Corrispondenza Romana, 10-3-2001

 

La Svizzera dice ancora una volta no

 

                Gli svizzeri hanno detto ancora una volta no all’Unione Europea. Votando domenica 4 marzo su un refe­rendum proposto da alcuni gruppi che, con l’appoggio dei “poteri forti” internazionali, volevano accelerare i tempi dell’ingresso della Svizzera nellUE, i cit­tadini elvetici hanno infatti respinto a schiacciante maggioranza (77%) l’iniziativa “Si all’Europa” che proponeva la creazione di un nuovo articolo costituzionale per imporre l’adesione immediata della Svizzera all’Europa di Bruxelles. Con il voto del 4 marzo, i cittadini svizzeri hanno chiaramente espresso la loro volontà di difendere la sovranità, la democrazia diretta e l’indipendenza del loro Paese. L’iniziativa dei cosiddetti “turboeuropeisti” consisteva nel sollecitare di nuovo quello che nel 1992 era stato sonoramente bocciato: la richiesta di far parte dello Spazio economico europeo. In due cantoni, Uri e Appenzell, i “no” hanno superato il 90%, mentre nei Grigioni il “no” ha raggiunto l’85,5% e nel Ticino l’84%.

            Tra i motivi che hanno favorito la vittoria del fronte del no, vi è inoltre la solidità del franco svizzero, mentre la divisa unica europea è in crisi, e i ripetuti attacchi di alcuni Paesi della UE (soprattutto Italia e Francia) in tema di rici­claggio di denaro sporco, che nel Paese alpino sono vissuti come una sorta di assalto a favore di altre piazze finanziarie europee, soprattutto quella di Londra.

            Una ragione di profonda perplessità è data inoltre dalla creazione di un’armata europea composta da 60.000 soldati professionali in grado di intervenire, per un periodo di un anno, ad una distanza di 4.000 chilometri. In effetti, questa forza di intervento, creata senza alcuna consultazione democratica nelle diverse nazioni europee, potrebbe diventare il braccio di ferro dell’Internazionale Socialista e venire utilizzata anche per riportare l’ordine in qualsiasi paese europeo che fosse tentato di mettere in dubbio il superpotere dei burocrati di Bruxelles.