Avvenire,
Mercoledì 06 Dicembre 2000
Milizie
attaccano i villaggi nell'isola di Kasiui
Si torna a
chiedere l'invio di una forza multinazionale
Molucche,
uccisi 93 cristiani
Rifiutavano
di diventare musulmani. Centinaia i profughi
Marco
Moriconi
Assalti ai
villaggi e islamizzazione forzata dei cristiani: nelle Molucche la situazione è
sempre drammatica e 93 sono i morti degli ultimi giorni, secondo la denuncia di
un avvocato cristiano, Sammy Weileruni, che è riuscito a mettersi in contatto
con le agenzie internazionali. L'ultima ondata di violenze ha riguardato
l'isola di Kasiui, a est di Ambon, dove miliziani islamici hanno attaccato e
occupato i villaggi cristiani. Weileruni ha anche affermato che i cristiani
vengono costretti a convertirsi all'islam e chi si rifiuta viene ucciso. «Ho
ricevuto notizia di 93 cristiani uccisi da quando i miliziani hanno cominciato
ad attaccare i villaggi cristiani il 23 novembre scorso», ha detto Weileruni
dal centro di Ambon. L'ufficio della protezione civile di Ambon ha inoltre
riferito che venti uomini delle forze di sicurezza indonesiane inviati
sull'isola per ristabilire l'ordine non sono mai arrivati e le autorità di
Giacarta hanno deciso di inviare navi da guerra e altre forze di sicurezza a
Keisui per scoprire cosa è accaduto.
Altre fonti,
citate dalla Bbc, affermano che centinaia di cristiani sono già fuggiti
dall'isola per trovare riparo in isole vicine.
Tutto lascia
pensare che la nuova ondata di violenza sia opera del Lashkar Jihad,
l'organizzazione fondamentalista musulmana che a partire dallo scorso maggio ha
inviato nelle Molucche qualche migliaio di volontari decisi a combattere la
«guerra santa» contro i cristiani che fino a pochi anni fa erano maggioranza
nell'arcipelago delle Molucche. Il loro leader Jaffar Umar Thalib è ritenuto
essere stato strettamente legato al vecchio regime del dittatore Suharto e
l'invio dei guerriglieri nelle Molucche è messo in relazione al processo per
corruzione che il governo ha intentato contro Suharto. Delle connessioni del
Lashkar Jihad con l'elite politica e militare di Giacarta si è avuta ampia
prova visto che l'arrivo dei volontari nelle Molucche, pur ampiamente
annunciato, non è stato minimamente ostacolato malgrado il divieto imposto dal
presidente Abdurrahman Wahid. Non solo: diverse testimonianze concordano nel
ritenere le forze di sicurezza complici degli estremisti musulmani negli
attacchi ai villaggi cristiani. Non sono neanche segreti i campi di
addestramento dei guerriglieri: i volontari partiti per le Molucche sono stati
addestrato nel villaggio di Munjul vicino a Bogor, nell'isola di Giava, su un
ampio terreno messo a disposizione da una Fondazione chiamata Al Irsad. E
Jaffar ha pubblicamente affermato di visitare Arabia Saudita, Yemen e Giordania
per discutere della «guerra santa», il che potrebbe spiegare tra l'altro
l'abbondanza di armi nelle mani dei guerriglieri.
Dalla fine di
luglio l'attività delle squadre del Lashkar Jihad si erano diradate: alla fine
di giugno il governo di Giacarta aveva dichiarato lo stato d'emergenza con il
quale tentava di resistere alle pressioni crescenti della comunità
internazionale per l'invio di una forza multinazionale in grado di ristabilire
l'ordine e salvare la popolazione cristiana ormai vittima di una «pulizia etnica».
Le pressioni erano cresciute in luglio di fronte all'incapacità a intervenire
dimostrata dalle autorità indonesiane. Poi improvvisamente è tornata una
relativa calma. Ma quanto avvenuto negli ultim i giorni potrebbe essere il
preludio di una nuova offensiva che riporterebbe d'attualità la richiesta di
una forza multinazionale.