Corrispondenza
Romana, 10-2-2001
ISLAM:
musulmani campioni di intolleranza
Riportiamo
ampi stralci di un articolo di Carlo Sgorlon, pubblicato con il titolo:
“Musulmani campioni di intolleranza. L’integrazione è solo fumo negli occhi”
sul quotidiano romano “Il Tempo” del 30 dicembre 2000.
L’opinione pubblica italiana nutre
molta apprensione nei confronti delle popolazioni musulmane e ne ha tutti i
motivi. I sufi islamici e i professori universitari maomettani delle grandi
università europee, che scrivono anche sui nostri giornali più prestigiosi, ci
dicono che possiamo dormire sonni tranquilli. L’Islam è perfettamente
compatibile con l’idea di tolleranza e con la democrazia, ci sussurrano
suadenti ma non ci persuadono (...) Il Vangelo ci insegna ad amare anche i
nemici. Ma per il maomettano soltanto chi abbraccia l’Islam diventa un
fratello. Chi non lo fa resta sempre un avversario, che si può tranquillamente
eliminare nella guerra santa, che può risorgere ogni momento. Il maomettano
“tipo” non si integra. Chiede che ogni suo costume religioso sia rispettato, ma
nel mondo arabo quasi nulla viene concesso al cristiano: non chiese, non
libertà di culto, non tolleranza, non simpatia. In molti stati dove convivono
cristiani e musulmani è in atto un guerra civile che spesso dura da decenni.
Accade nelle Isole Molucche, nell’isola di Timor, nel Sudan, nella Sierra
Leone, nella Nigeria. (...) Il musulmano non cede mai, non conosce né la
tolleranza, né l’accettazione, né la mutazione sostanziale di atteggiamento.
O fai ciò che lui vuole, oppure si arriva alla guerra civile e all’intifada.
Non c’è stato al mondo stato più
cattolico delle Filippine. Non c’è popolo più mansueto dei filippini. Anche in
Italia (cioè all’estero), in esilio, i filippini commettono reati tre volte di
meno degli italiani: Ma nelle Filippine, in tempi molto lunghi è entrato un
gran numero di musulmani. Ora succede che costoro vogliono spaccare lo stato
filippino e crearne uno musulmano indipendente. Ci sono molte ragioni storiche,
psicologiche e culturali per credere che in Italia potrebbe succedere la
stessa cosa. Oggi i musulmani in Italia sono ancora relativamente pochi, ma
stanno rapidamente crescendo. Il fenomeno dei clandestini musulmani continua.
Al contrario degli italiani, i musulmani fanno molti figli. Non passeranno
molti anni che nelle nostre città si formeranno i loro quartieri, le loro casbe
impenetrabili. Diventeranno gli abitanti unici di paesi semiabbandonati della
montagna e dell’alta collina. Si raduneranno soprattutto in certe regioni. Non
si può escludere a priori che un giorno in certe regioni potranno persino avere
la maggioranza. Allora pretenderanno d’imporre i loro costumi, il chador, i
visi mascherati delle donne, il venerdì festivo, gli assegni familiari per tutte
le loro mogli, la distruzione degli allevamenti italiani di animali che essi
considerano impuri. Vorranno il voto, e la cittadinanza italiana, che i
progressisti italiani hanno già cominciato a chiedere per loro.
Allora
comincerà la Guerra dei Trent’anni, perché il maomettano non cede mai.
Comincerà l’intifada dei Cento Anni. I maomettani non sanno creare industrie,
ma sono magnifici guerriglieri e terroristi che non temono la morte. Allora
l’Italia sarà completamente nelle loro mani. Poi vorranno l’indipendenza, e
combatteranno finché non l’avranno conseguita. Tutto questo potrebbe accadere,
o anche non accadere. Non sono un profeta e non so leggere il futuro. Ma è mai
possibile che questi timori non sorgano mai nella mente dei nostri progressisti?
O appartiene alle loro strategie il progetto di distruggere la civiltà
cristiana servendosi anche di quella maomettana, senza minimamente pensare che
poi avrebbero un avversario culturale più temibile di quello cristiano?