Avvenire,
Sabato 13 Gennaio 2001
IL CASO Il
governo islamico reprime una protesta per i diritti umani
«Blasfemia,
abolire la legge»
Padre Arnold
Heredia, 60 anni, e Alsam Martin, laico cattolico 44enne, sono stati arrestati
mercoledì a Karachi, in Pakistan, per aver preso parte a una protesta pubblica
contro la legge sulla blasfemia. L'ha reso noto l'agenzia «Fides». La
manifestazione era promossa da All Faith Spiritual Movement, forum di
associazioni religiose e civili che difendono i diritti delle minoranze. Oltre
600 manifestanti hanno marciato in modo pacifico nel cuore della città, ma la
polizia li ha dispersi con gas lacrimogeni e ne ha arrestati 50.
Il tribunale di primo grado ha disposto la custodia preventiva per i due attivisti fino a martedì 16. L'altroieri la Chiesa e diverse associazioni civili hanno inoltrato al governo locale una richiesta di immediato rilascio dei due. Nei prossimi giorni la commissione «Giustizia e pace» della diocesi ricorrerà all'Alta corte d'appello. «L'atteggiamento delle forze dell'ordine è orribile e ingiustificato, perché il corteo era del tutto pacifico ed esercitava il diritto d'espressione sancito dalla Costituzione», ha protestato l'organismo cattolico in un comunicato. «Ribadiamo la condanna di ogni forma di violenza e settarismo» continua il documento. «Ma, se il Pakistan vuole fare progressi, è necessario eliminare tutte le leggi discriminatorie, compresa la blasfemia e l'elettorato separato» (dal 1985 i cittadini eleggono i propri rappresentanti politici in base all'appartenenza religiosa, ndr).
La protesta
delle minoranze non musulmane contro la legge sulla blasfemia è cresciuta per
il moltiplicarsi di uccisioni illegali, saccheggi di proprietà private e luoghi
di culto, compiuti in nome della blasfemia. Nel maggio 2000 cristiani e
musulmani moderati espressero pieno disappunto per l'incoerenza del generale
Pervez Musharraf, che annunciò e poi annullò una modifica alla legge, cedendo
alle proteste degli integralisti islamici.
Il 6 maggio
1998 il vescovo di Faisalabad, John Joseph, si tolse la vita come atto di
protesta per il caso del cristiano Ayub Masih, condannato a morte in
applicazione della legge sulla blasfemia. Essa punisce anche con la pena di
morte «chiunque con parole dette o scritte o con rappresentazioni visive o con
ogni mezzo, direttamente o indirettamente, offende il sacro profeta Maometto».
* *
*
Nostro
Servizio
Padre Arnold
Heredia, 60 anni, e Alsam Martin, laico cattolico 44enne, sono stati arrestati
mercoledì a Karachi, in Pakistan, per aver preso parte a una protesta pubblica
contro la legge sulla blasfemia. L'ha reso noto l'agenzia «Fides». La
manifestazione era promossa da All Faith Spiritual Movement, forum di
associazioni religiose e civili che difendono i diritti delle minoranze. Oltre
600 manifestanti hanno marciato in modo pacifico nel cuore della città, ma la
polizia li ha dispersi con gas lacrimogeni e ne ha arrestati 50.
Il tribunale
di primo grado ha disposto la custodia preventiva per i due attivisti fino a
martedì 16. L'altroieri la Chiesa e diverse associazioni civili hanno inoltrato
al governo locale una richiesta di immediato rilascio dei due. Nei prossimi
giorni la commissione «Giustizia e pace» della diocesi ricorrerà all'Alta corte
d'appello. «L'atteggiamento delle forze dell'ordine è orribile e
ingiustificato, perché il corteo era del tutto pacifico ed esercitava il
diritto d'espressione sancito dalla Costituzione», ha protestato l'organismo
cattolico in un comunicato. «Ribadiamo la condanna di ogni forma di violenza e
settarismo» continua il documento. «Ma, se il Pakistan vuole fare progressi, è
necessario eliminare tutte le leggi discriminatorie, compresa la blasfemia e
l'elettorato separato» (dal 1985 i cittadini eleggono i propri rappresentanti
politici in base all'appartenenza religiosa, ndr).
La protesta
delle minoranze non musulmane contro la legge sulla blasfemia è cresciuta per
il moltiplicarsi di uccisioni illegali, saccheggi di proprietà private e luoghi
di culto, compiuti in nome della blasfemia. Nel maggio 2000 cristiani e
musulmani moderati espressero pieno disappunto per l'incoerenza del generale
Pervez Musharraf, che annunciò e poi annullò una modifica alla legge, cedendo
alle proteste degli integralisti islamici.
Il 6 maggio
1998 il vescovo di Faisalabad, John Joseph, si tolse la vita come atto di
protesta per il caso del cristiano Ayub Masih, condannato a morte in
applicazione della legge sulla blasfemia. Essa punisce anche con la pena di
morte «chiunque con parole dette o scritte o con rappresentazioni visive o con
ogni mezzo, direttamente o indirettamente, offende il sacro profeta
Maometto».