Avvenire,  Venerdì 02 Marzo 2001 

 

In una lettera all'arcidiocesi di Genova il cardinale Dionigi Tettamanzi invita a riflettere sul diavolo

Demonio, se lo conosci lo eviti

 

Un decalogo per affrontare da cristiani il «principe di questo mondo»

 

«Il Maligno mette alla prova e sollecita al male ogni uomo. L'ha vissuta lo stesso Gesù. Nessuno, quindi, può ritenersi né esente né invulnerabile»

 

Dionigi Tettamanzi *

 

 

(G.Ber.) Quaranta pagine per guardare in faccia «Il Grande Tentatore». È proprio questa definizione del diavolo a fare da titolo alla lettera che il cardinale arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi, ha scritto alla sua diocesi per questa quaresima. Un testo pubblicato proprio in un periodo in cui la cronaca sembra volerci portare sempre più spesso a fare i conti con il Maligno, questa presenza misteriosa che la Parola di Dio ci descrive come «principe di questo mondo». Ma chi è il diavolo? E come vivere l'esperienza delle sue tentazioni?

Sono le domande che Tettamanzi affronta nella lettera prendendo come riferimento il dialogo nel deserto tra Gesù e Satana così come è raccontato nel Vangelo di Matteo (4, 1-11). Un brano che non a caso, sottolinea il porporato, la liturgia propone ogni anno durante la quaresima: le tentazioni, infatti, sono una costante della vita cristiana; come insegna la stessa esperienza di Gesù, nessuno può chiamarsene fuori. Si tratta, allora, di imparare dal Maestro come porsi davanti all'azione del «Grande Tentatore». In questo senso Tettamanzi alla fine della lettera propone il decalogo che qui sotto riportiamo integralmente.

In generale, sostiene il porporato, il cristiano oggi è chiamato a uscire dall'ambiguità con cui la nostra cultura guarda alla figura del diavolo: ne nega sdegnosamente l'esistenza, salvo poi indulgere quasi morbosamente su certi intrecci di magia, superstizione e forme maniacali che si richiamano esplicitamente a Satana. È dunque importante porsi nella prospettiva della Parola di Dio, che rivela chi è davvero il Grande Tentatore. In particolare Tettamanzi si sofferma sul sorprendente inizio del brano evangelico in questione: Matteo attribuisce allo Spirito l'iniziativa di condurre Gesù nel deserto. «La tentazione - osserva dunque il cardinale - rientra nel disegno di Dio sull'uomo». Tanto è vero che proprio in questo dialogo con il diavolo la teologia ha da sempre visto una grande pagina di cristologia. Nell'esperienza della tentazione Gesù rivela il suo modo di essere Messia. E mostra al cristiano una via d'uscita a quella grande tentazione radicale cui può essere condotta ogni nostra tentazione: l'amore di sé invece dell'accoglienza della volontà del Padre.

 

1. Non dimenticare che il diavolo esiste. «È menzognero e padre della menzogna» (Giovanni 8, 44). E la prima menzogna, di cui vuole renderci vittime, è di farci credere che non esiste!

2. Non dimenticare che il diavolo è tentatore. Ha tentato Adamo, Israele, lo stesso Gesù. Tenta, ossia mette alla prova e sollecita al male, ogni uomo. La tentazione è, dunque, per tutti e per ciascuno di noi. Non ritenerti né esente né invulnerabile.

3. Non dimenticare che il diavolo è molto intelligente e astuto. Continua a insidiare affascinando, come ha fatto col primo uomo, cui ha mostrato gli aspetti seducenti del frutto proibito «buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza» (Genesi 3, 6).

4. Sii vigilante: negli occhi e nel cuore. E sii forte: nello spirito e nella virtù. Il primo Papa, san Pietro continua a esortarci: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare» (1 Pietro 5,8). E l'apostolo Paolo: «Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove» (Efesini 6, 10-13).

5. Credi fermamente nella vittoria di Cristo sul tentatore. Questa fede tu rende sicuro e imperturbabile di fronte anche all'assalto più violento che può essere sferrato contro di te. Cristo è il più forte: «Se io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio» (Matteo 12, 28).

6. Ricordati che Cristo ti rende partecipe della sua vittoria. È questa la grazia del santo Battesimo, come insegnava san Cirillo di Gerusalemme ai catecumeni del suo tempo: «Il sangue dell'Agnello immolato Cristo Gesù è la forza che espelle i demòni. Il tiranno faraone inseguì il popolo ebreo fino al mare; il demonio, tiranno sfacciato e spudorato principe del male, inseguì la tua anima fino al sacro fonte. Il faraone fu sommerso nel mare: il demonio scompare al tocco dell'onda salutare...» (Catechesi Mistagogica, 1). Ed è questa la grazia degli altri sacramenti, in particolare dell'Eucaristia, «mensa del Signore» in opposizione alla «mensa dei demòni» (1 Corinzi 10,20-22). È questa la grazia che la Chiesa implora per noi nei segni sacramentali, come l'acqua benedetta.

7. Sta in ascolto della Parola di Dio. È ancora Pietro che, di fronte al diavolo quale «leone ruggente», ci ammonisce: «Resistetegli saldi nella fede» (1 Pietro 5,9). E la fede è generata e alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, che è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Salmo 119,105). Gesù replica alle tre sfide di Satana, che si mostra esperto di Scrittura sacra, con un'unica arma: quella della Parola di Dio. Ora «anche il cristiano, che cammina nella foresta dantesca della vita, popolata dalle provocazioni sottili o plateali del benessere, del successo e del potere, deve avere come guida la Parola di Dio, che è "come fuoco che brucia e come martello che spacca la roccia" del male (Geremia 23,29)» (G. Ravasi).

8. Sii umile e ama la mortificazione. Di fronte alla sconfinata superbia del tentatore, che pretende di mettere Gesù prostrato in adorazione ai suoi piedi, occorre rispondere con l'umiltà, con la consapevolezza cioè della propria fragilità e miseria e quindi con la fiducia piena nel Signore. Al riguardo san Cipriano conclude così il suo commento al «Padre nostro»: «Al demonio è concesso potere su di noi a un duplice scopo: darci la pena se pecchiamo, la gloria se superiamo la prova... Quando chiediamo che non ci induca in tentazione, ci viene quindi ricordata la nostra debolezza e fragilità, perché non abbiamo a insuperbirci e ad assumere atteggiamenti orgogliosi e arroganti, gloriandoci della nostra pietà o del nostro spirito di mortificazione. Il Signore stesso ci richiama all'umiltà quando dice: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Matteo 26,41) ...» (Sul Padre nostro).

L'amore poi alla mortificazione, nelle sue più svariate forme e nel senso fondamentale del «possesso» di sé per «spossessarsi», cioè per donare se stessi a Dio e ai fratelli, è necessario per vincere la tentazione, che sempre si risolve nell'invito a scegliere la strada dell'egoismo.

9. Prega sempre, senza stancarti (cfr. Luca 18,1). Il combattimento e la vittoria sulle tentazioni sono possibili solo nella preghiera. È per mezzo della sua preghiera che Gesù vince il Grande Tentatore, fin dall'inizio e nell'ultimo combattimento della sua agonia. Per questo egli ci insegna a pregare: «... e non ci indurre in tentazione (non abbandonarci alla tentazione), ma liberaci dal Male (Matteo 6,13). Di più è al suo stesso combattimento e alla sua agonia che Gesù ci unisce in questa domanda al Padre nostro. Egli stesso ha pregato così: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno» (Giovanni 17,15).

Dell'assoluta necessità della preghiera per vincere la tentazione è testimone la Chiesa nella sua fede ed esperienza quotidiana. A dar voce alla fede della Chiesa è, tra gli altri, sant'Ambrogio, che scrive: «Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. "Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?" (Romani 8,3)» (De sacramentis 5, 30).

10. Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto. È una legge di natura, questa: è l'amore crescente al bene che indebolisce e cancella la seduzione del male, è il fascino totale e totalizzante del bene a far impallidire e scomparire il fascino del male. È soprattutto la linea di vita indicata da Gesù: «Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore... Nessuno può servire a due padroni» (Matteo 6, 21. 24). Per questo, se grazie alla vita dello Spirito intensifichiamo l'adorazione al Dio vivo e vero, egli stesso ci darà di vincere la tentazione che ci attrae al male, agli idoli vuoti e vani.

* cardinale, arcivescovo di Genova

 Dionigi Tettamanzi *