Fides
30/11/2000
INDIA
New Delhi (Fides) – Nuova fiammata di violenza contro la comunità cattolica indiana. In diversi stati indiani si registrano distruzioni di chiese, minacce a suore, maltrattamenti a preti. Secondo p. Dominic Emmanuel, portavoce della Conferenza Episcopale, le atrocità commesse non possono passare inosservate: "Il paese deve interrogarsi sulle ragioni della violenza, mentre il Parlamento è riunito per la sessione invernale" dice a Fides. I vescovi hanno chiesto ai parlamentari cristiani di sollevare una interpellanza ufficiale per discutere del problema durante i lavori parlamentari.
L’episodio più grave è accaduto in Madhya Pradesh: il sacerdote p. Peter Alphonse, 64 anni, è stato vittima di un’aggressione all’una di notte del 28 novembre. Secondo quanto riferito a Fides da mons. Joseph Kaithathara, vescovo di Gwalior, un gruppo di uomini è penetrato nella sua abitazione, malmenandolo con bastoni di legno e di acciaio. Il prete ha riportato fratture multiple di braccia e gambe e cinque denti rotti. Ora è ricoverato in prognosi riservata nell’ospedale di Gwalior. P. Alphonse era impegnato nel campo dell’educazione e svolgeva servizio negli orfanotrofi, tenendo lezioni ai bambini delle caste più basse.
Due giorni prima, il 26 novembre, in Uttar Pradesh, un manipolo di uomini ha saccheggiato il Convento di St. Mary a Jwalapur, nella diocesi di Meerut, tenendo le suore in ostaggio durante la distruzione. "Tre uomini hanno bussato alla porta del convento e hanno fatto irruzione nel dormitorio delle suore" racconta mons. Oswald Lewis, vescovo locale. "Le suore hanno cercato di nascondersi, ma i malviventi le hanno scovate e poi costrette a consegnare denaro e oggetti di valore".
Il 26 novembre si è registrato un altro episodio di violenza nello stato di Karnataka, distretto di Kolar: un centinaio di integralisti ha aggredito i cristiani del luogo accusandoli di diffondere pubblicazioni che incitano alla conversione.
Altro stato dove i cristiani sono in pericolo è il Gujarat: la notte del 26 novembre, nel distretto di Surqat, un cappella dove si riunisce a pregare una comunità cattolica di circa cento tribali è stata distrutta. I leader religiosi locali hanno chiesto la protezione della polizia.
Negli ultimi due anni si sono verificati in India oltre 200 casi di violenza contro persone o istituzioni cristiane. Gruppi estremisti indù giustificano l’attacco alle minoranze cristiane e musulmane accusandole di voler sovvertire l’ordine sociale e di operare contro gli interessi del paese. Fiancheggiatori del partito di governo indiano, il Bharatiya Janata Party (BJP), essi chiedono l’espulsione dei missionari dall’India e la nazionalizzazione delle Chiese cristiane, sul modello cinese.
"Ma non c’è niente di patriottico nel devastare chiese e monasteri, o nel falsificare la storia, negando il ruolo della Chiesa cattolica nella costruzione della democrazia in India" afferma il gesuita p. Ambrose Pinto, direttore dell’Indian Social Institute di New Delhi. Secondo p. Pinto gli attacchi si moltiplicano perché i colpevoli restano impuniti. In una strategia a lungo termine, spiega il gesuita, obiettivo finale è "usare la religione per definire la cittadinanza".
Sulla popolazione di un miliardo di persone, in maggioranza di religione indù, i cristiani in India sono il 2,5% della popolazione La Chiesa cattolica in India conta circa 17 milioni di fedeli (1,7%).