Avvenire, 1 febbraio 2001

 

CRISI TV Un caso tira l'altro: dopo il ring fra politici da Vespa, lo scivolone dell'«Ottavo nano»

 

La satira s'avventa su Padre Pio

 

La Rai, pur subissata di proteste, difende i suoi comici

 

Attraverso moltissime telefonate arrivate ieri al nostro centralino «Pronto tv», i lettori di «Avvenire» hanno espresso il loro forte disappunto nei confronti del programma «L'ottavo nano» di Raidue. La puntata di martedì sera ha ospitato un irriverente siparietto su Padre Pio dedicato, nell'intenzione degli autori, difesi dal direttore generale Celli, alla «commercializzazione del sacro in tv». In realtà si è trattato di un gratuito dileggio del beato e dei suoi carismi che ha scatenato un vasto dibattito anche nella stessa Rai. I cappuccini di San Giovanni Rotondo sono rimasti costernati dalla ridicolizzazione dei sentimenti più cari ai devoti del frate di Pietrelcina. «Cosa sarebbe accaduto - dice frate Luciano Lotti - se nel mirino ci fosse stata la Shoa o la pietra nera dei musulmani?» Con loro anche il sindaco di S.Giovanni, che ha promesso una lettera ufficiale di protesta. Il presidente della commissione di vigilanza Landolfi parla di un programma che «ha superato il limite», e nella stessa Rai il consiglio di amministrazione ha registrato il netto dissenso dei consiglieri Contri e Gamaleri.

 

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MA LA REALTÀ È PIÙ GRANDE DELLA VOGLIA DI SBERLEFFO

 

Alessandro Zaccuri

 

Che qualcuno li avvisi, i signori della tv. Che qualcuno li aiuti ad aprire una finestra e guardarsi intorno. Che qualcuno spieghi loro - con le buone maniere, non vogliamo offendere nessuno - che la realtà è più complessa, più sfumata e avvincente, del modo in cui il piccolo schermo la rappresenta. È successo l'altra sera, con la puntata dell'«Ottavo nano» in cui si susseguivano a raffica scenette su un padre Pio ridotto (anzi, clonato) a macchietta.

Davanti alle proteste che si sono susseguite nella giornata di ieri, Dandini & Guzzanti - che della trasmissione sono autori e conduttori - hanno mostrato una sorpresa forse addirittura sincera. Ma come, hanno detto, nel mirino noi avevamo la televisione, la guerra delle fiction, lo scontro frontale tra le reti, mica il beato da Pietrelcina...

È il difetto delle persone che pensano di essere troppo intelligenti: presumono che gli altri siano al loro stesso livello e invece, che volete farci, la Tv la guardano tutti, ma proprio tutti. Anche questa è la democrazia, bellezza. Guarda la tv gente semplice, che non ha mai letto i saggi di Bachtin sul carnevale. Anime timorate, per le quali vale ancora - perdonate la banalità - il criterio secondo il quale con i fanti si può anche scherzare, ma con i santi no. Più che altro, è gente che non guarda soltanto la Tv e che quindi ha una visione del mondo un po' meno catodica di quella proposta da programmi come «L'Ottavo nano». Il quale (non è il solo, intendiamoci) non prende in giro la politica, ma il modo in cui la politica appare in Tv; non mette alla berlina attori e cantanti, ma soltanto la loro immagine virtuale; non irride alla religione, ma al sacro polverizzato in pixel.

Il guaio, purtroppo, è proprio questo: la realtà è ancora - e per fortuna - più grande della televisione. E un padre Pio ridotto a parodia di se stesso, sia pure con strizzatine d'occhio alle polemiche mediatiche sull'audience, è prima di tutto un insulto al sentimento religioso di buona parte degli italiani e dopo, soltanto dopo, un'arguzia più o meno riuscita. Che qualcuno lo comunichi, ai duri e puri della satira: ci vuole coscienza, per giocare a essere la coscienza della nazione.