GRECIA
La venuta del Papa scioglierà l’odio, sgonfierà le polemiche
Atene (Fides) – "L’atmosfera è ostile, ma il viaggio del Papa lascerà una traccia profonda. Servirà a smitizzare il clima antipapale radicato in Grecia da secoli". Lo afferma in un’intervista a Fides il teologo cattolico greco padre Yannis Spiteris, frate cappuccino docente di Teologia ortodossa in quattro atenei pontifici.
Negli ultimi giorni sono aumentate proteste e manifestazioni (i monaci del Monte Athos hanno persino organizzato una veglia di preghiera "contro il viaggio del Papa"). Dopo il secco "No" dei rappresentanti ufficiali della Chiesa ortodossa greca, il Vaticano ha cancellato dalla delegazione papale il card. Ignace Moussa Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, rifiutato dagli ortodossi perché "uniate" (è Patriarca emerito di Antiochia dei Siri).
Alla vigilia dell’arrivo del Papa ad Atene (4 e 5 maggio) p. Spiteris esprime il suo parere sull’accoglienza che verrà riservata al Pontefice: "Oggi c’è tanto rumore. Ma la gente si accorgerà che il Papa è persona umile, che arriva con una missione di amore. I fedeli ortodossi greci vedranno un sacerdote sofferente, apprezzeranno un Pastore, che viaggia da pellegrino, non da conquistatore. Allora le polemiche si sgonfieranno e tutto l’odio si scioglierà". P. Spiteris è "addolorato e umiliato per la propaganda anti-papista scatenatasi nell’ultimo mese". Ecco il testo dell’intervista rilasciata a Fides.
Può fare una ricostruzione dell’idea e della realizzazione del viaggio?
Prima del Giubileo il Papa, nella lettera Il pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza (1999), aveva espresso il desiderio di visitare l’Areopago, dove ha predicato san Paolo. La Chiesa cattolica aveva inoltrato una richiesta non ufficiale, ma la Chiesa ortodossa greca ha negato il consenso con diversi pretesti: secondo il Santo Sinodo, il Papa doveva chiedere perdono per le offese fatte lungo i secoli, per la quarta crociata del 1204, ritirare alcune verità di fede, insomma convertirsi all’Ortodossia. Oppure venire come capo di stato.
Tutto sembrava sfumato. Ma il presidente greco Stephanopoulos, venuto quest’anno in visita Italia e in Vaticano, ha invitato il Papa. La Chiesa ortodossa si è trovata di fronte a un’alternativa: rifiutare o accettare. Il Santo Sinodo permanente, organo rappresentativo formato da alcuni vescovi, per evitare di scontrarsi con il governo (già è in atto un contenzioso sull’indicazione della religione sulle carte di identità) ha rilasciato, suo malgrado, un nulla osta al viaggio del Papa. Ma ha pubblicato subito un documento che ribadisce la presenza del Papa come capo di stato e il suo pellegrinaggio personale. Il documento sostiene tutte le buone ragioni per non accettare il viaggio e conferma un "sì" con molte riserve.
Quali sono i motivi storici dell’opposizione?
L’ortodossia di lingua greca ha sempre avuto un rifiuto dell’Occidente, dai tempi dell’impero bizantino. Prima della caduta di Costantinopoli (1453) si diceva: "Meglio il turbante turco che la tiara del Papa". Oggi i libri scolastici sono pieni di risentimento, ripetono antichi pregiudizi e narrazioni storiche distorte. I bambini vengono indottrinati contro la Chiesa cattolica, creando un odio radicato sin dall’infanzia, con fatti che nulla hanno a che fare con la realtà odierna. C’è una cultura collettiva anticattolica, antilatina, antipapale.
L’atmosfera anticattolica si è acuita con due recenti fatti storici: il problema dei cattolici di rito orientale e le recenti guerre balcaniche. I greco-cattolici esistono da secoli e non sono mai stati accettati dalla Chiesa ortodossa. Nel ‘900 lo stalinismo li ha accorpati alla Chiesa ortodossa. Dopo la caduta del comunismo, essi sono usciti dalle "catacombe" e hanno rivendicato le loro proprietà, confiscate dallo stato. Gli ortodossi li definiscono in senso dispregiativo "uniati", non hanno digerito il loro ritorno alla Chiesa cattolica, considerato tradimento e frutto di proselitismo.
Nelle guerre balcaniche, la Chiesa ortodossa ha sempre sostenuto le posizioni della Serbia. Milosevic era di casa in Grecia, dove ha denaro e proprietà. Si è addirittura accusato il Papa di fornire armi ai musulmani "contro i nostri fratelli serbi". La Grecia soffre di mania di persecuzione nei riguardi dell’Occidente.
Quali sono i "nodi spinosi" sul piano teologico?
Nella teologia, il fatto più grave è che la maggior parte dei teologi e vescovi ortodossi non riconosce la validità dei Sacramenti dei cattolici, come invece accade ufficialmente (sin dal Concilio Vaticano II) da parte della Chiesa cattolica, che parla di "Chiese sorelle". I vescovi, cioè, non riconoscono l’ecclesialità della Chiesa cattolica, appellandosi al principio della "piena ortodossia". Se una Chiesa non confessa la "piena verità dei fede" è eretica, perciò i suoi sacramenti non sono considerati validi. Il vescovo di Corfù definisce la Chiesa di Roma "organizzazione mondana", creando un clima teologico ostile. Altri nodi sono: il Filioque (cioè da chi procede lo Spirito Santo, se solo "dal Padre" o "dal Padre e dal Figlio"), il primato del Papa, i dogmi mariani del secondo millennio.
Vi sono altre ragioni?
Le difficoltà storiche e teologiche si potrebbero superare se la Chiesa ortodossa greca non fosse scissa e inquinata da fondamentalismi. I movimenti radicali non ammettono nessuna possibilità di riavvicinamento delle Chiese. Rifiutano l’ecumenismo, ogni documento firmato dalle due Chiese sul dialogo, il concetto di "Chiese sorelle", considerando il Papa "radice di tutti i mali". Parecchi metropoliti hanno una mentalità ristretta e pensano che più si è anticattolici, più si è fedeli all’Ortodossia.
Esistono poi organizzazioni para-ecclesiastiche fondamentaliste, che si oppongono alla stessa Chiesa ortodossa ufficiale, e sono fortemente anticattoliche. L’arcivescovo di Atene Christodoulos teme che queste approfittino del viaggio del Papa per attaccare la Chiesa ufficiale e guadagnare terreno.
Altra realtà è quella dei "vetero-calendaristi", che negano il nuovo calendario gregoriano, accettato da Chiesa e governo greco agli inizi del ‘900. Essi sono separati dalla Chiesa ufficiale, sono scismatici e hanno propri vescovi e gerarchia. In Grecia sono quasi un milione. Sono oltremodo tradizionalisti, contrari a ogni relazione con la Chiesa cattolica, considerata la sintesi di tutte le eresie. La Chiesa vetero-calendarista afferma che le sue fila si stanno ingrossando con ‘conversioni’ di fedeli ortodossi. Christodoulos ha sconsigliato al Papa il viaggio perché, secondo lui, accentuerà le divisioni interne della Chiesa ortodossa.
Cosa pensa la gente?
La gente è curiosa ed è intelligente. Anche per la visita ad Atene del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, la gente lo ha visto come Pastore. Nella stima del popolo egli ha superato l’arcivescovo di Atene. Del Papa la gente apprezzerà lo stile pastorale, l’incontro con il popolo, l’abbraccio della folla, l’entusiasmo dei fedeli. La Chiesa ortodossa teme il confronto con il Papa, vedendo la sua capacità di richiamare folle immense di fedeli. In Grecia centinaia di migliaia di cattolici e anche molti ortodossi lo accoglieranno. La gente comune non nutre tanto risentimento. Secondo un recente sondaggio, il 60% dei greci accetta il viaggio del Papa, il 30% non lo vuole, il 10% è indifferente.
Com’è la situazione dei cattolici in Grecia?
I cattolici nativi greci sono 45 mila ma, con la presenza di polacchi, filippini, italiani, si arriva a oltre 200 mila fedeli. Siamo considerati cittadini di serie B: non abbiamo gli stessi diritti degli ortodossi e siamo discriminati, nonostante il dettato costituzionale. Molti hanno paura di dare ai figli il battesimo cattolico, per paura delle difficoltà che essi potranno incontrare nella vita. Esistono ancora i "cripto-cattolici", un fenomeno assurdo in un paese democratico, membro dell’Unione Europea. La visita del Papa è per noi un forte incoraggiamento e conforto. Il Papa conosce la sofferenza dei cattolici greci. Noi amiamo la nostra patria e soffriamo per non essere considerati suoi figli.
Perché questo accade?
C’è una stretta identificazione tra grecità e ortodossia. I cattolici sono considerati "stranieri". La religione identifica la cittadinanza. Per questo la Chiesa ortodossa ha lottato per non togliere l’indicazione della religione dalle carte di identità. Questa connessione fra il piano civile e religioso è eredità del cesaropapismo bizantino. L’impero era una forma di esteriorizzazione della Chiesa, l’Imperatore era il vicario di Cristo e aveva poteri religiosi: nessuna legge ecclesiastica era valida se non promulgata dall’Imperatore. Ancora oggi le leggi della Chiesa sono pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dello Stato. Per questo la Chiesa cattolica non ha diritti, non ha personalità giuridica. La battaglia per il riconoscimento della personalità giuridica è finita davanti alla Corte Europea di Strasburgo che ha dato ragione alla Chiesa cattolica. Il governo greco ha dovuto recepire una sentenza del Tribunale europeo e ha riconosciuto le proprietà della Chiesa, senza concederle lo status di ente giuridico-morale.
Lo stato greco vuole presentarsi come laico e moderno, il presidente Stephanopoulos è persona di grande apertura e intelligenza morale, sebbene soffra l’opposizione della Nuova Democrazia, che acuisce il nazionalismo e si fa paladina dell’ortodossia. La Chiesa cattolica deve fare il gioco dell’Unione Europea, premendo per uno stato laico, libero, moderno, indipendente, che rispetti i diritti delle minoranze. La Chiesa ortodossa demonizza l’Europa, ma ne incamera i fondi, come accaduto per i contributi UE ai monasteri del Monte Athos. (Fides 30/04/2001)