Avvenire, Mercoledì 21 Febbraio 2001 

 

DEVOZIONE - Si trova nella cripta del santuario dedicato al miracolo avvenuto nel 1953

 

Siracusa, museo per custodire il mistero delle lacrime di Maria

 

 

Laura Grimaldi

 

Siracusa. Furono in molti, quell'estate del 1953, a vedere, toccare, raccogliere e persino assaggiare la salsedine delle lacrime che fluirono dagli occhi della Madonna di un piccolo quadro in gesso, scelto da una giovane coppia di sposi come capezzale del letto. Nei giorni della lacrimazione, dal 29 agosto al 1° settembre, casa Iannuso, nella popolare borgata di Santa Lucia a Siracusa, divenne meta di fedeli.

Immagini in bianco e nero come quelle del documentario che in tre minuti illustra e racconta in tre lingue l'evento prodigioso ai visitatori del Museo della lacrimazione, inaugurato recentemente. Cento metri quadri suddivisi in cinque spazi espositivi, ricavati all'ingresso della cripta del santuario che il 6 novembre del '94 Giovanni Paolo II consacrò e dedicò alla Madonna delle Lacrime. E un angolo del museo ricorda la visita del Papa con foto e alcuni oggetti da lui lasciati: la casula, lo zucchetto bianco, il calice e la patena. La parte inferiore del tempio era stata inaugurata già nel 1968, 14 anni dopo che il cardinale Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, aveva posto la prima pietra. A ricordo di quell'evento il museo conserva la cazzuola d'argento utilizzata dal porporato.

I pezzi esposti sono tutti unici, prima custoditi in una cassaforte del santuario e quindi sconosciuti. Nella teca che apre il primo spazio espositivo sono in mostra il vetrino e la pipetta utilizzati dalla commissione medica istituita dalla curia per le analisi chimiche del liquido prelevato il 1 settembre di 48 anni fa dal quadretto e che risultò avere tracce di proteine e urati, sostanze che si trovano nelle lacrime. La garza e il cotone esposti sono quelli serviti ad avvolgere e conservare il vetrino che accolse le lacrime da analizzare.

«Tantissime persone, nei giorni della lacrimazione, hanno potuto toccare e asciugare con fazzoletti o cotone le lacrime che rigavano il volto della Madonna», spiega don Nino Siringo, uno dei nove sacerdoti del santuario e redattore capo della rivista intitolata alla Madonna delle Lacrime. «Da allora, è nata la tradizione di benedire il cotone e poggiarlo sul quadretto prodigioso. Il cotone benedetto viene richiesto e distribuito in tutto il mondo - dice padre Siringo -. E come allora, anche oggi, sono tante le testimonianze di grazia e di guarigione ottenute con l'imposizione del cotone benedetto». Il museo conserva anche la croce di legno che il 6 settembre 1953 guidò il primo pellegrinaggio alla casa di via Degli Orti di San Giorgio. Novanta ragazzi della parrocchia di San Tommaso apostolo al Pantheon si recarono a casa Iannuso per ringraziare la Madonnina del miracolo accaduto il giorno precedente alla piccola Enza Moncada.

Fino alla metà di novembre del '53 furono 300 le guarigioni fisiche ritenute straordinarie dalla commissione medica. Nel museo sono conservati i doni più preziosi offerti da privati alla Madonna per le tante grazie ricevute. Accoglie anche la scrivania su cui furono firmati gli atti ufficiali che attestano il prodigio della lacrimazione. «La realizzazione del museo ha concluso le attività giubilari, ma rappresenta anche un punto di partenza - spiega padre Michele Giansiracusa, rettore del santuario - in vista della celebrazione del 50° anniversario della lacrimazione nel 2003».