Avvenire,
Mercoledì 22 Novembre 2000
APPELLO - Il
Pontificio Consiglio: lo sfruttamento sessuale e la pedofilia devono essere
puniti come delitti contro l'umanità
«Gli
Stati promuovano la famiglia»
I nuclei
fondati su unioni consacrate sono oggetto di attacchi da parte di una
«antropologia sbagliata» e di una «visione giuridica che non è coerente con la
verità sull'uomo e sulla donna»
Luca
Liverani
Roma.
L'equiparazione tra matrimonio e unioni di fatto, tanto più se omosessuali, è
una discriminazione ai danni delle coppie sposate. E la violenza contro i
minori è un crimine contro l'umanità. Un duplice appello agli Stati e ai
legislatori in difesa della famiglia arrivano dalla Santa Sede. La prima è nel
documento Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto", del Pontificio
consiglio per la famiglia. La seconda è nelle conclusioni del congresso su I
figli, primavera della famiglia e della società.
Le 80 pagine
del documento del Pontificio consiglio per la famiglia si aprono con
l'introduzione del presidente, cardinale Alfonso Lòpez Trujillo. «In questi
ultimi anni - vi si legge - stiamo assistendo a ripetuti tentativi di conferire
una validità legale alle unioni di fatto». Una «pretesa equiparazione comporta
uno svuotamento giuridico dell'istituzione matrimoniale. Alcune volte,
addirittura, si desidera la stessa validità per quelle altre convivenze tra
persone dello stesso sesso, con la possibilità, perfino, di poter adottare bambini».
Obiettivo del
documento è dunque «proteggere un bene essenziale di quella struttura
prioritaria e fondante della società che è la famiglia fondata sul matrimonio,
attaccata frontalmente da progetti radicati su una antropologia sbagliata e su
una visione giuridica che non è coerente con la verità sull'uomo e sulla
donna». L'intervento vuole essere «anche un utile strumento per i politici e i
legislatori». Perché «di fronte a qualunque legge che tenti di dare validità
legale a unioni tra persone, anche dello stesso sesso, che pretendono di
surrogare con gli stessi diritti la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo
e una donna, "un legislatore cristiano - è la citazione del discorso del
Papa ai parlamentari del 4 novembre scorso - non può né contribuire a
formularla né approvarla in sede parlamentare, anche se, la dove già esiste,
gli è lecito proporre emendamenti che ne attenuino la dannosità"».
Il Pontificio
consiglio per la famiglia poi ricorda che «se la famiglia matrimoniale e le
unioni di fatto non sono simili né equivalenti nei loro doveri, funzioni e
servizi alla società, non possono neanche essere simili né equivalenti nello
status giuridico». Da ciò discende che «dove l'interesse è pubblico, interviene
il diritto pubblico. E ciò che risponde a interessi privati, deve essere
rimesso, al contrario, all'ambito privato». Un'equiparazione finirebbe col
«privilegiare le unioni di fatto, esonerandole dai doveri essenziali verso la
società».
Il documento
parla poi di «gravità maggiore dell'equiparazione del matrimonio alle relazioni
omosessuali». «Vi si oppone innanzitutto - si legge - l'oggettiva impossibilità
di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita», mentre
«le iniziative tendenti a rendere legalmente possibile l'adozione di bambini
nel quadro dei rapporti omosessuali aggiungono un fattore di grande pericolo».
Una presa di
posizione analoga arriva dai 5 mila partecipanti al congresso
teologico-pastorale I figli, primavera della famiglia e della società,
organizzato dallo stesso Pontificio consiglio della famiglia, a conclusione del
Giubileo delle famiglie. Nel documento conclusivo si denunciano i «crescenti e
sistematici attacchi contro la famiglia e contro la vita» da parte di «alcune
organizzazioni politiche nazionali e internazionali» come di «importanti mezzi
di comunicazione». La famiglia fondata sul matrimonio «non deve essere ridotta
alla stregua di un'unione contrattuale arbitraria tra le altre». Positivamente
viene registrato il «genuino femminismo che vuole far valere i diritti della
donna come madre».
Forte la presa
di posizione sui bambini. Prima di tutto «occorre un deciso impegno nel
riconoscimento legale dei diritti del bambino. In primo luogo il diritto alla
vita del bambino non nato». Altrettanto decisa la condanna degli abusi sui
minori: «È necessario anche arginare» con leggi efficaci «le gravissime offese
alla dignità dei bambini» quali «lo sfruttamento sessuale» come pure «le
violenze di ogni genere». «Non si tratta forse - ci si chiede - di veri e propri
delitti contro l'umanità, che dovrebbero, quindi, essere, come tali,
riconosciuti e penalizzati?».
Adozione e
affido, poi, sono definite «testimonianza concreta di solidarietà e di amore».
«Purtroppo molte coppie sono tentate di ricorrere a tecniche immorali di
procreazione artificiale, che s'inseriscono in una mentalità di "bambino
ad ogni costo" e di "diritto al bambino"». «Devono essere
energicamente rifiutate», infine, le adozioni «da parte di persone
omosessuali». Tale unione «è evidente che non è il luogo per una vera
educazione, per un crescere personalizzante».