Fides 30/10/2000

 

HONG KONG-CINA

Messa solenne per i martiri cinesi; inascoltati i "consigli" di Pechino

 

(di p.Bernardo Cervellera, direttore di Fides, inviato ad Hong Kong)

 

Hong Kong (Fides) – Domenica 29 ottobre, alle ore 15.30, con una messa solenne in onore dei 120 martiri cinesi canonizzati da Giovanni Paolo II lo scorso 1° ottobre, la diocesi di Hong Kong ha espresso il suo amore alla Chiesa cattolica e alla storia della Cina. La cerimonia era presieduta dal cardinale John Baptist Wu Cheng-Chung; insieme a lui erano il vescovo coadiutore Joseph Zen, l’ausiliare John Tong e l’abate del monastero trappista di Nostra Signora della Gioia di Lantau, Clement Kong. Vi hanno partecipato oltre 1200 persone, cinesi di Hong Kong per la quasi totalità, assieme a 120 preti, missionari stranieri e sacerdoti diocesani.

 

Nelle scorse settimane Pechino aveva proibito in Cina ogni cerimonia pubblica per i martiri e aveva chiesto alla diocesi di Hong Kong di non celebrare la canonizzazione o almeno di tenere "un profilo basso". Una vera e propria campagna lanciata durante i mesi di settembre e ottobre dal governo, bollava i martiri cinesi come "nemici del popolo cinese" e i missionari stranieri canonizzati come "strumenti dell’imperialismo occidentale", dalla moralità dissoluta.

 

La cerimonia nella cattedrale dell’Immacolata, traboccante di fedeli, non ha visto prese di posizione ufficiali o critiche a Pechino, ma il suo stesso accadere e lo stile sono un suggerimento al governo cinese di rivedere i suoi giudizi storici superficiali.

 

Contro l’immagine di una Chiesa "legata all’imperialismo occidentale", la cerimonia dei martiri è avvenuta in profondo stile cinese. Le reliquie dei martiri sono state accolte dall’assemblea in modo solenne, come se fossero tavolette degli antenati, con incenso, inchini, musiche con strumenti tradizionali. Per l’occasione è stato composto un inno ai martiri e alla fecondità del loro sacrificio, strutturato come una poesia cinese, a sei caratteri per riga.

 

La Chiesa di Hong Kong si è proclamata "figlia", discendente di questi martiri. Anzitutto perché diversi istituti missionari, i cui martiri sono fra i 120 canonizzati, sono presenti anche ad Hong Kong. Francescani, Francescane di Maria, Salesiani, missionari del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), delle Missioni Estere di Parigi, Gesuiti offrono il loro servizio in scuole, ospedali, nella pastorale della diocesi. Un discendente diretto dei martiri, p. Francis Li, originario di Taiyuan, ha tenuto l’omelia, raccontando il martirio del nonno Li Zhongyi e dello zio Li Shiyan, entrambi canonizzati. Il papà del sacerdote, Li Shiheng, anche lui nel gruppo dei candidati alla morte, è sfuggito miracolosamente alla decapitazione. Ferito al capo, il suo corpo, quasi dissanguato, è stato ricuperato dopo alcuni giorni da una catasta di cadaveri e così si è salvato.

 

Il P. Li ha cancellato ogni interpretazione ideologica o politica data da Pechino alla canonizzazione, rivendicando come "martirio" la morte dei cristiani cinesi durante la rivoluzione dei Boxers: "Se ti ordinano di sostenere il governo della dinastia Qing e tu sei ucciso perché non lo fai, questo non è considerato un martirio. Ma i Boxers ordinarono ai missionari e ai cristiani di rinunciare alla loro fede. Essi furono uccisi perché rifiutarono di fare ciò. Questo è considerato martirio".

 

Con ironia, il p. Li ha ringraziato il governo cinese perché, grazie alla sua opposizione, ha fatto grande pubblicità all’evento della canonizzazione: "Questo [la grande pubblicità] ha permesso alla gente di Hong Kong e del mondo intero di venire a sapere che la Chiesa stava per celebrare una canonizzazione. Coloro che hanno udito la notizia hanno cominciato a domandarsi: cos’è una canonizzazione? Chi sono le persone canonizzate? Perché essi sono canonizzati? E perché vi sono persone che si oppongono alla loro canonizzazione?".

 

L’evento si è concluso con una processione solenne per riporre le reliquie dei martiri nella cappella della Passione, nell’abside della cattedrale. Fra i fedeli, visibilmente commossi, vi erano molti giovani, rimasti in preghiera davanti alle reliquie anche a cerimonia finita. Fra essi, il proprietario del quotidiano Apple Daily, Jimmy Lai Chee-ying, recentemente convertitosi al cattolicesimo, e Martin Lee Chu-ming, presidente del Partito Democratico. Assenti invece i membri cattolici del governo di Hong Kong, come il Segretario Generale, la signora Anson Chan e il Segretario delle Finanze Donald Tsang.

 

Martin Lee ha dichiarato che Pechino ha cercato di interferire nella libertà religiosa di Hong Kong, ma la diocesi ha affrontato molto bene il problema. Prima della canonizzazione, di fronte alle pretese di Pechino in Cina e ad Hong Kong, il vescovo coadiutore mons. Joseph Zen era intervenuto affermando il diritto della Chiesa di Hong Kong di celebrare la canonizzazione e ha sottolineato che la campagna anti-canonizzazione era un segno di paura da parte del governo e dell’Associazione Patriottica, che vedono la Chiesa Cattolica ufficiale in Cina sempre più distaccata dal controllo loro imposto e più vicina a Roma. Per tutta risposta l’Associazione Patriottica ha lanciato una campagna di indottrinamento ideologico su tutto il territorio cinese e ha bloccato alcuni pellegrinaggi di fedeli di Hong Kong in Cina.

 

 

--------------------------------------------------------------------------------

 

HONG KONG-CINA

Mia madre e mio padre, testimoni del martirio al tempo dei Boxers

Omelia di p. Francis Li alla Commemorazione dei Martiri cinesi

 

Hong Kong (Fides) – Durante la messa in onore dei Martiri cinesi, celebrata nella cattedrale di Hong Kong il 29 ottobre 2000, il p. Francis Li, 80 anni, della parrocchia di S. Margherita, ha offerto una commovente testimonianza sul martirio di alcuni membri della sua famiglia. Il suo discorso era in cinese, ripetuto poi in inglese. Riproponiamo qui l’eccezionale testimonianza con una traduzione a cura della redazione.

 

Il Vangelo di oggi [Mc 10,28-31] ci dice che quelli che seguono Gesù riceveranno non solo una ricompensa cento volte tanto, ma incontreranno pure persecuzione. Gesù nota la reazione di Pietro a queste parole. Così, durante l’Ultima Cena, Egli ripete ai discepoli: ‘Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi… Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi’ (Giov. 15, 18-20).

 

La storia della Chiesa ci dice che la Chiesa cresce in mezzo alle persecuzioni. Il sangue dei martiri è seme dei cristiani. Questa è la ragione per cui la Chiesa in Cina è cresciuta.

 

Mi sento molto onorato nel dare testimonianza riguardo ai martiri della mia famiglia e del mio paese natale. Essi erano davvero martiri della fede. Anzitutto siamo felici che il governo cinese, in tutti i mass media, ha fatto tanta pubblicità alla canonizzazione all’inizio di questo mese. Questo ha permesso alla gente di Hong Kong e del mondo intero di venire a sapere che la Chiesa stava per celebrare una canonizzazione. Coloro che hanno udito la notizia hanno cominciato a domandarsi: cos’è una canonizzazione? Chi sono le persone canonizzate? Perché essi sono canonizzati? E perché vi sono persone che si oppongono alla loro canonizzazione?

 

La nostra diocesi ha preparato una serie di conferenze e una celebrazione eucaristica questo pomeriggio in onore dei martiri cinesi. Se assimiliamo nelle nostre vite ciò che oggi ascoltiamo qui, saremo capaci di rispondere in modo soddisfacente a queste domande.

 

La parola "martirio" nel contesto della fede cristiana significa testimoniare la fede fino al punto di sacrificare la propria vita per la fede. Ad esempio, se parliamo della Rivoluzione dei Boxers di 100 anni fa, se ti ordinano di sostenere il governo della dinastia Qing e tu sei ucciso perché non lo fai, questo non è considerato un martirio. Ma i Boxers ordinarono ai missionari e ai cristiani di rinunciare alla loro fede. Essi furono uccisi perché rifiutarono di fare ciò. Questo è considerato martirio.

 

Durante le persecuzioni del 1900, nella provincia dello Shanxi, vennero inviati al Vaticano i nomi di 2418 cristiani che avevano dato la vita per la fede. Nella città di Taiyuan ci furono 69 persone martiri del Signore. Di questi, solo 26 sono stati canonizzati come santi lo scorso 1° ottobre. I 69 martiri diedero la vita in tre date differenti, il 9, il 12 e il 14 luglio. Due donne morirono il 12, e 39 cattolici morirono il 14. Tra essi vi erano mio nonno Li Zhongyi e mio zio Li Shiyan. Altri tre vennero feriti gravemente, fra cui mio padre Li Shiheng.

 

Quanto segue è la testimonianza delle esperienze di mia madre e di mio padre in quei giorni.

 

Mia madre diceva: ‘Verso le 4 del pomeriggio del giorno 9 luglio, mentre recitavamo le preghiere, ad un tratto abbiamo sentito una musica bellissima scendere dal cielo. Non avevamo mai sentito una musica simile. D’improvviso abbiamo visto una fila ordinata di striscioni bianchi venire da Taiyuan verso di noi. Quando gli striscioni passarono sulle nostre teste la musica divenne ancora più forte e più deliziosa alle orecchie. Tutti battemmo le mani nei nostri cuori e ci inginocchiammo. Cominciammo a incoraggiarci l’un l’altro, pensando che questo era di certo il segno che i vescovi e i sacerdoti avevano già donato la vita per la fede. Il giorno dopo una banda di soldati arrivò da noi e ci annunciò che i vescovi e gli altri erano stati uccisi. Allora tutti pensammo che anche per noi era giunto il momento di dare la vita per la nostra fede. Cominciammo a prepararci recitando preghiere di continuo. Dopo un po’ un soldato ci urla: ‘Rifiutate la vostra religione o no?’ Non si udì nemmeno un suono di risposta. Quindi il soldato ordinò che due delle donne cristiane più anziane venissero legate e appese nel giardino. Egli faceva questo per istillare la paura della morte nelle ragazze più giovani. Le due donne anziane non avevano alcun timore. Esse incoraggiavano di continuo le più giovani dicendo: Ragazze, non abbiate paura; la porta del cielo è aperta; presto, preparatevi a salire in cielo!’.

 

Il 12 luglio, alcuni ufficiali vennero ancora e cercarono di spaventarci e spingerci a rinnegare la fede. E incontrarono ancora un silenzio totale. Allora i soldati tirarono giù le donne anziane legate e le portarono fuori. Dopo un attimo i soldati rientrarono con due coppe di sangue e ci dissero che era il sangue delle due donne, che erano state uccise. Non ci uccisero, ma ci rimandarono nella chiesa’.

 

Quello che segue è il racconto di mio padre. Il 14 luglio, Yuxian, governatore dello Shanxi pubblicò un ordine: Tutti i maschi cattolici che non vogliono rinnegare la loro fede devono raccogliersi vicino alla Porta Nord. All’udire questo ordine tutti i cattolici erano eccitati, i loro cuori pieni di gioia. Tutti insieme cominciarono a camminare verso il luogo stabilito. Lungo il cammino essi si sostenevano e si incoraggiavano l’un l’altro. Mio nonno era uno di questi ferventi cattolici. Appena udito l’ordine, disse a mio padre quindicenne e a mio zio: Andiamo, oggi saremo nel cielo. Quindi disse addio alla sua famiglia e cominciò a camminare verso il luogo del martirio. Dalle loro case fino a quel luogo vi era soltanto 20 minuti di cammino, ma essi passarono attraverso alcune strade curvando qua e là.

 

Arrivati sul luogo del martirio, vi erano già molti cattolici radunati. La maggior parte si conoscevano tra loro. Il posto non era molto vasto e i cristiani erano tanti. Ognuno riusciva a malapena a trovare il posto per sé. Tutti si inginocchiarono, composti, e cominciarono a recitare le preghiere a cui erano più affezionati. Secondo il costume del tempo, gli uomini avevano [i capelli raccolti in] un codino. Per rendere più facile l’opera del boia nell’ucciderli, ognuno alzò il codino, tenendolo avanti a sé con le mani. Essi piegarono la schiena in avanti e allungarono il collo quanto possibile. In tal modo vi era abbastanza spazio perché la spada li colpisse con precisione.

 

Aspettarono per oltre tre ore nel mattino e non vi era alcun segno dei boia. I cristiani cominciarono ad agitarsi. Era possibile che venisse loro negata la corona del martirio? Verso mezzogiorno, una banda di boia, guidata da alcuni soldati, arrivò sul luogo. La voce delle preghiere dei cristiani divenne ancora più intensa. E allungarono il collo ancora di più. Al comando: Uccidete!, i boia cominciarono a far volteggiare la spada di qua e di là. Mio nonno e mio zio erano in ginocchio lungo il sentiero della piazza. Le loro teste vennero staccate di netto dai loro corpi. Accadde invece che mio padre fosse in ginocchio vicino ad una roccia. Perciò, quando la spada calò su di lui, colpì la roccia e tagliò solo una parte di carne dal suo collo. La sua gola non subì alcun danno. Poiché i cristiani erano tanti, i boia non badavano con attenzione se le teste erano separate dai corpi. In tal modo a mio padre venne negato il privilegio di vedere Dio faccia a faccia, come invece avvenne per mio nonno e mio zio.

 

Quando il comandante diede l’ordine di smettere, i boia avevano ucciso solo il 10% dei cristiani presenti. I soldati e i boia tornarono al loro accampamento. I cattolici che non erano stati martirizzati erano molto contrariati. Essi fermarono i boia implorandoli di essere uccisi. Ma non se ne fece nulla. L’ordine era già stato dato. I boia non avrebbero più agitato le loro spade. I cristiani caddero nelle braccia gli uni degli altri e piansero.

 

Mio nonno e mio zio erano fra i 39 martiri della fede di quel giorno. Mio padre era ferito, ma sopravvisse. In seguito avrebbe commentato: Quando la spada del boia scendeva sul mio collo, l’unica cosa che sentii era la freddezza della lama. Quindi persi i sensi. Rimasi in una pozza di sangue per due giorni e due notti. Non so quanto sangue abbia perso. Al mattino del terzo giorno, cioè il 16 luglio, un non cristiano passava di là e notò un piccolo movimento fra i cadaveri. Si avvicinò e vide qualcuno che lui conosceva. Quindi sentì mio padre che sussurrava con un fil di voce: ho sete. Questa persona di buon cuore, capendo che mio padre aveva perso tanto sangue, prese dell’acqua piovana da una pozzanghera e usando un coccio, ne versava goccia dopo goccia sulle labbra di mio padre. Quindi corse da mia nonna per dirle che suo figlio era ancora vivo. Essa lo portò temporaneamente in un altro villaggio distante circa 10 miglia dalla città.

 

Sulla ferita di mio padre non fu applicata nessuna medicina, né la famiglia aveva soldi per comprare iniezioni o pillole. Mia nonna affidò mio padre alle cure di Dio. Dio aggiusterà tutto, ella pensò. La ferità si chiuse miracolosamente e lui guarì in modo completo. In seguito, mio padre, narrando la storia del suo quasi-martirio, avrebbe detto: dal giorno in cui ricevetti la ferita fino alla guarigione non ho mai sentito alcun dolore. Non è una prova che Dio è sempre con me?

 

L’ascolto delle esperienze dei santi martiri ci porta a percepire come vero quanto san Paolo diceva: "Nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore" (Rom 8,39). Attraverso l’intercessione dei martiri santi della Cina, domandiamo al Signore che ci aiuti a seguire il loro esempio e a testimoniare il Vangelo nella nostra vita quotidiana amando Dio e il nostro prossimo. Dio vi benedica.