Cardinale Biffi:
l’identità cristiana dell’Europa è in pericolo
Dicono
che la verità sia spesso la cosa più dura da sentire. Forse questo spiega il
colossale putiferio innescato dalle recenti, coraggiose, dichiarazioni del
cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, riguardo al problema
dell’immigrazione musulmana in Italia. Il presule romagnolo si è visto
apostrofare come “oscurantista”, “miope”, “decadente” ed altre “finezze”, tanto
altisonanti quanto prive di spessore. Ma perché tanto livore? Le parole del
cardinale hanno avuto il merito di sollevare alcune questioni basilari sulle
quali gli opinionisti in carica solitamente tacciono, ma che i veri devoti
della Madonna di Fatima, desiderosi cioè del trionfo del Suo Cuore Immacolato,
non possono trascurare. Il porporato ha infatti toccato un problema
strettamente legato a questo trionfo: quello dell’identità cattolica dell’Italia
e, di riflesso, dell’Europa e dell’Occidente.
Fiume
inarrestabile. Nella sua dodicesima lettera pastorale, il cardinale ha
preso atto che l’immigrazione musulmana in Italia è ormai diventata un fiume
inarrestabile. Secondo il dossier della Caritas di Roma, gli immigrati
musulmani alla fine del 1999 erano circa 430.000, ai quali vanno aggiunti
almeno 70.000 irregolari e 10 mila convertiti. Questi numeri tendono ad
aumentare in modo esponenziale, configurando ciò che più di uno ha definito una
“invasione pacifica”.
Minoranza
refrattaria. A differenza di altre immigrazioni, che tendono a integrarsi
nella cultura europea, quella musulmana tende invece a formare una minoranza
refrattaria all’interno del Paese. I musulmani sono profondamente diversi da noi
e non intendono affatto cambiare. Afferma il cardinale: “I musulmani hanno un
diritto di famiglia incompatibile con il nostro, una concezione della donna
lontanissima dalla nostra, soprattutto hanno una visione rigorosamente
integralista della vita pubblica (...) con la perfetta fusione tra religione e
politica”. Per loro, lo Stato si deve regolare con la sharia, cioè la
legge del Corano.
E
questa legge è durissima nei confronti dei cristiani. Nei Paesi musulmani, ai
cristiani è negato ogni diritto a praticare la propria Fede. Usare una croce al
collo, portare un Rosario in tasca o avere una Bibbia in casa è un reato. Nella
maggior parte dei paesi musulmani, la conversione al cristianesimo viene ipso
facto punita con la morte per decapitazione, che può essere eseguita non
solo dallo Stato ma anche da un privato. In Mauritania, addirittura è punibile
con la morte chi si ostina a non frequentare la preghiera rituale nelle moschee
pur richiamato per tre volte.
I
musulmani, secondo il cardinale Biffi, non solo non vogliono diventare come noi
ma vogliono addirittura farci diventare come loro: “Nella stragrande
maggioranza i musulmani vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra
umanità, [dunque] ben decisi a restare sostanzialmente diversi in attesa di
farci diventare sostanzialmente come loro”.
Pericolo
Italia. Questa situazione, secondo l’arcivescovo di Bologna, in un futuro
non tanto lontano, potrà mettere in pericolo la stessa identità cattolica
dell’Italia, e quindi la sopravvivenza in Europa di una civiltà di matrice
cristiana: “[Dobbiamo] salvare l’identità della Nazione”.
Pochi
infatti sanno che, per i musulmani, le moschee sono territorio islamico, “terra
sacra” da difendere anche con le armi. Lo stesso avviene con qualsiasi luogo
dove un musulmano ha pregato. Secondo l’interpretazione più diffusa della legge
islamica, tali luoghi cadono ipso facto sotto l’autorità religiosa e
civile della comunità islamica, creando così un serio problema di confini di
Stato.
Atteggiamento
cieco e cedevole. Ma forse la parte più interessante dell’intervento del
cardinale Biffi è la sua diagnosi sul perché siamo arrivati a questo punto. Il
presule non ha dubbi: la colpa è da attribuirsi ad un certo “buonismo” cedevole
e “dialogante” che purtroppo affetta non solo gli ambienti laici ma anche certi
ambienti cattolici: “Io non ho nessuna paura dell’Islam. Ho paura della
straordinaria imprevidenza dei responsabili della nostra vita pubblica. Ho
paura dell’inconsistenza dei nostri opinionisti. (...) Sorprendente che gli
opinionisti laici non si accorgano di questi pericoli. (...) Ho paura
soprattutto dell’insipienza di molti cattolici. (...) I cristiani devono
piantarla di dire che bisogna andare d’accordo con tutte le idee”.
“Il
mio compito è di evangelizzare i musulmani”, ricorda l’arcivescovo di Bologna.
Egli ammonisce contro i “molti cattolici tentati, in nome del semplice dialogo
ad ogni costo, di rinunciare all’evangelizzazione. Un gravissimo errore, perché
il Signore non ci ha detto ‘Predicate il Vangelo ad ogni creatura tranne i
musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama’”. Il vero pericolo per la Chiesa,
insomma, non viene tanto dagli immigrati di altre fedi, ma da quei cristiani
che rinunciano alla propria identità “preparando la loro estinzione”.
“O
l’Europa ridiventerà cristiana, o l’Islam vincerà”. Nell’orizzonte sorge un
problema cruciale: la civiltà cristiana, come essa è storicamente esistita,
avrà i giorni contati? In un testo diffuso dai giornali, il cardinale Biffi
risponde:
“In
un’intervista di una diecina di anni fa, mi fu chiesto con molto candore e con
invidiabile ottimismo: ‘Ritiene anche lei che l’Europa o sarà cristiana o non
sarà?’. Mi pare che la mia risposta di allora possa ben servire alla
conclusione del mio intervento di oggi. Io penso - dicevo - che l’Europa o
ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è
la ‘cultura del niente’, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello
scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere
l’atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti
ricchi di mezzi e poveri di verità.
“Questa
cultura del niente non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico
dell’Islam, che non mancherà. Solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano
come unica salvezza per l’uomo - e quindi solo una decisa resurrezione
dell’antica anima dell’Europa - potrà offrire un esito diverso a questo
inevitabile confronto. Purtroppo né i ‘laici’ né i ‘cattolici’ pare si siano resi
conto del dramma che si sta profilando. I ‘laici’, osteggiando in tutti i modi
la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa
più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di
libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I ‘cattolici’, lasciando
sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo
all’ansia apostolica il puro e semplice ‘dialogo’ ad ogni costo, inconsciamente
preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.
“La
speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a
un efficace risveglio sia della ragione che dell’antica fede. È il nostro
augurio, il nostro impegno, la nostra preghiera”.
Parole
chiare, pesanti, che meritano una profonda riflessione.