KAZAKSTAN
Un nuovo vescovo, già parroco di deportati, ed il "miracolo" di un
lago provvidenziale
Roma (Fides) - Il 19 marzo il papa consacrerà vescovo in san Pietro il nuovo amministratore apostolico della capitale del Kazakstan, Astana, mons. Tomasz Peta, per i cattolici di rito latino. Dal 1990, per quasi dieci anni, mons. Peta è stato parroco del villaggio di Osiornoe, una comunità di esuli cattolici deportati da Stalin, fin dal 1936, dall’Ucraina occidentale in una zona desolata del Kazakistan, a migliaia di chilometri dalla loro patria. Vale la pena di raccontarne la storia straordinaria.
Fino al 1936, dove oggi sorge il villaggio di Osiornoe (in russo: "il posto del lago") non c’era assolutamente nulla, se non una steppa sterminata. Il 17 giugno di quell’anno, ai tempi della collettivizzazione forzata, dall’Ucraina ai confini con la Polonia arrivarono qui mille e cinquecento persone, deportate per ordine di Stalin. Erano cattolici di rito latino, strappati alle loro terre. Dove non c’era nulla i deportati furono obbligati a costruire un Kolkoz, ossia una fattoria collettiva, cui fu messo il nome di "Oriente rosso". Dopo un viaggio estenuante, compiuto attraverso tutta l’Ucraina e la Russia su vagoni bestiame piombati, i sopravvissuti dovettero anzitutto prepararsi a fronteggiare il terribile inverno, in cui si sarebbe arrivati fino a 40 gradi sotto zero, in una zona quasi senza alberi e dove non era neppure facile trovare materiali o arnesi per costruire. Tra i deportati non c’era alcun sacerdote, ma fin dal primo giorno la recita comune del rosario era sentita anche come una sfida estrema al potere ateo che li aveva sradicati da casa e condotti là, ma soprattutto il punto fermo di una fede radicata nel profondo di quegli animi. Il rosario restò il punto costante di identificazione della gente del futuro villaggio. Dopo poco tempo il Kolkoz fu unificato con uno vicino, detto "Avanguardia", da cui prese il nome.
Per 18 anni e fino al 1954, quello della morte di Stalin, fu proibito agli abitanti di "Avanguardia" di uscire dal territorio del villaggio . Del resto la stazione ferroviaria era a 70 chilometri e raggiungibile solo a piedi. Nel 1941 l’inverno fu particolarmente tremendo. Nello stesso anno Hitler attaccava l’Unione Sovietica. E tutte le risorse venivano destinate al fronte. Ad "Avanguardia" molti cominciavano non solo a patire la fame, ma anche a morire, apparentemente dimenticati da tutti. Ma improvvisamente, con un mese di anticipo rispetto al solito, ai primi di marzo
Cominciò un insolito disgelo. E poi, il 25 marzo, si formò un grande lago, in cui apparve subito una incredibile quantità di pesci.
I credenti,
che avevano chiesto con insistenza un intervento soprannaturale alla
intercessione della Madonna, videro nel fenomeno il segno inequivocabile della
Provvidenza. Gli atei (almeno ufficialmente) che comandavano, dopo avere
rimpinzato, come tutti, le pance vuote ed aver organizzato carovane di
automezzi per trasportare quel "ben di Dio" in magazzini statali, si
trovarono a dover cercare una spiegazione "scientifica" dell’evento.
Ancor oggi i credenti ricordano che alcune spiegazioni ufficiali furono
escogitate, per evitare che si parlasse di miracolo. Qualcuno disse che il capo
del Kolkoz aveva gettato in un pozzo un sacco di avanotti (piccolissimi pesci
neonati) , senza però precisare dove li aveva presi, i quali si sarebbero poi
moltiplicati . Qualcun altro, forse appassionato di storie di volo, aveva
sostenuto che alcuni uccelli avevano portato fin là degli avanotti vivi,
tenendoli nel becco, un po’ come le cicogne portano i bambini.
Comunque le voci del miracolo rimasero circoscritte, mentre tutti cominciavano a chiamare quel villaggio di deportati "il posto del lago", Osiornoe appunto.
Dal gulag alla libertà
E il rosario continuava a scandire i tempi di una vita di fede. Ci fu anche la breve presenza di un prete, padre Kucinski che, chiuso in un lager del Kazakstan, fu liberato per soli due anni e andò a risiedere (come domicilio coatto) nella città di Kvasnosimyosk, dove passava la ferrovia. Qualche altro prete, come padre Kioslowski, lettone, clandestinamente si faceva vedere qualche volta.
Nel 1981 padre Jan Pavel Lenga, attuale vescovo di Karaganda, cominciò ad esplorare "quasi ufficialmente" la zona e fu spesso ostacolato dalla polizia. Si preoccupò di servire, come poteva, circa sessanta villaggi della zona.
Nel 1990 arrivò dalla Polonia padre Tomasz Peta, il 22 agosto, festa di Maria Regina. Solo dal maggio precedente la gente di Osiornoe aveva cominciato, col permesso di Mosca, la costruzione di una chiesa, benedetta poi dal cardinal Glemp, primate di Polonia, nel 1992. Frattanto, dal 1991, il Kazakstan era diventato una repubblica indipendente. Nel 1995 la chiesa di Osiornoe divenne Santuario del Kazakstan e fu consacrata a Maria regina della pace. Nel 1997 presso il lago fu posta una statua della Madonna con i pesci, a ricordo del fatto eccezionale del 1941 e dal 1998 su una collina vicina fu posta una grande croce di 12 metri, visibile da molto lontano. Il 6 agosto 1999, padre Tomasz fu promosso dal papa Amministratore Apostolico per i cattolici latini del Kazakstan della vasta zona e venne poi la nomina a vescovo.
Il Kazakstan, al centro del continente eurasiatico, copre una estesa area di 2 milioni e 700mila chilometri quadrati, confinando con Russia, Cina, Kyrgyzstan, Uzbekistan e Turkemenistan, oltre a costeggiare il mar Caspio.
Ha 15 milioni e mezzo di abitanti con la presenza di oltre 100 nazionalità. Il 50 per cento sono kazachi, il 30 per cento russi; tra le restanti popolazioni si possono contare ucraini, tedeschi, polacchi, tartari, uzbeki, bielorussi ed azerbaigiani, ma anche turchi e coreani. (Fides 17/03/2001)