Avvenire, 29 Novembre 2000 

 

INTERVISTA - L'allarme del cardinale: temo che qualcuno cercherà di far passare queste aberrazioni anche a livello di Ue

«Altre legislazioni rischiano il contagio»

 

Tonini: i movimenti favorevoli hanno messo in moto strategie raffinate

 

«Chiunque, credente o ateo, dovrebbe rendersi conto che siamo davanti allo stravolgimento completo della stessa ragione umana nonché dei principi della legge naturale».

 

Antonio Giorgi

 

Milano. «Me l'aspettavo. L'Olanda è il paese dove il radicalismo si è affermato senza incontrare alcun limite. Eppure chiunque, credente o ateo, dovrebbe rendersi conto che siamo davanti allo stravolgimento completo della stessa ragione umana nonché dei principi della legge naturale». L'Olanda fa cadere il paravento, toglie di mezzo le finzioni, supera le ipocrisie e dà via libera all'eutanasia e al suicidio assistito. Il cardinale Ersilio Tonini, che sugli orientamenti espressi dalla cultura dominante nei Paesi Bassi ha sempre tenuto i riflettori accesi, non riesce a meravigliarsi. Per quanto addolorato, costernato come può esserlo un uomo di Chiesa davanti al voto della Camera bassa del parlamento olandese (le legge deve passare al Senato, solo una formalità) Tonini non può che fare un passo indietro in senso cronologico: «Già 25 anni fa il governo era stato costretto a prendere atto del dilagare di una pratica introdotta con il silenzio dei tribunali. Duemila e più casi. All'anno».

La nuova legge, dunque, non fa altro che fotografare e legittimare una situazione di fatto?

«Il provvedimento in sè costituisce l'esempio lampante di come si sia passati da una civiltà che si basava sul valore della vita, un bene che precede la volontà umana, ad un contesto culturale in cui l'uomo pretende di decidere tutto e di disporre perfino della vita. Penso che il legislatore abbia ora eliminato anche il primo comma della normativa precedente».

Che cosa prescriveva quell'articolo?

«Più che prescrivere chiariva, metteva in evidenza che l'eutanasia era comunque un reato, anche se poi ipocritamente veniva consentito di praticarla dopo aver informato l'autorità giudiziaria, i procuratori. Negli ultimi tempi l'eutanasia poteva essere autorizzata su ragazzi di 12 anni. Ora siamo al trionfo del positivismo estremo».

I cui cultori però replicheranno: c'è la legge, c'è la libertà del singolo.

«E che vuol dire? Una testata come l'Economist ci ricorda che o si prende come norma la volontà dell'Onnipotente, o si guarda alla cabina elettorale. Ma attenzione: anche Hitler venne fuori dalla cabina elettorale. Quanto alla libertà del singolo, come può decidere un ragazzo di 12 anni? Qui siamo all'equivoco più grande: il medico agisce autorizzato dallo stato, lo stato interviene per autorizzare l'eliminazione di una vita. Stato dittatore e padrone, il contrario esatto dello stato democratico. In democrazia nessuno può disporre di una vita altrui».

Teme che nel prossimo futuro il processo innescato dalla decisione olandese possa contagiare altre legislazioni europee?

«Temo di sì. Da 30 anni i movimenti favorevoli all'eutanasia operano con strategie sempre più raffinate. In Francia c'è chi ha proposto di realizzare ospedali appositi. Ospedali dove praticare l'eutanasia. Ospedali per la morte, non per la vita. Il medico stesso diventa strumento di morte. Temo anche, e questo dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore il senso più alto dell'esistenza umana, che si cercherà di far passare queste aberrazioni nella legislazione dell'Unione europea. Basterà usare il grimaldello olandese, fare riferimento ad un precedente giuridico. Eppure esiste un trattato firmato a Roma nel '54 che impegna tutti i paesi firmatari a non aprire la strada all'eutanasia».

In simili frangenti quali sono le nuove responsabilità cui il credente deve fare fronte?

«La nostre comunità hanno un compito enorme, sono chiamate a far riscoprire il valore della vita come bene supremo. Il rispetto totale della vita è nato e si è affermato proprio grazie alla diffusione del messaggio cristiano, preceduto da quello biblico».

Eminenza, abbiamo parlato di Olanda e poi di Europa. Dobbiamo temere qualcosa anche per l'Italia?

«Da noi per fortuna la reazione delle coscienze sa essere ancora molto forte. Di fronte alla morte il rispetto è ancora totale. Per fortuna, ripeto. Naturalmente il compito della educazione e della formazione cristiana si fa più urgente. Sono in gioco le nostre radici di credenti e le radici stesse della nostra civiltà».