Secolo
d'Italia, 1-2-2001
La dittatura
castrista ha “festeggiato” secondo il classico stile bolscevico il 3°
anniversario della storica visita a Cuba del Pontefice: infatti, proprio nei
giorni scorsi, Oscar Elias Biscet, medico, presidente della Lawton Foundation
for Human Hights, notissimo nell’isola quale difensore del diritto alla vita,
oltre ad essere rinchiuso in prigione, è stato selvaggiamente torturato dai
carcerieri comunisti. Lo denunciano, con un appello internazionale, il cui
primo destinatario è il cardinale Bernard Law (direttore della Commissione
Pro-Vita della Conferenza dei Vescovi Cattolici nordamericani) Sergio F. de Paz
ed Enrique J. Cantòn della Comisiòn de
Estudios per la Libertad de Cuba, aderente all’organismo degli esuli negli
Stati Uniti “Cubanos Desterrados”.
La vicenda del
dottor Biscet (ripresa anche dal SIR, un’agenzia stampa cattolica italiana) è
emblematica da molti punti di vista per smascherare la tragica realtà della
repressione diffusa nel sedicente “paradiso” del socialismo caraibico.
Il prigioniero
di coscienza – come è stato definito da Amnesty International – è un medico
molto popolare per la sua costante azione in difesa delle donne e
dell’infanzia. Per aver denunziato le condizioni inumane provocate
dall’applicazione di tecniche abortive di massa negli ospedali
materno-infantili, viene espulso dal servizio statale sanitario e gli viene
persino proibito di esercitare privatamente la professione, nel febbraio 1998,
pochi giorni dopo la partenza di Giovanni Paolo II dall’isola. Una plateale
sconfessione delle richieste di Papa Wojtyla (e delle promesse del dittatore
Castro) di un’apertura politica e sociale a Cuba. Il dr. Biscet, già detenuto
arbitrariamente ben 26 volte, è stato incarcerato di nuovo nel novembre 1999 e
condannato a 3 anni per “attività controrivoluzionaria” e rinchiuso nella
prigione di massima sicurezza “Cuba Si” nella provincia di Holguin.
Mons. Eduardo
Boza Masvidal, ex vescovo ausiliare all’Havana, esiliato dalla dittatura ed
attualmente a Caracas, ha denunziato che “su 10 potenziali nascite, ben 6
vengono abortite. Si tratta della più alta percentuale dell’emisfero
occidentale e probabilmente del mondo”. In una fase in cui – denunciano con
abbondanza di documentazione i Cubanos Desterrados – la persecuzione religiosa
e politica aumenta a livelli altissimi nella cosiddetta “democrazia popolare”
tanto esaltata dai progressisti nostrani.
Le indicazioni
per l’adesione all’appello possono ricavarsi collegandosi al sito Internet
degli esuli www.cubdest.org (fra l’altro
a Cuba il regime vieta il libero utilizzo della rete, naturalmente in nome
della “libertà”).