Avvenire, Venerdì 27 Aprile 01 

 

INDAGINE Exodus interroga giovani fra i 14 e i 19 anni. Chiedono più tempo per il dialogo, ma soprattutto più qualità nei rapporti

 

I figli bocciano i genitori «amiconi»

 

Cercano modelli, per imitarli o contestarli. «Non adulti travestiti da ragazzini»

 

Angelo Picariello

 

Milano. Non si sentono capiti, sbottano ritenendo certe regole soffocanti. Ma nell'eterna baruffa genitori-figli qualcosa cambia. Non è giocando a fare i ragazzini-amiconi, che i genitori possono pensare di accorciare le distanze con i figli. I quali, invece, cercano qualcuno a cui guardare. Un modello da seguire. O almeno per confrontarsi, persino per ribellarsi.

Non è l'ennesima analisi dell'esperto, stavolta sono i ragazzi a dare i voti ai loro educatori. Un'indagine promossa dalla fondazione «Exodus» - in occasione dell'uscita del libro di don Antonio Mazzi «Un'ala di riserva» - ha interrogato 635 giovani tra i 14 e i 19 anni. I risultati sono davvero sorprendenti. Sotto accusa la quantità (poca) ma anche la qualità (scarsa) del tempo che genitori e figli trascorrono insieme. E alla domanda: «Quali atteggiamenti dei tuoi genitori ti danno più fastidio?» la risposta più gettonata (29%) è «il voler fare a tutti i costi gli amici dei figli»; segue l'incomunicabilità (23%), l'«eccessiva pressione» (18%), «che pensano solo al loro lavoro» (10%). E a parti invertite, viene chiesto, a che cosa darebbero priorità, i giovani? A essere «punto di riferimento sicuro», risponde un ragazzo su tre. Molti, uno su quattro, anche quelli che pensano che si dovrebbero «trasmettere le regole con l'esempio». Mentre un 15% segnala l'esigenza di non far cadere sui figli i problemi che si vivono col coniuge.

Nell'immaginario dei ragazzi i genitori perdono pericolosamente posizioni. Solo il 21% li colloca al primo posto. Molti di più indicano nell'ordine: l'amicizia, i soldi, la libertà, il divertimento, il diventare famosi, o il partner. Ma questo - scarso - colloquio di che cosa è fatto? Al primo posto più di due su tre indicano «i soldi e i problemi economici», e questo spiega già il poco entusiasmo dei ragazzi. Seguono «i problemi che i genitori hanno tra loro», o «la tv e le notizie». E se il 31% fa riferimento «alla scuola e alla mia giornata», il 26% drammaticamente dice che si parla «di poco o niente». Qualità, ma anche quantità. Solo un ragazzo su quattro passa con i genitori più di tre ore. E per il 18% il tempo si riduce a meno di un'ora. La cena, la sera davanti alla tv, sono i principali momenti in comune. Il pranzo lo è solo per il 17%. Il 57% dei ragazzi vorrebbe che questo tempo con i genitori potesse aumentare. Ma «non sanno capirmi», dice il 32%. «Pensano troppo a loro stessi», dichiara il 21.

Ma allora a quale modello guardare? Al primo posto figura la coppia Cesare-Paolo Maldini. Il capitano del Milan e della Nazionale era annunciato ieri al convegno, presso la sede distaccata della «Cattolica» al Pime, per presentare il libro di don Mazzi. Ma il ritardato rientro degli «azzurri» da Perugia non glielo ha consentito. A interrogarsi sui temi dell'educazione, oltre al fondatore di Exodus, il dj Ringo (che parla da «adolescente, papà e figlio»), il preside di Scienze della formazione Giuseppe Vico, e duecento allievi del corso di laurea in Scienze dell'educazione. «La crisi non risparmia nessuno - ha detto Vico -. Gli adulti rispondono col silenzio, ma per i giovani è inevitabile esplodere con domande». E «in questa vita a rotta di collo va utilizzato bene il poco tempo vissuto insieme, magari cercando di aumentarlo, imparando ad essere bravi genitori. Con un lavoro lungo, sul piano personale, ma la famiglia deve aprirsi a un progetto più grande, al quartiere, alla parrocchia, alla scuola. Ben sapendo che ricette universali - conclude - non ce ne sono». E infatti se ha ragione don Mazzi a dire che «bisogna ritrovare il gusto di seminare, trasmettendo il gusto alla vita», ha ragione anche una studentessa che replica: «L'importante è che cosa si semina. I miei hanno provato a insegnarmi l'esperienza cristiana - dice -, e li ho giudicati "bigotti". Finché quell'incontro non è capitato anche a me, e ho capito che nel mio "sacco" c'era qualcosa da eliminare per alleggerirlo. E ho iniziato a crescere».