Inginocchiati davanti al Presepio
Plinio Corrêa de Oliveira
Commemoriamo ancora una volta, Signore, la festa del
Vostro Santo Natale. Ancora una volta la Cristianità si appresta a venerarvi
nella mangiatoia di Betlemme, sotto il brillare della stella o sotto la luce,
ancora più luminosa e fulgente, degli occhi dolci e materni di Maria.
Al Vostro lato sta san Giuseppe, tanto assorto nel
contemplarvi che sembra non accorgersi neppure degli animali che Vi circondano,
dei cori angelici che squarciano le nubi e cantano, ben visibili, nel più alto
dei Cieli.
Di qui a poco si udrà lo scalpitio dei cavalli dei
Maghi in arrivo, che portano su lunghe carovane i doni di incenso, oro e mirra,
sorvegliati da una innumerevole servitù. Nel corso dei secoli, molti altri
verranno a venerare il Vostro Presepio: dall'India, dalla Nubia, dalla
Macedonia, da Cartagine, dalla Spagna; galli, franchi, iberi, germani, i loro
discendenti, fra cui i pellegrini e i Crociati che verranno dall'Occidente per
baciare la terra della grotta in cui nasceste.
E fra tutti costoro, anche noi, qui, stiamo
inginocchiati e Vi contempliamo. Guardateci, Signore, e osservateci con
misericordia. Siamo qui e desideriamo parlarvi.
Noi, chi siamo noi?
Siamo quelli che non piegano le ginocchia, e nemmeno
un solo ginocchio, davanti a Baal. Quelli che hanno la Vostra legge scolpita
sul bronzo dell'anima, non permettendo che le dottrine del secolo attuale
gravino coi loro errori su questo bronzo, reso sacro dalla Vostra Redenzione.
Quelli che amano la purezza immacolata dell'ortodossia come il tesoro più
prezioso, ricusando qualsiasi patto con l'eresia, con le sue opere e le sue
infiltrazioni. Quelli che hanno misericordia del peccatore pentito, e che implorano
la Vostra misericordia anche per se stessi, così spesso indegni e infedeli, ma
che non risparmiano l'empietà orgogliosa e insolente che presume di sé, il
vizio che si ostenta con arroganza schernendo la virtù. Quelli che hanno pietà
per tutti gli uomini, ma particolarmente per i beati che soffrono persecuzioni
per amore della Vostra vera Chiesa, che sono oppressi su tutta la Terra per la
loro fame e sete di virtù, che sono abbandonati, scherniti, traditi e
calunniati per il fatto che si mantengono fedeli alla Vostra legge.
Quelli che soffrono senza che la letteratura
contemporanea si ricordi di esaltare la bellezza delle loro sofferenze: la
madre cristiana che oggi prega solitaria davanti al suo presepio, nel focolare
domestico abbandonato dai figli che profanano con orgie il giorno del Vostro
Natale; lo sposo austero e forte che, per fedeltà al Vostro Spirito, si è reso
incompreso e antipatico ai suoi; la sposa che sopporta le amarezze della
solitudine di anima e di corpo, poiché la leggerezza di costumi ha trascinato
all’adulterio colui che avrebbe dovuto esserle colonna della famiglia, metà
della sua anima; il figlio o la figlia pii che, durante il Natale, mentre le
famiglie cristiane sono in festa, avvertono più che mai il gelo con cui
l'egoismo, la sete di piaceri, il mondanismo paralizzano e uccidono nel loro
focolare la vita familiare; l'alunno abbandonato e vilipeso dai suoi compagni
perché Vi resta fedele; il maestro detestato dai suoi alunni perché non viene a
patti con i loro errori; il sacerdote che sente intorno a sé l'oscuro muro
dell'incomprensione e dell'indifferenza, perché si rifiuta di permettere la
corruzione di quel deposito della Fede che gli è stato affidato; il cattolico
fedele, smarrito dalla crisi penetrata anche nel Tempio di Dio, che viene
trattato come un estraneo nella stessa Casa della sua Madre, la Chiesa; l'uomo
onesto ridotto all'indigenza per non aver rubato.
Questi sono Signore, quelli che nell’ora presente
dispersi, isolati, ignorandosi fra loro, ora tuttavia si avvicinano a Voi per
offrirvi i loro doni e presentarvi la loro preghiera.
Preghiera, prima di tutto, per quello che più amano
al mondo, che è la Vostra Chiesa, santa ed immacolata. Che la Vostra Chiesa
trionfi, alla fine di questo secolo di peccato, e plasmi per la Vostra maggior
gloria una nuova civiltà. Per i santi, perché siano più santi. Per i buoni
perché si santifichino. Per i peccatori, perché diventino buoni. Per gli empi,
perché si convertano. Che gli impenitenti, refrattari alla grazia e nocivi alle
anime siano dispersi, umiliati e annientati dalla Vostra punizione.
Preghiera, poi, per loro stessi: che li facciate più
esigenti nell’ortodossia, più severi nella purezza, più fedeli nelle avversità,
più attivi nelle umiliazioni, più terribili verso gli empi, più compassionevoli
verso quelli che, vergognandosi dei loro peccati, lodano in pubblico la virtù e
si sforzano seriamente di conquistarla.
Preghiera, infine, perché la Vostra grazia, senza la
quale nessuna volontà persevera durevolmente nel bene, sia per essi tanto più
abbonante quanto più numerose sono state le loro miserie e infedeltà.