Avvenire,
Mercoledì 06 Dicembre 2000
Già
quattromila morti e cinquecentomila esuli in due anni di terribili violenze
Una
comunità che vive sotto assedio
Claudio
Monici
Ancora non c'è una conferma ufficiale. Una prova di questo che sembra essere un nuovo e, per le motivazioni che lo hanno provocato, il più atroce massacro di cristiani in Indonesia. Ma se anche dovesse essere, e lo si spera, che la notizia sia infondata, nulla toglie alla sostanza di quanto ancora sia resa insopportabile l'esistenza delle comunità cristiane in Indonesia, nell'arcipelago delle Molucche.
Perché la
catena di intolleranza religiosa islamica in quella parte di emisfero continua
a mietere vittime. E il martirio delle
comunità cristiane non ha né fine né confini. Accerchiate dal terrore, ciò
che rimane di quei piccoli e sperduti gruppi che ancora compongono la presenza
cristiana nell'Indonesia orientale tentano di vivere contando i nuovi morti.
Da qualche
giorno non si hanno più notizie di un centinaio di cristiani di un villaggio
dell'isola di Kasiui e, secondo quanto riferito da fonti locali, forse sono
stati tutti massacrati «perché si sono rifiutati di convertirsi all'Islam».
Uccisi a sangue freddo da miliziani musulmani che si fanno chiamare laskar
jihad, squadre per la guerra santa. Anche le autorità indonesiane ammettono di
una nuova ondata di violenze contro villaggi a maggioranza cristiana che sono
attaccati e occupati dai miliziani islamici.
Quella che
sembra una delle peggiori stragi compiute dai musulmani contro la comunità
cristiana segna un inquietante salto di qualità, da quando nel gennaio del 1999
sono cominciate le violenze. Dall'espulsione
forzata dei cristiani dalle Molucche oggi si è passati all'islamizzazione
forzata. Non c'è via d'uscita per queste persone che vivono praticamente
senza alcuna protezione, anche se vi sono casi di gruppi d'autodifesa:
convertirsi o venire uccisi. Neppure la
fuga porta la speranza inseguiti e catturati, è con il machete che si cerca di
convincere i cristiani ad abiurare la Fede. E secondo testimonianze locali
almeno 700 persone sono state costrette ad accettare di convertirsi.
Ambon
capoluogo delle Molucche continua ad essere teatro di scontri intereligiosi. Il
primo dicembre scorso, altri disordini fra gruppi di musulmani e cristiani
avevano provocato la morte di quattro persone.Le vittime degli scontri tra
cristiani e musulmani, scoppiati dal gennaio del 1999, sono già più di 4.000
quelle accertate; mentre mezzo milione di persone sono fuggite. Chiese e
moschee sono state date alle fiamme. Nelle isole delle Molucche la rivalità è
stata esacerbata dall'arrivo delle popolazioni musulmane. In una dichiarazione
rilasciata all'agenzia missionaria Misna, padre John Antonini, portavoce dei
missionari comboniani e profondo conoscitore del mondo islamico ha detto:
«Nello spirito dell'Islam non esiste l'uso della violenza: quelli che lo fanno
tradiscono lo spirito stesso della loro religione. In casi come questi il
rischio è strumentalizzare un credo religioso a fini esclusivamente politici».
Quello che accade alle isole Molucche è soltanto la parte che emerge dal buio
delle tensioni politiche e sociali che da qualche tempo affliggono la capitale
Giakarta. L'Indonesia è la nazione al
mondo con il più alto numero di musulmani e attualmente è sotto la pressione di
alcuni partiti islamici che chiedono l'applicazione della legge islamica in
tutto il Paese. Il futuro dei cristiani delle Molucche non è certo sereno.