Fides
27/10/2000
HONG
KONG / R.D. CINA
La
celebrazione dei martiri si farà, nonostante il no di Pechino
Hong Kong (Fides) – La diocesi di Hong Kong non si lascia intimorire dalle pressioni di Pechino. La celebrazione di ringraziamento per la canonizzazione dei 120 martiri in Cina, fissata per domenica 29 ottobre nella cattedrale di Hong Kong, si farà, sebbene Pechino lo abbia sconsigliato.
Secondo il
vescovo ausiliario di Hong Kong, mons. John Tang, il China Liaison Office (LO)
di Hong Kong, che si occupa dei contatti tra Cina e Hong Kong, ha ricevuto
precise direttive da Pechino, di mantenere in sordina le celebrazioni dei
martiri, inclusa la Messa di ringraziamento diocesana. L’Ufficio ha rivolto le
stesse raccomandazioni alla diocesi. "Ma questa è un’attività puramente
religiosa" ha detto il vescovo. "Finché difendiamo i nostri principi,
non dobbiamo preoccuparci di quanto ci dicono altri".
Secondo un
portavoce del LO, l’Ufficio, con l’avviso alla diocesi, non ha violato il
principio "un paese, due sistemi". E’ dovere dell’Ufficio, ha
aggiunto, collegare la popolazione dell’ex colonia e il governo centrale. Esso
non minaccia la libertà religiosa di Hong Kong.
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CINA
R.P.
Religioni
e stranieri: nuovi regolamenti, nuove restrizioni
Pechino
(Fides) – Dal 27 settembre scorso il governo ha varato "Nuovi regolamenti
per le attività religiose" sul suolo cinese. Essi si compongono di 22
articoli (v. China Daily 27/9/2000, p.4) che inquadrano e limitano le attività
religiose di stranieri in Cina e il loro rapporto con rappresentanti religiosi
locali.
Alcuni
articoli (nn. 5-12) riguardano ciò che gli stranieri possono fare. Essi possono
partecipare a riti religiosi; predicare ed esporre scritture; avere
"contatti amichevoli e scambi culturali e accademici"; introdurre
oggetti e pubblicazioni religiose… Tutto questo però solo se avviene in
"luoghi religiosi registrati ufficialmente", con "personale
cinese religioso riconosciuto e registrato", dietro presentazione di
certificati emessi dal Dipartimento degli Affari Religiosi.
Con queste
direttive si cerca di rendere difficile agli stranieri di entrare in contatto
con organizzazioni non riconosciute dal governo (le cosiddette comunità sotterranee,
presenti in tutte le religioni ammesse in Cina: cattolici, protestanti,
taoisti, buddisti,…). Secondo gruppi internazionali per i diritti umani, citati
dal South China Morning Post, Pechino è preoccupata dell’esplosione di gruppi e
sette fuori del controllo ufficiale, come la setta Falun Gong, che raccoglie –
secondo stime interne – oltre 80 milioni di aderenti, o i gruppi protestanti
che si aggirano attorno ai 30 milioni, che il Partito Comunista teme possano
diventare una minaccia per il suo potere.
Tutti i
rapporti di cinesi con organizzazioni religiose straniere o con individui
stranieri è regolato dai "gruppi religiosi nazionali cinesi"
(associazioni patriottiche) e registrato presso il Dipartimento degli Affari
Religiosi. Questo è importante soprattutto per studenti cinesi che vanno a
studiare all’estero e per stranieri che desiderano studiare in Cina o insegnare
in istituzioni religiose cinesi (cfr. nn. 13-15).
I nn. 16-18
affermano categoricamente ciò che gli stranieri non possono fare: non possono
cambiare i gruppi religiosi nazionali; "manipolare… affari interni delle
comunità cinesi"; fare attività missionaria su suolo cinese. In
particolare: non devono nominare personale religioso fra i cinesi (che siano
vescovi cattolici, pastori protestanti, monaci buddisti o taoisti, maestri
spirituali); predicare in luoghi non riconosciuti e registrati ufficialmente;
produrre o vendere libri, giornali, materiale audiovisivo; distribuire
materiale religioso di propaganda.
I nuovi
regolamenti ricalcano in parte quelli emessi nel ’94 e nel ’95, a firma del
premier Li Peng, con una significativa differenza. In quelli del ’94 si dava
ancora molta responsabilità ai gruppi religiosi ufficiali (erano loro a
invitare stranieri, concordare impegni e attività). Con le nuove regole le
decisioni sono molto più accentrate a livello governativo. Il Dipartimento per
gli Affari Religiosi viene ad avere un peso assoluto nel gestire permessi,
rapporti e sanzioni. Secondo personalità protestanti di Hong Kong, i nuovi
freni tendono non solo ad escludere rapporti con le comunità sotterranee, ma
anche a mettere in riga le comunità ufficialmente riconosciute, che tendono a
distaccarsi sempre più dal controllo del governo. Le nuove regole rimangono una
conferma della egemonia dello stato su ogni diritto religioso. L’articolo 4
recita infatti che la Repubblica Popolare Cinese non solo "rispetta la
libertà di credo religioso", ma anche "protegge e amministra le
attività religiose".
Secondo il
Centro d’Informazione per i diritti umani di Hong Kong vi è una crescita di
violenze contro le comunità sotterranee. Lo scorso 20 ottobre il Centro ha
denunciato la morte per percosse in prigione di Liu Haitong, protestante
dell’Henan. La polizia ha dichiarato che Liu, 19anni, stava partecipando a un
incontro di preghiera in luogo illegale. In agosto altri 130 protestanti
dell’Henan sono stati imprigionati. Di essi 85 rimangono tuttora in prigione.
Anche un
vescovo cattolico originario dell’Henan, mons. Jiang Mingyuan, vescovo
coadiutore di Zhaoxian è agli arresti dal 26 agosto (cfr. Fides del 22/9/2000),
per essere stato ordinato da mons. Raimondo Wang Chonglin senza il permesso del
governo. Entrambi i prelati sono detenuti in due differenti hotel e sono
sottoposti a sessioni di indottrinamento nell’Hebei. Secondo un testimone,
citato dall’agenzia Ucan, i vescovi sono tenuti separati "per prevenire
ogni comunicazione fra di loro".