Avvenire,
Mercoledì 21 Febbraio 2001
CINA
Bernardo
Cervellera
Il 18 febbraio
scorso, parlando a Hong Kong, Ye Xiaowen, direttore dell'Ufficio di Stato per
gli Affari religiosi ha proclamato che in Cina vi è piena libertà religiosa, ma
non è permessa la diffusione di «culti malvagi» come il Falun Gong. In realtà,
solo guardando all'anno 2000 appena trascorso, ci si accorge che gli arresti, i
pestaggi, gli indottrinamenti forzati a cui sono soggetti i membri del gruppo
buddista-taoista della Falun Gong sono anche gli strumenti per il controllo dei
cristiani e dei cattolici: anzitutto di quelli legati alle comunità
sotterranee, cioè non ufficialmente riconosciute dal governo.
Lo scorso anno
in Hebei, Jiangxi, Zhejian, Fujian, Liaoning, membri delle Associazioni
patriottiche hanno arrestato vescovi sotterranei per convincerli a passare alla
chiesa ufficiale. Alcuni di loro, come monsignor Zheng Jingmu, monsignor Han
Dingxiang, monsignor Lin Xili sono stati sequestrati per pochi mesi e poi
rilasciati agli arresti domiciliari, in isolamento completo. Altri, come i
venerabili Su Zhimin e An Shuxin, rispettivamente ordinario e ausiliare di
Baoding, sono tenuti sequestrati da più di 4 anni - contro le stesse leggi
cinesi -, rei di non sottomettere la loro attività pastorale al controllo
completo della polizia. La distruzione delle comunità sotterranee avviene in
modo capillare anche con una campagna contro i laici: i genitori che non
vogliono iscriversi all'Associazione patriottica perdono il lavoro; i loro
figli vengono espulsi dalla scuola; i più renitenti vengono imprigionati. Lo
scorso novembre, a Luoyuan (Fujian) 2 suore, 6 seminaristi, e un gruppo di
laici sono stati incarcerati per alcuni giorni, picchiati e tenuti alla fame
finché non avessero firmato a forza una rinuncia alla loro fede. Alla
distruzione delle comunità si è aggiunta nel Fujian la distruzione fisica di
più di 500 chiese e templi domestici.
Il fatto
«nuovo» del 2000 è stata una evidente persecuzione anche per la chiesa
ufficiale. L'ordinazione illegale dei 5 vescovi il 6 gennaio 2000, che ha provocato
reazione e dolore in Vaticano, è avvenuta ingannando i vescovi e rinchiudendoli
per una settimana in un corso di indottrinamento. La reazione dei 130
seminaristi del seminario nazionale di Pechino, che non si sono presentati alla
cerimonia in cattedrale, è stata pagata con l'espulsione di almeno 70
seminaristi dal seminario e di due insegnanti. Ma ancora prima di questo, per
due mesi, seminaristi e professori hanno dovuto subire un metodico lavaggio di
cervello in cui li si convinceva che è meglio per loro ubbidire al Partito che
la Papa.
Anche la
canonizzazione dei 120 martiri della Cina, il primo ottobre, ha portato una
forte persecuzione fra vescovi, preti e laici della Chiesa ufficiale: molti
presuli sono stati per mesi controllati a vista, impossibilitati a incontrare i
fedeli; omelie e pubblicazioni censurate. Il tutto per salvaguardare
l'interpretazione ufficiale della storia fatta dal partito: i missionari sono
servi dell'imperialismo e la fede cristiana si è diffusa in Cina con le
cannoniere.