Avvenire, Mercoledì 25 Ottobre 2000 

 

LETTERE IN REDAZIONE

 

RIPROVAZIONE PER

IL GRANDE FRATELLO

 

Caro Direttore,

dopo oltre un mese dal lungo lancio, il «Grande Fratello» vola in alto con ascolti in crescendo. Che dire ancora di questa versione italiana di un programma che all'estero - tranne in America, patria della tivù - ha riscosso ampi successi, ma anche aspre critiche?

Qualcuno ha, forse, pensato che il rifiuto del «Grande Fratello» sia venuto solo dal mondo cattolico e, in particolare, da Avvenire e dall'Osservatore Romano.

Già sul «Corriere della Sera» del 3 agosto scorso (ben prima del decollo del nuovo programma), Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia all'università La Sapienza di Roma, così si era espressa: «L'aspetto più preoccupante è il senso di onnipotenza dei programmatori e degli operatori televisivi. Essi riprenderanno tutto e poi decideranno cosa mandare in onda. C'è una totale mancanza di etica nel fatto che loro possono osservare questi concorrenti in momenti di estrema intimità. Vuol dire esercitare un potere inaudito su persone che si vendono l'anima». La Oliverio Ferraris ha prospettato, inoltre, i rischi di natura psicologica nei quali potrebbero incorrere taluni concorrenti: «Nessuno può prevedere cosa possono suscitare cento giorni di carcere. Anzi, peggio: in carcere puoi guardare la televisione e usare il telefono. Trovo inammissibile che i media possano giocare con la psiche delle persone».

Un giudizio duro ma isolato? Aldo Grasso, critico televisivo del «Corriere» ha sottolineato recentemente che «il Grande Fratello è un gioco. Squallido, urtante, al massacro…». E il psichiatra inglese Raj Persand si è detto preoccupato fortemente per i risvolti negativi che questi programmi avranno sui soggetti coinvolti: «Queste persone rischiano di essere messe in uno stato psicologico assai pericoloso: trasformati in fenomeni da baraccone sono sottoposti a stress dalle conseguenze imprevedibili».

«Grande Fratello»: uno squallido e trasgressivo spettacolo da baraccone, infarcito di volgarità e idiozie! Un grande affare di introiti pubblicitari. Quel che preoccupa è constatare che vi sono milioni di telespettatori che perdono il loro tempo per guardare un programma all'insegna della stupidità.

Renato Perlini

Verona

via e-mail

 

 

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Avvenire, Mercoledì 18 Ottobre 2000 

LETTERE IN REDAZIONE

 

IL GRANDE

FRATELLO

 

Caro Direttore,

ci hanno bombardato di pubblicità ossessiva in radio, televisione, giornali, siti Internet, manifesti, volantini per cosa? Per «Grande Fratello».

Tutto questo rappresenta una sicura omologazione culturale analoga a quella avvenuta a spron battuto in altri Paesi con programmi analoghi («Big Brother»).

Già il termine omologazione è indicatore negativo, perché rappresenta l'annullamento delle identità e delle peculiarità dei popoli, ma ciò che ci viene trasmesso attraverso questo fronte di fuoco è qualcosa di letteralmente «abominevole» che mira ad annullare l'intelligenza, anzi la capacità di distinguere ciò che utile, interessante alla propria vita, da ciò che non lo è o addirittura può essere dannoso. È incredibile come si trattano i telespettatori, indotti a vedere passivamente cose senza senso, costretti a un voyerismo miserevole. C'è in atto, quindi, il tentativo di «clonare» il cervello e il cuore prendendo a modello quello di altri popoli, che il vero «Grande Fratello» ha già plasmato.

Gianfranco Melpignano

Bari

via e-mail

 

 

TV DA BUTTARE

E TV DA GUARDARE

 

Caro Direttore,

ho letto quanto scritto dalla signora Polimeni il 13 luglio scorso e seppure con ritardo, vorrei ritornare sull'argomento.

Condivido la preoccupazione della signora Polimeni per l'influenza negativa che i programmi tv possono avere sui minori, ma io aggiungo che anche gli adulti sono minacciati.

Nella nostra famiglia, stanchi di tanta spazzatura, abbiamo deciso di mettere al bando la tv di Stato e le televisioni private, salvo Sat 2000 e Telepace che ricevo attraverso una parabola satellitare.

Queste televisioni sono encomiabili; arricchiscono con proposte buone e intelligenti; ridonano la pace. Consiglio a tutti questa soluzione, anche se resto convinta che servirà molto tempo per registrare un miglioramento significativo della situazione. Perché? Perché la televisione oggi non è un mezzo che promuove l'amore, il rispetto, il bene altrui, la verità, ma è invece fonte di intimidazione, di paura, di sfiducia, propagandando modelli di violenza, di edonismo, di inganno e di stupidità. Troppi ne rimangono vittime.

Bianca M. Quaglia

Milano 

 

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Avvenire, Martedì 17 Ottobre 2000 

 

LETTERE IN REDAZIONE

 

 

TROPPA FERRARI

NEI TELEGIORNALI

 

Caro Direttore,

ricordo un'antica vignetta che portava la chiosa "Signori e monsignori, via, non esageriamo!".

In Italia, ormai di tre cose (o persone...) non si può parlare male: di Garibaldi, del Risorgimento e della Ferrari.

Si può cantare fuori dal coro? 10 e più minuti (quasi 15) di telegiornale non sono un po' troppi?

Se io, ad esempio, vado per vedere un telegiornale, diciamo così, un po' (solo un po') "proporzionato", e mi trovo ammannita una serie di servizi, spesso "comiseri" che durano per 15 minuti o poco meno; e voglio - ad es. - vedere cosa capita in quella polveriera che è la Palestina; mi devo "sorbire" tutta la "Ferrari" che può anche essermi simpatica (ma non voglio dire bugie), orgoglio nazionale, decoro italico del mondo intero, superstar dell'universo, ecc.; allora non ci siamo del tutto. Fosse stata, che so, la terza notizia, può passare; ma, no: era la prima, piantata lì in lungo e in largo, ad ingombrare tutte le televisioni del mondo. Ci si mette anche il parroco di Maranello, con tutta la carica di simpatia - ci vorrebbe! - di cui è capace. Intanto la Palestina può aspettare: mica è cosa seria!

Che siamo tornati (o, piuttosto, mai allontanati) dai tempi del Panem et circenses?

Con buona pace di tutti gli abitanti di... Maranello.

don Giulio Trettel

Belluno

 

 

TV: LA RINCORSA

AL PEGGIO

 

Caro Direttore,

la sera del 9 ottobre, complice lo sciopero dei Tg, ho avuto l'occasione di vedere «Greed» su Rai2. Sono stupito per due motivi:

1) dopo aver indicato come immorale il «Chi vuol essere miliardario?» di Canale 5, ecco che la Rai ci propina un programma fotocopia, un quiz con premio finale di un miliardo;

2) più che un quiz, è un quizzino: per tornare a casa con 50 milioni basta rispondere a due domandine di difficoltà zero (almeno l'altro richiede un po' di conoscenze).

Sono anche disilluso: lo so che non serve ricordare alla Rai che è servizio pubblico, che dovrebbe utilizzare meglio i soldi del canone...

La risposta è sempre la stessa: il pubblico vuole programmi emozionanti, coinvolgenti e di facile comprensione (perché non lo dicono chiaro e tondo: chi guarda questa Tv è un cretino, quindi gli diamo i programmi che si merita).

Visto l'andazzo, a quando un «Grande fratello» sulla Rai?

Stefano Bidona

via e-mail

 

 

DISDETTA

DEL CANONE

 

Caro Direttore,

dopo l'episodio dei filmati di pedofilia - autentico porno-video -, andati in onda al Tg1 e al Tg3, che si sommano a tanti altri precedenti riprovevoli che hanno dimostrato il malcostume e la mancanza di serietà dell'amministrazione del servizio pubblico, ho inviato la disdetta dell'abbonamento.

Pietro Dufour

Genova