Avvenire, 17 ottobre 2000 

 

PADOVA Gli esiti positivi di esami scientifici presentati al convegno apertosi ieri

 

Nuovi dati: sono le ossa di San Luca

 

Con un'approssimazione del 98% si può dire che lo scheletro analizzato è quello dell'evangelista

 

Sara Melchiori

 

PADOVA. La scienza non dà certezze al cento per cento, ma gli esiti degli esami scientifici e i dati raccolti e confrontati in due anni di studi portano a dire con un'approssimazione del 98 per cento che lo scheletro conservato nella basilica di Santa Giustina a Padova è dell'evangelista Luca, medico e pittore d'origine siriana, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli apostoli. Questa, in estrema sintesi, la conclusione emersa dalla prima giornata del congresso internazionale «San Luca evangelista. Testimone per il 2000 della fede che unisce», apertosi ieri mattina nell'aula magna dell'Università patavina, proprio con l'esposizione dei risultati della ricognizione.

L'esame delle ossa e dei reperti rinvenuti nella cassa di piombo che custodiva lo scheletro acefalo hanno portato interessanti risultati sia per quanto riguarda l'attribuzione delle relique, sia per la rilettura storica della traslazione del corpo dell'evangelista dall'Oriente in Italia.

Sulla base dei dati emersi dalle indagini con radiocarbonio acquisiti nei laboratori di Tucson e Oxford si può sostenere, hanno spiegato gli studiosi, che lo scheletro appartiene a una persona morta tra il I e il V secolo d. C. con un massimo di probabilità nell'intervallo tra il 130 e il 400. Ad avvalorare l'ipotesi che si tratti dell'evangelista sono poi alcuni elementi che portano l'attribuzione del corpo a un individuo di origine orientale. Da un lato c'è l'esame dei pollini che ha verificato la presenza, nella cassa di piombo e sulle ossa stesse, di pollini provenienti da vegetazione tipicamente mediterranea o del sud Italia ma anche di una pianta (abete cefalonica) che si trova solo nell'area del bacino mediterrano, oltre alla sostanziosa presenza di mirto, particolarmente utilizzato per le sepolture. Dall'altro lato l'esame del Dna dello scheletro, prelevato da un dente che, confrontato con tre diversi ceppi - greco, siriano, turco - ha visto una buona coincidenza soprattutto con il ceppo siriano.

A incuriosire sono anche i risultati emersi dagli esami dei 24 colubri (serpentelli) ritrovati all'interno della cassa. I rettili, infatti, sono stati identificati come appartenenti a una specie tipica del Nord Europa e databili intorno al 410-545 d. C. Dato questo che renderebbe ragione alla ricostruzione storica fatta da mons. Claudio Bellinati, membro, per gli studi storici, della commissione scientifica per la ricognizione delle reliquie attribuite a san Luca. Secondo mons. Bellinati, infatti, la presenza del corpo di san Luca in Occidente e a Padova è da anticipare di ben quattro secoli. Se, infatti, finora, la traslazione del corpo dalla Bitinia, dove l'evangelista morì, a Costantinopoli e quindi a Padova veniva collocata in epoca iconoclasta (741-770), ora si dovrebbe anticipare la traslazione già nel IV secolo, sotto Giuliano l'Apostata. Uno spostamento, quindi, non più motivato dalle lotte iconoclaste, bensì dalla furia distruttiva dell'imperatore.

Un'ipotesi che sarà presumibilmente oggetto di altri dibattiti nelle prossime giornate del congresso, che si concluderà sabato 21 ottobre. Intanto c'è attesa per la lettura, questa sera, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo in basilica di Santa Giustina, del messaggio inviato dal santo padre in occasione del congresso dedicato all'evangelista Luca.