L’Avana. (E.A.) Come accoglienza non c’è male: oltre 200 oppositori al regime di Fidel Castro sono stati arrestati a Cuba per aver partecipato alla giornata internazionale dei diritti umani, la scorsa domenica. Arresti scattati mercoledì, alla vigilia dell’arrivo ieri all’Avana del presidente russo, Vladimir Putin. La denuncia arriva da Elizardo Sanchez, presidente della Commissione per i diritti umani e per la riconciliazione cubana.
La visita di
Putin riveste comunque una notevole importanza. E ha lo scopo di rilanciare la
“tradizionale partnership” trascurata da Mosca negli ultimi dieci anni. Insieme
al ministro degli Esteri, Igor Ivanov, della Difesa, Igor Sergeyev, e a 80
imprenditori e rappresentanti di compagnie dello Stato, Putin è stato accolto
all’aeroporto internazionale dell’Avana, dove l’aereo presidenziale è arrivato
a mezzanotte, da Fidel Castro, e dal ministro della Difesa, nonché fratello del
lider maximo, Raul Castro, e dal ministro degli Esteri, Felipe Perez Roque. (…)
Il presidente
russo Vladimir Putin ha sottoscritto con Fidel Castro una Dichiarazione
congiunta in cui entrambi ribadiscono il loro impegno di continuare a
collaborare per un sistema multipolare. “Un sistema stabile, giusto, bilanciato
e democratico delle relazioni internazionali, che si basi sulla multipolarità”.
Nella
Dichiarazione, siglata al termine dei colloqui fra Castro e Putin, si
sottolineano inoltre gli aspetti negativi della globalizzazione. In effetti,
per il presidente russo ed il lider maximo “la globalizzazione, pur se consente
possibilità addizionali di progresso economico, genera anche nuovi pericoli,
specialmente per gli Stati più deboli”. Castro è andato anche oltre affermando
che la globalizzazione sfocerà in una grande crisi.