Fides, 10/11/2000

 

HONG KONG-CINA

 

L’ingerenza di Pechino su libertà religiosa, politica, mass-media, economia

 

Hong Kong (Fides) - Interferenza del governo cinese nell’ex colonia in materia religiosa, politica, economica, e validità del principio "un paese, due sistemi": questi i temi del dibattito in corso dopo il "caso" della celebrazione di ringraziamento per i martiri cinesi, tenutasi il 29 ottobre nella cattedrale di Hong Kong.

La diocesi di Hong Kong (come riportiamo in questo stesso numero) non si è lasciata intimorire dalle pressioni di Pechino e ha tenuto la celebrazione, sebbene il governo cinese lo avesse vivamente sconsigliato. Ma in ballo non c’è solo la libertà religiosa. Secondo il deputato irlandese John Cushnahan, membro della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, l’ingerenza di Pechino nella SAR (Special Administrative Region) di Hong Kong è sempre più evidente: lo dimostrano recenti casi in campo politico, giuridico, mediatico, economico.

In un rapporto pubblicato dal South China Morning Post, John Cushnahan ricorda il caso giuridico-politico del "diritto di asilo" per i figli dei cittadini di Hong Kong nati in Cina. Nel gennaio 1999 la Corte di Appello Finale (CFA) aveva dichiarato illegittime alcune norme sull’immigrazione introdotte nel ‘97 dal governo della SAR. Queste, secondo la Corte, violavano la Basic Law (la Costituzione di Hong Kong) che garantisce il diritto di asilo a ogni cittadino cinese con almeno un genitore già residente stabilmente nella SAR. Il governo della SAR ha chiesto un parere all’Assemblea Nazionale del Popolo a Pechino, che ha dato un’interpretazione restrittiva del diritto di asilo. Nel dicembre ‘99 la CFA si è dovuta arrendere a questa indicazione. Un altro caso citato dal documento, è quello del gangster Cheung Tze-keung, processato, condannato e giustiziato in Cina continentale per reati compiuti a Hong Kong. Al governo della SAR sono giunte critiche per non aver saputo difendere la sua giurisdizione legale.

Un altro campo delicato, in cui si nota l’interferenza, è quello dell’informazione: la Basic Law garantisce diritti e libertà per i mass-media, ma nell’ultimo anno numerosi tentativi della Cina hanno minacciato nella libertà di stampa della SAR. L’ultimo in ordine di tempo, lo scorso 27 ottobre, è stata una veemente sfuriata del presidente Jiang Zemin, che ha accusato la stampa di Hong Kong di essere "superficiale" e "ingenua". Pechino ha pure costantemente criticato l’emittente televisiva pubblica RTHK per aver dato spazio a un pluralismo di voci, fra cui il rappresentante di Taiwan a Hong Kong. Nell’agosto ‘99, il direttore della rete, Cheung Man-ye, è stato all’improvviso trasferito in Giappone.

Vi sono contraccolpi anche in campo economico. In passato gli investitori hanno sempre trattato affari a Hong Kong secondo le leggi del libero mercato. Il Chinese Liason Office ha intaccato questa libertà, diffidando gli imprenditori di Hong Kong dal coltivare affari con i businessman di Taiwan, rea di "reclamare l’indipendenza ma commerciare con la madrepatria". Cushnahan commenta: "Lo stato di diritto è la pietra angolare del principio ‘un paese, due sistemi’. Nessuna società può considerarsi veramente democratica se non vi è la certezza del diritto all’interno dei suoi confini. Ciò significa che tutte le leggi vanno applicate equamente per tutti i cittadini, che essi siano trattati in modo imparziale e possano difendersi dinanzi a una corte, accessibile a tutti".