Fides, 15-9-2000

 

ISRAELE

 

Sulla moschea il Ministro Ben Ami si rifiuta di parlare coi Patriarchi

 

Gerusalemme - L'11 settembre le massime autorità cristiane in Israele si sono riunite con il Ministro Israeliano degli Esteri Shlomo Ben Ami. All'incontro erano presenti il Patriarca latino Michel Sabbah, il patriarca Armeno ortodosso Torkom Manoukian, un rappresentante del Patriarca greco ortodosso Diodoros (che è infermo) e p. Giovanni Battistelli, francescano Custode della Terra Santa. L'incontro era stato voluto dal Ministro per ascoltare i pareri dei leader cristiani sul futuro assetto di Gerusalemme.

I prelati volevano affrontare col Ministro Ben Ami anche il problema della moschea di Nazareth, che sta per essere costruita a pochi passi dalla basilica dell'Annunciazione. Da circa un anno le Chiese cristiane chiedono la revoca della decisione di costruire la moschea e deplorano le vessazioni anti-cristiane, dovute proprio al favore dimostrato dal governo israeliano verso i fondamentalisti islamici, lamentando l'evidente inefficacia delle forze dell'ordine.

Secondo indiscrezioni raccolte dal corrispondente di Fides, la replica del Ministro è stata durissima: "Non ne voglio parlare: la moschea non è nell'ordine del giorno da me preparato". Alcuni francescani in servizio a Gerusalemme, hanno dichiarato a Fides: "Il problema della moschea è destinato a dominare i rapporti fra Israele e Chiese Cristiane. È tempo per il governo di Israele di non fare la politica dello struzzo".

Intanto le diverse chiese cristiane stanno discutendo sui futuri passi da intraprendere per spingere il governo israeliano alla revoca assoluta della costruzione della moschea, criticata anche da alte autorità islamiche. L'anno scorso, in novembre, le chiese cristiane hanno osservato una serrata dei Luoghi Santi per domandare "rispetto e giustizia".

L'affare della moschea pone domande anche sul futuro assetto di Gerusalemme. Il caso di Nazareth mostra infatti che i luoghi santi non possono essere gestiti come una questione locale. Ogni santuario in Terra Santa ha valore internazionale e perciò c'è bisogno di garanzie internazionali per salvaguardarne la libertà.