Gli svizzeri
hanno detto ancora una volta no all’Unione Europea. Votando domenica 4 marzo su
un referendum proposto da alcuni gruppi che, con l’appoggio dei “poteri forti”
internazionali, volevano accelerare i tempi dell’ingresso della Svizzera
nellUE, i cittadini elvetici hanno infatti respinto a schiacciante maggioranza
(77%) l’iniziativa “Si all’Europa” che proponeva la creazione di un nuovo
articolo costituzionale per imporre l’adesione immediata della Svizzera
all’Europa di Bruxelles. Con il voto del 4 marzo, i cittadini svizzeri hanno
chiaramente espresso la loro volontà di difendere la sovranità, la democrazia
diretta e l’indipendenza del loro Paese. L’iniziativa dei cosiddetti
“turboeuropeisti” consisteva nel sollecitare di nuovo quello che nel 1992 era
stato sonoramente bocciato: la richiesta di far parte dello Spazio economico
europeo. In due cantoni, Uri e Appenzell, i “no” hanno superato il 90%, mentre
nei Grigioni il “no” ha raggiunto l’85,5% e nel Ticino l’84%.
Tra
i motivi che hanno favorito la vittoria del fronte del no, vi è inoltre la
solidità del franco svizzero, mentre la divisa unica europea è in crisi, e i
ripetuti attacchi di alcuni Paesi della UE (soprattutto Italia e Francia) in
tema di riciclaggio di denaro sporco, che nel Paese alpino sono vissuti come
una sorta di assalto a favore di altre piazze finanziarie europee, soprattutto
quella di Londra.
Una ragione di profonda perplessità è data inoltre dalla creazione di un’armata europea composta da 60.000 soldati professionali in grado di intervenire, per un periodo di un anno, ad una distanza di 4.000 chilometri. In effetti, questa forza di intervento, creata senza alcuna consultazione democratica nelle diverse nazioni europee, potrebbe diventare il braccio di ferro dell’Internazionale Socialista e venire utilizzata anche per riportare l’ordine in qualsiasi paese europeo che fosse tentato di mettere in dubbio il superpotere dei burocrati di Bruxelles.