Avvenire, Mercoledì 06 Dicembre 2000 

 

«Per anni i Paesi islamici hanno mandato le armi»

 

Riccardo Cascioli

 

«Per tanti anni le organizzazioni umanitarie cattoliche hanno mandato cibi e vestiario, quelle islamiche invece mandavano armi». A parlare è una fonte occidentale residente in Indonesia, che preferisce mantenere l'anonimato. Ciò che accade nelle Molucche non lo sorprende, in questi anni il fondamentalismo islamico è stato attentamente coltivato, «ma più per motivi politici che religiosi» avverte: «È sempre piùevidente che dietro a certi movimenti ci sono alcuni interessati a creare disordine». Ad esempio? «Militari, uomini d'affari, tutti quanti hanno guadagnato potere e denaro con l'ex dittatore Suharto» e che oggi non vogliono rinunciare ai loro privilegi. «Non vi dice niente che da un mese la polizia indonesiana non riesca ad arrestare il figlio di Suharto, Tommy?». «Quasi tutto il potere è ancora in mano alla vecchia guardia - dice una seconda fonte - se gli studenti non scenderanno ancora in piazza ci vorranno anni prima che le cose possano cambiare».

Allora «la guerra santa» è a servizio di alcune elite politiche ed economiche? «Bisogna distinguere - precisa ancora la prima fonte - Fondamentalismo e vecchie oligarchie sono due fenomeni diversi, anche nelle dimensioni: il potere delle vecchie oligarchie è pressoché totale, l'estremismo religioso è comunque limitato. Ma in alcune situazioni c'è una convergenza di interessi, l'islamizzazione insomma si sposa con la destabilizzazione». L'aiuto all'estremismo allora arriva anche dall'estero? «È un fatto che per anni dall'estero siano arrivate armi, al punto che il governo ha deciso di porre un controllo molto stretto su ogni pacco che arriva in Indonesia». Da quali Paesi? «Diffcile dirlo con certezza, ma si parla di Arabia Saudita, Iran, Libia».

L'altro giorno il presidente Wahid ha concesso l'introduzione della legge islamica nella provincia di Aceh. «Lì il discorso è diverso - torna la seconda fonte - è una provincia che ha sempre avuto una forte identità islamica ed è vissuta abbastanza isolata dal resto dell'Indonesia. E anche per quanto riguarda l'islam il riferimento storico è in Malaysia. Per tanti anni ho visto con i miei occhi centinaia di giovani di Aceh andare e venire dalla Malaysia: ufficialmente per dei corsi di teologia, in realtà tutti sanno che ricevono anche addestramento militare». Ma basterà la concessione della legge islamica per calmare l'aspirazione separatista? «Certamente no - ribatte il primo interlocutore -. Il separatismo nasce dallo sfruttamento economico: questa provincia, così come Irian Jaya, è ricchissima di risorse ma tutti i guadagni vanno a Giacarta e la popolazione locale è poverissima e trattata duramente dall'esercito. È su questo fronte che il governo deve intervenire se vuole evitare la disintegrazione». Ma questo significherebbe intaccare il potere economico dei vecchi amici di Suharto. E Wahid non è abbastanza forte per farlo: «Dobbiamo riconoscere - prosegue la nostra fonte - che oggi la situazione in Indonesia è generalmente migliorata rispetto a uno-due anni fa: il clima è molto più sereno, anche l'economia è ripartita, nelle città si trova tutto ciò di cui c'è bisogno, e le crisi sono circoscritte ad alcune aree ben precise. Ma sul futuro gravano molte ombre».