Avvenire,
Mercoledì 29 Novembre 2000
Roma. Una
legge che «viola la dignità della persona umana» e che «va contro la legge
naturale della coscienza di ognuno». Nella dichiarazione del portavoce vaticano
Joaquin Navarro Valls c'è una condanna senza mezzi termini della decisione
assunta dal Parlamento olandese circa il "via libera" definitivo alla
legalizzazione dell'eutanasia, segnando così un «triste primato».
«In primo luogo - ha spiegato Navarro Valls in una dichiarazione rilasciata all'agenzia Ansa - bisogna tenere conto che questa legge va contro la Dichiarazione di Ginevra del 1948, siglata dall'Associazione medica mondiale, e anche contro i principi di etica medica europea, siglati dai medici di 12 Paesi della Comunità nella Conferenza degli ordini professionali dei medici del 1987». «Il primo problema che pone questa legge - ha aggiunto il portavoce vaticano - è un grave problema di etica professionale per i medici che dovranno applicarla. Perché ancora una volta ci troviamo di fronte a una legge dello Stato che va contro la legge naturale della coscienza di ciascuno. Per l'Olanda - ha concluso Navarro Valls - è certamente un triste primato quello di emanare una legge che tra l'altro, divide i legislatori e l'opinione pubblica, una legge che viola la dignità della persona umana».
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Gli unici
requisiti richiesti per ottenere l'aiuto alla morte
«un dolore
insopportabile e l'assenza di speranze di guarigione»
Il Parlamento
approva la forma più avanzata di «suicidio assistito»
Giovanni
Maria Del Re
Berlino. Se non ce la fate più, se soffrite troppo e non vedete prospettive di guarigione, non preoccupatevi. Andate dal vostro medico e fatevi prescrivere una bella iniezione. Letale. Da oggi questa agghiacciante prospettiva in Olanda è realtà, grazie a una nuova legge che consente il «suicidio assistito», nel senso attivo della parola, dunque non inteso come semplice omissione di misure mediche per tenere in vita un moribondo ma come vera e propria uccisione, sia pure per espressa volontà dell'interessato. Il Parlamento dell'Aja ieri ha infatti approvato una legge sull'«aiuto alla morte» (come si dice con linguaggio politically correct), che legalizza completamente il ricorso al sostegno del medico per porre fine alla propria esistenza.
Gli unici
requisiti sono, letteralmente, «un dolore insopportabile e l'assenza di
speranze di guarigione». Il dolore insopportabile, si badi bene, non è inteso
solo nel senso fisico, magari di un malato di cancro terminale. No: tale
dolore, afferma la legge, può essere anche «psicologico». Ad esempio quello di
una persone che ha appreso di essere allo stadio iniziale del morbo di
Alzheimer. Insomma, in Olanda Ronald Reagan (che qualche tempo fa ha rivelato
di essere colpito da questo male) avrebbe potuto andare dal suo medico e
dirgli: fammi morire.
La legge
varata ieri dalla Camera (ora passerà al Senato, ma il varo è scontato) è la
conclusione di un lunghissimo dibattito che in Olanda va avanti da trent'anni.
Un dibattito riacceso poco tempo fa dal suicidio «assistito» dell'ex senatore
Edward Brongersma. L'ex politico, ormai ottantaseienne, depresso e inasprito
dalla vita, si era fatto dare del veleno dal suo medico. Seguì un lungo
processo, nel quale, a sorpresa, i giudici prosciolsero il sanitario di fatto
«approvando» il suicidio di Brongersma. Motivazione: l'uomo aveva già tentato
un suicidio, non riusciva più ad andare avanti e soffriva profondamente nell'animo.
Quanto alla salute, per la sua età stava benissimo: era perfettamente
indipendente nel suo splendido appartamento garantito dall'ingente patrimonio
accumulato in una lunga vita di successo. Ora è in corso un processo in
appello.
La legge,
approvata sull'onda di questa triste vicenda, non si spinge al punto raggiunto
dai giudici. Così, ad esempio, il semplice "male di vivere", lo
spleen o depressione che dir si voglia, non basta più per ottenere un suicidio
legalizzato. Vi deve essere una ragione concreta come appunto la notizia di
soffrire di una malattia incurabile. Inoltre, per fortuna, alla fine il
Parlamento non ha approvato una norma in un primo tempo prevista dalla bozza di
legge, secondo la quale anche un bambino aveva il diritto a chiedere la morte,
anche senza l'assenso dei genitori. Nella forma approvata, almeno, questo
assenso è indispensabile.
Le polemiche
ovviamente non sono mancate, hanno duramente protestato le Chiese e il partito
cristianodemocratico. E anche la società olandese in genere, pure molto
"aperta", ha le sue perplessità. Lo si evince dai commenti dei
quotidiani laici, che indicano chiaramente il pericolo: «Non si deve credere -
scrive l'Algemeen Dagblad - che così si sia trovata una pratica alternativa per
un'esistenza divenuta troppo faticosa. Se la società fa posto all'eutanasia,
questo non la esime dal dovere di continuare ad occuparsi di quanti hanno
bisogno di cura». Il pericolo - sottolineato anzitutto dagli oppositori alla
legge - è proprio questo: con una lieve, discreta pressione, convincere un
anziano magari malato di Alzheimer, che magari starebbe molto, molto meglio in
un'«altra dimensione». E liberarsi così di un faticoso problema. E di un posto
letto.