Corrispondenza
Romana, 2 marzo 2001
Isaac
Newton (1642-1727), considerato uno dei padri della scienza moderna, era uno
studioso di alchimia. Lo afferma Michael Withe, scrittore e divulgatore scientifico
del "Sunday Times", in una nuova biografia dello scienziato inglese,
intitolata "Newton" , uscita in questi giorni per i tipi della casa
editrice Rizzoli.
Questa
tesi non è nuova, ma soltanto poco conosciuta, forse perché tenuta nascosta
dagli epigoni del pensiero scientifico moderno. Già nel 1942, dopo essersi
aggiudicato alla casa d'aste Sotheby's un baule di carte appartenute a Newton,
il celebre economista John Maynard Keynes, disse: "Newton non fu il primo
scienziato dell'età della ragione. Piuttosto fu l'ultimo dei Babilonesi e dei
Sumeri, l'ultima grande mente capace di vedere con gli occhi di coloro che
cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di
diecimila anni fa" ("Corriere della Sera", 23 febbraio 2001).
Un
altro tassello si aggiunge alla tesi di coloro, come la celebre storica Frances
Yates, che videro un' influenza gnostica, di tipo settario ed esoterico, alla
base del pensiero illuministico moderno. Secondo White, lo scienziato inglese
giunse alle sue scoperte "immergendosi" nelle arti magiche. Newton,
scrive il suo biografo, arrivò "alla teoria della gravitazione universale
grazie anche alla pratica alchemica", cui si dedicò con tenacia ossessiva,
anche se con molto riserbo, negli anni Settanta e Ottanta del suo secolo. La
teoria della gravità, "gli fu in parte ispirata dal lavoro nel campo
dell'alchimia".
Seguace
dell'eresia ariana, in opposizione alla dottrina trinitaria, Newton poneva
Cristo "in qualche posto tra Dio e l'Uomo", mediatore di tutte le
azioni dell'universo, gravitazione compresa. In questa prospettiva, lo
scienziato si avvaleva dell'alchimia, frutto della prisca teologia, di antiche
conoscenze provenienti dalla Cina, dagli arabi, dall'ermetismo alessandrino e
poi rinascimentale, secondo il quale le trasmutazioni prodotte nel crogiolo
riflettevano i fenomeni dell'universo.
Newton
si applicò all'alchimia con passione e metodo rigoroso: mise assieme una
biblioteca straordinaria, catalogò gli elementi e i passaggi dell'opera,
appuntò diligentemente le reazioni, confrontando segretamente i risultati con
gli altri adepti dell'Ars Magna.