INDONESIA/MOLUCCHE - A Kasui e Teor conversioni forzate e circoncisioni di cristiani

Ambon (Fides) – Gli uomini vengono circoncisi, le donne infibulate. I cristiani delle Molucche subiscono mutilazioni dei genitali come segno di appartenenza all’Islam. Gli aguzzini usano lame rudimentali e le vittime della violenza hanno ferite infette e purulente.

Fonti attendibili di Fides in Ambon e Jakarta confermano il fenomeno delle conversioni forzate e mutilazioni genitali sui cristiani, protestanti e cattolici, nelle isole Kasui e Teor, Molucche centrali, a Sudest dell’isola di Ceram. Il fenomeno, affermano fonti di Fides vicine alla Conferenza Episcopale, non è facilmente quantificabile: le notizie che giungono da testimoni oculari fuggiti dalle isole sono frammentarie. Si cerca di ricostruire un mosaico di informazioni diverse. Cifre riportate nei giorni scorsi (6.000 cristiani minacciati) sembrano comunque esagerate.

Il fenomeno delle conversioni forzate, però, ha ormai conferme ufficiali da più parti. Il Centro di Crisi della diocesi di Amboina riferisce di giorno in giorno di nuovi casi accertati, ed anche il governatore di Ambon, Saleh Latuconsina, responsabile dello Stato di Emergenza Civile nelle Molucche, ha riconosciuto che "è innegabile che a Kasui e Teor stia avvenendo una islamizzazione forzata". Il governatore ha detto di aver ricevuto notizie dai rifugiati che hanno lasciato le isole, ha promesso di far evacuare tutti cristiani e di adottare misure legali contro quanti continuano in questa violazione dei diritti umani.

Intanto si è conclusa la seconda missione del gruppo investigativo inviato sulle due isole. Secondo il Centro di Crisi in Ambon, anche questa missione è da considerarsi "fallita" e "vi è solo un modo per mettere in salvo i cristiani: deportazione su vasta scala compiuta da forze militari neutrali".

L’équipe inviata per le indagini sulle violazioni dei diritti umani e le conversioni forzate a Kasui e Teor era composta da funzionari pubblici, rappresentanti civili e religiosi musulmani, protestanti e cattolici. Dopo interrogatori condotti in privato su ex cristiani convertiti all’Islam, si è giunti alla conclusione che "le circostanze della conversione non possono definirsi libere". La maggior parte dei cristiani ascoltati hanno detto di aver abiurato la fede temendo per la propria vita. Il gruppo ha portato con sé 172 persone, perlopiù donne e bambini, di cui 147 cattolici. Secondo stime ufficiali, il numero dei cattolici a Kasui e Teor è di 1400. (5/1/2001)

 

INDONESIA/MOLUCCHE - Prime testimonianze su violenze, decapitazioni e conversioni forzate

Roma (Fides) - Christina Sagat, 32 anni, non sposata, descrive in dettaglio la circoncisione a cui ha dovuto sottoporsi per scampare alla morte. Essa è solo una delle tante testimonianze che vengono raccolte a Jakarta ed Ambon (Molucche), dove centinaia di cristiani trovano scampo alla campagna di violenze e conversioni lanciata dalla Jihad Islamica. Fides ha ricevuto alcune testimonianze dirette, inviateci da un gruppo internazionale a favore dei diritti umani. Il gruppo sta preparando un dossier che sarà pubblicato dopo il Natale e in corrispondenza con la fine del Ramadan.

Insieme ad altri mille cristiani, Christina era sfuggita il 23 e il 24 novembre agli attacchi della Jihad islamica contro i villaggi nell’isola di Kasui. Non si sa quanti sono morti durante gli attacchi. Ma è certo che diverse persone sono state uccise e uno decapitato. Secondo testimonianze ricevute da Fides, un capo del gruppo della Jihad è stato visto ritornare dagli attacchi portando come trofeo la testa di un cristiano, Linus R., un uomo che era paralizzato. Il macabro trofeo doveva essere la prova che i musulmani di Kasui avevano compiuto la missione loro affidata dalla Moschea Al Fatah per "farla finita con i cristiani a Kasui".

Cristiani e musulmani delle Molucche e dell’Indonesia affermano che quella di Kasui e delle antiche isole delle Spezie "non è una guerra religiosa, di cristiani contro musulmani". Essa è piuttosto "una guerra di potentati , che comprende l’ex presidente Suharto e fazioni dell’esercito, contro il presidente Wahid".

"Lo schema è uguale a quanto avvenuto a Timor Est", ha dichiarato John Barr, segretario per l’Indonesia e Timor Est per la Chiesa Unita (protestante). "I militanti jihad provengono dall’esterno e sono sostenuti dai militari".

Ma le offese ai diritti umani e alle donne, soprattutto, giungono a livelli umilianti di violenza. Testimonianze raccolte da un gruppo in difesa dei diritti umani, ricompongono per Fides un quadro agghiacciante delle violenze subite dai cristiani di Kasui e Teor.

Dopo gli attacchi ai loro villaggi, i cristiani sopravvissuti sono stati raccolti in varie moschee. Qui, sotto la minaccia di morte, venivano forzati a seguire i rituali della conversione all’Islam. Dapprima sono stati costretti a ricevere un bagno di purificazione, poi a proclamare per tre volte la dichiarazione di fede in Allah e nel Profeta Maometto. Sotto la minaccia delle armi dovevano rispondere alla domanda: "Vi convertite volontariamente?". Pieni di paura, tutti hanno risposto di sì. Poche ore prima essi avevano assistito all’uccisione di un’insegnante di scuola elementare che si era rifiutata di convertirsi.

Constantinus, Vincent e Christina – alcuni dei testimoni ascoltati – sono fuggiti da Kasui su un barcone verso Ambon. Essi hanno raccontato che il 3 e il 4 dicembre molti uomini e donne sono stati forzati alla circoncisione, come prova della loro conversione all’Islam. Senza anestetico o disinfettante, uomini e donne sono stati circoncisi usando una lametta da barba. Diversi dei maschi, a causa di questo, hanno sviluppato profonde infezioni ai genitali.

All’inizio le donne hanno pensato che la loro circoncisione sarebbe stata solo simbolica. Christina racconta che è stata portata in una stanza piccolissima e fatta sedere su un panno bianco. Una donna musulmana ha poi lavato i suoi genitali, incidendoli con un coltello. Il panno bianco macchiato di sangue era il segno della sua circoncisione. Come per tutti gli altri, uomini e donne, anche per lei nessun anestetico, né disinfettante. Le donne si sono bagnate nell’oceano per lavare e curare le loro ferite.

Christina, Vincent e Constantinus domandano che qualcuno faccia qualcosa per recuperare gli 856 cristiani (cattolici e protestanti) che rimangono nell’isola di Kasui. Il barcone con cui essi si sono salvati non era grande abbastanza per accogliere tutti. Quelli che sono riusciti a salire venivano minacciati: se non fossero scesi a terra la Jihad si sarebbe vendicata contro i loro familiari ancora presenti sull’isola. Molti, per timore di vendette, sono ritornati a terra.

Il presidente AbdurrahmanWahid ha condannato le conversioni forzate di fronte a un’assemblea islamica a Jakarta. Il governo indonesiano non ha fatto piani finora per recuperare i quasi 900 cristiani di Kasui. "Aspettano che finisca il Ramadan, ha detto una fonte di Fides. È probabile che faranno qualcosa dopo la vacanza di Idul Fitri, il 27 e il 28 dicembre. Ma saranno ancora vivi? E che cosa soffriranno nel frattempo?".(5/1/2001)