CINA

Povertà dei contadini: i fallimenti del governo

 

Hong Kong (Fides) – La drammatica situazione dei contadini è venuta alla ribalta con l’incidente accaduto il 7 marzo scorso alla scuola di Fanglin (Jiangxi), dove per un’esplosione sono morte 56 persone (secondo le stime dei locali; la versione ufficiale parla solo di 42 morti). Il fatto che piccoli scolari fossero costretti a fabbricare fuochi d’artificio per pagare gli insegnanti è solo uno dei casi di lavoro minorile a cui bambini sono sottoposti per riuscire a sostenere le spese scolastiche o la vita familiare. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Lavoro in Cina lavorano almeno 13,3 milioni di bambini (dai 10 ai 14 anni). D’altra parte i contadini, soprattutto quelli delle zone più lontane dalle grandi città, si trovano da diversi anni a sostenere spese sempre più alte per scuola, salute, vecchiaia. A Fanglin, ad esempio, le spese scolastiche annuali per un bambino sono 300 RMB (Renminbi). Il governo non offre nessun aiuto diretto. Nello stesso tempo, come nel caso di Fanglin, i contadini sono sottomessi ai soprusi del segretario del partito e del capo villaggio che impongono sempre più tasse sulle loro spalle: sugli animali posseduti, sull’acqua, sulle strade, sull’educazione. Il governo centrale ha chiesto ripetutamente di alleviare queste tasse, ma senza risultato. Si calcola che solo nel 1996 i governi locali abbiano raccolto circa 116 miliardi di RMB in tasse illegali!

 

Rivolta contro le tasse

 

A causa di ciò, negli ultimi 5 anni il mondo contadino è divenuto non solo più povero, ma anche più rivoltoso. A Daolin (Hunan, la patria di Mao), nel gennaio ’99, più di 5 mila contadini che chiedevano un abbassamento delle tasse, si sono scontrati con 1500 poliziotti. Una persona è morta, 100 sono stati feriti, 100 imprigionati. Nel periodo ‘99-2000 fatti simili sono avvenuti pure in Sichuan, Henan, Guangxi, Chongqing, Fujian. La ragione è sempre la stessa: tasse troppo alte e ingiuste. La rivolta di Daolin era scoppiata dopo che un contadino, un certo Yan, impossibilitato a pagare, si era avvelenato.

Il rialzo delle tasse è dovuto a soprusi dei capi che si arricchiscono a spese della popolazione, ma anche alla mancanza di vigilanza da parte del governo centrale. Il problema più grave è che gli introiti dei contadini sono diminuiti nel loro potere di acquisto. Per salvare dall’inflazione i salari nelle città, in questi anni il governo ha bloccato i prezzi delle derrate alimentari – che in massima parte i contadini sono costretti a vendere allo stato. Nello stesso tempo, i prezzi di fertilizzanti, macchine agricole, materiale di costruzione sono aumentati. In più, annate molto buone e una caduta dei prezzi della carne di maiale e del grano hanno portato i redditi dei contadini ad essere quasi un terzo di quelli dei salariati nelle città, e cioè in media circa 100 Yuan al mese (20 mila lire). Ciò significa che in media nessun contadino riesce a superare la soglia della povertà fissata dalla Banca Mondiale (1 US$ al giorno, pari circa a 8 RMB).

 

I poveri sono aumentati

 

Le statistiche della Banca Mondiale dicono che in Cina vi sono almeno 300 milioni di poveri. Il China Economic Times, di Pechino, all’inizio di gennaio, riportava che più di metà dei 900 milioni di contadini vive con soli 5,8 RMB al giorno. Parlando all’Assemblea Nazionale del Popolo in corso a Pechino, il premier Zhu Rongji ha invece detto che in Cina vi sono "almeno 80 milioni di poveri". La differenza fra le cifre della Banca Mondiale e quelle del governo misurano l’imbarazzo del potere politico ad ammettere i suoi fallimenti. Nel 1994 il governo aveva infatti lanciato una campagna per eliminare la povertà entro il 2000. Tale programma, pubblicizzato come il toccasana per la società rurale cinese, è invece crollato sotto imprecisione, superficialità, corruzione (Cfr. LUK TAK-CHUEN, The Politics of Poverty Eradication in Rural China, in "China Review 2000", Hong Kong, 2000).

Anzitutto imprecisione: la campagna era cominciata fissando la soglia della povertà alle calorie contenute in 50 RMB di riso o di grano, tenendo fisso per diversi anni il potere d’acquisto di 50 RMB. Questo sebbene l’Ufficio Nazionale di Statistiche avesse fatto notare che, secondo gli standard internazionali, le calorie necessarie per nutrirsi in un giorno sono almeno 2150; il che richiedeva nel ’95 un reddito di almeno 500 RMB e nel ’98 circa 635 RMB. Ancora oggi le misure per stabilire la povertà rimangono imprecise e manipolate dai capi locali, interessati spesso a mostrare statistiche piene di risultati positivi, almeno sulla carta. Inoltre, la sola misura delle calorie necessarie è insufficiente a definire la povertà. Oltre al cibo, sono necessarie altre cose, quali cure mediche, abitazione, educazione, pensioni per l’anzianità.

 

Superficialità: la campagna basa la lotta alla povertà puntando sulla commercializzazione dei prodotti agricoli e sull’incremento di guadagni. Gli investimenti offerti dal governo centrale sono usati in massima parte per costruire fabbriche per la conservazione e lo smercio di prodotti agricoli, ma non per alleviare la povertà e migliorare la produzione agricola. In Sichuan, nella contea di Gang, il governo locale ha voluto attuare un programma per la produzione di vino, senza tener conto del mercato e senza badare alle esigenze dei contadini. Dopo due anni la fabbrica è stata chiusa perché non vi era mercato. Il debito verso il governo centrale intanto era salito fino a 12 milioni di RMB. Altre volte i capi privilegiano le produzioni ad alta qualità, tipiche di estese aziende agricole. La conclusione è che i prodotti dei piccoli contadini rimangono invenduti perché di qualità scadente.

 

Corruzione: molto spesso i "poveri" che vengono aiutati dai programmi sono tutti parenti del capovillaggio; altre volte, i prestiti offerti dal governo vengono usati per scopi diversi (auto; costruzione di palazzi; investimenti in borsa). Nel ’98 la televisione cinese ha perfino denunciato che nell’Hebei, a Yetao, 17 villaggi sono stati elogiati come "villaggi del miglioramento" (better-off level villages, xiaokang cun) mentre erano solo "villaggi di facciata" (image projects, xingxiang gongcheng): il governo locale aveva solo fatto ridipingere le case dall’esterno e si era intascato il prestito governativo.

 

L’entrata nel WTO

 

I tre elementi che hanno fatto crollare il Programma di Eliminazione della Povertà pescano su un dato comune: i poveri contadini non vengono mai ascoltati. Essi non sono partner che definiscono le politiche e le scelte, ma puri fruitori di decisioni altrui.

Dopo l’incidente di Fanglin, all’Assemblea del Popolo alcuni delegati hanno fatto proposte per migliorare la situazione. Zeng Peiyan, Ministro delle Pianificazioni Statali e dello Sviluppo, ha proposto che entro la fine del 2005 il reddito dei contadini aumenti dagli attuali 2253 RMB a 3000 RMB. Ma per alcuni economisti in Cina il futuro dei contadini sarà ancora più nero. Il dott. Wen Tiejun del Centro di Ricerche per l’Economia Rurale, afferma che con l’entrata del paese nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), la concorrenza coi prodotti agricoli stranieri sarà tale che l’agricoltura cinese sarà degradata ad agricoltura di sussistenza. Più di metà della popolazione contadina attuale (900 milioni), per vivere dovrà abbandonare la terra. La soluzione per Wen Tiejun è dare più libertà ai contadini di utilizzare la terra come vogliono (senza produzioni fissate dall’alto), rendendoli anche proprietari delle terre. Finora infatti i contadini cinesi sono solo affittuari dello stato nell’uso del suolo. (Fides 13/03/2001)