere legata alle probabili elezioni anticipate.

Per accedere al Santuario si passa in un vicolo strettissimo e proprio accanto ad esso si intende costruire la moschea. A richiederlo sono gli ambienti più estremisti dei musulmani in Israele. Questi, con comunicati e prediche, parlano apertamente di questa costruzione come "primo passo verso lo sradicamento totale dei monumenti e dei fedeli cristiani nella zona di Nazareth e in tutta la Terra Santa".

Il presidente della Palestina Arafat, che desidera la pace e non il conflitto tra i seguaci di religioni diverse, si è adoperato instancabilmente per impedire questa impresa. In agosto, al "Meeting per l'amicizia tra i popoli", a Rimini, il suo inviato, Bassam Abu-Sharif ha ricordato tutti gli interventi del Presidente, denunciando l'accanimento di certi ambienti governativi israeliani, decisi a realizzare il progetto, criticato anche da autorità musulmane nei paesi vicini.

La propaganda del governo israeliano parla di "conflitto tra cristiani e musulmani locali", del ruolo del governo come mediatore, della sua decisione come di un "compromesso". Questa propaganda è senza mezzi termini, bugiarda. Si tratta di un terreno demaniale, di proprietà esclusiva dello stato. I tentativi degli islamisti di dichiararlo "terreno destinato al culto islamico" sono stati decisamente respinti dal potere giudiziario, in primo e secondo grado. E' il governo che, autonomamente, ha deciso di soddisfare le clamorose e infondate rivendicazioni degli estremisti.

Infatti sul terreno in questione sorgeva una scuola pubblica demolita dal Consiglio municipale proprio per creare una piazza di fronte alla basilica, facilitando i movimenti dei pellegrini. Costruirvi una moschea voluta dagli estremisti - che si sono già dimostrati violenti e ignari delle esigenze del diritto e dell'ordine pubblico - significa trasformare lo spazio adiacente al Santuario in un luogo di raduno permanente degli elementi più pericolosi della zona, con costante minaccia per la libertà e la tranquillità del culto divino, e per la sicurezza dei religiosi, parrocchiani e pellegrini.

Se il mondo cattolico non riesce a convincere il governo israeliano a recedere da questa decisione, irresponsabile e contraria agli interessi dell'ordine pubblico e dei propri cittadini, la presenza cristiana in Terra Santa ne risulterà irrimediabilmente danneggiata con incalcolabili conseguenze negative per la comunità, le istituzioni, i fedeli, i luoghi santi, specialmente in Gerusalemme. P. David Jaeger OFM