Fides 12/12/2000
INDONESIA
Attacco a villaggi cattolici, continua il flusso dei profughi
Ambon (Fides) – Non si placa la violenza nelle Molucche centrali. Il 10 dicembre musulmani integralisti hanno attaccato i villaggi cattolici di Korfutin e Korlokin sull’isola di Teor, ad Est di Ceram. Molte case sono state rase al suolo e la gente costretta a fuggire.
Teor è vicina a Keswui e con Geser, Gorong, Kurmangur e Tayaondo forma una striscia di piccole isole che collegano Ceram con le isole Kei. Sull’isola di Teor vi sono cinque villaggi cattolici e uno misto cattolico-protestante.
A causa degli scontri a Keswui – riferisce a Fides il Centro di Crisi ella diocesi di Amboina – la situazione a Teor si era fatta sempre più tesa nelle ultime settimane. Per paura i cristiani hanno cominciato a lasciare l’isola con piccole imbarcazioni, raggiungendo le Kei. P. Fred Sarkol, presente nelle Kei, racconta che il flusso dei rifugiati è ininterrotto. Secondo le testimonianze degli sfollati, le minacce dei musulmani contro i cristiani continuano: l’8 dicembre Paulina Kolatlena, ministra delle comunità protestante di Rumoy, è stata invitata a convertirsi all’Islam, pena la morte.
Intanto il gruppo investigativo che ha visitato Keswui per indagare su conversioni forzate e uccisioni, ha concluso la sua missione con un fallimento: le indagini sono state insufficienti e i cristiani interrogati sono stati reticenti per timore di ritorsioni da parte musulmana.
Ma se nelle Molucche centrali vi è tensione, nel Nord dell’arcipelago si rafforza il processo di pace. Il 24 dicembre, vigilia del Natale, la vicepresidente dell’Indonesia, Megawati Sukarnoputri andrà in visita sull’isola di Halmahera e firmerà il documento ufficiale di riconciliazione islamo-cristiana nel villaggio di Mamuya, al confine tra Galela e Tobelo, due aree in passato in aperto conflitto.
Sulla travagliata situazione delle Molucche, i leader cristiani e musulmani delle fazioni in lotta hanno tenuto ieri una conferenza a Yogyakarta. Nel discorso essi hanno sottolineato la necessità di ricomporre la pace a partire dalla popolazione e l’inutilità di imposizioni governative dall’alto. "La comunità delle Molucche, nonostante due anni di conflitto, condivide provenienza etnica e antiche tradizioni culturali: su questo bisogna puntare per riportare l’unità" hanno dichiarato. Secondo Budi Santoso, uno degli organizzatori della conferenza, risultato dell’incontro è stata al stesura di un’agenda a lungo termine. Essa prevede, fra l’altro, un forum pubblico di confronto in Ambon all’inizio del 2001; l’isolamento delle aree di conflitto e la divisione dei cittadini a seconda della religione; la presenza di negoziatori di pace da ambo le parti.
Secondo i partecipanti, il numero dei morti in due anni di scontri nelle Molucche tocca quota 8.000. Ne risulta che il conflitto in corso sia il più sanguinoso di ogni altro in Indonesia sin dalla caduta di Suharto nel 1998.