La
Repubblica, 15-5-2001
Famiglie
modello Lilliput
senza
tempo per incontrarsi
Il pranzo?
Scomparso. E ai figli non resta che la cena
Il 40 % dei
bambini mangia a scuola, passa gran parte della giornata con la baby sitter ma
la domenica è sempre una festa
MARIA
NOVELLA DE LUCA
ROMA - Vite
quotidiane di famiglie piccole piccole. Mammapapà più uno, mammapapà più due.
Storie di tribùLilluput del mondo senza bambini, di microcosmi metropolitani
dove il tempo è scandito dai secondi del microonde, di case spesso vuote perchè
il pranzo è un panino ma la cena, al contrario, un evento, la colazione un rito
che si comincia a chiamare breakfast e la festa di compleanno del ragazzino o
ragazzina, spesso unici e singoli in una selva d'adulti, un appuntamento degno
della festa del Santo Patrono. Leggiamola così, sul filo del gioco, la giornata
tipo della famiglia italiana ai tempi della natalità sottozero, delle mamme che
lavorano ma la sera - caschi il mondo - mettono tutti attorno al tavolo, e
spesso a cena e magari anche a dormire c'è il compagno di scuola, perché,
spiega Donata Francescato, psicologa di comunità, «oggi le famiglie con pochi
figli tendono a ricreare con altre famiglie simili una rete alternativa a
quella dei parenti e il tramite di tutto questo è la scuola». Eccola,
attraverso l'orologio della quotidianità e gli occhi dei bambini, la famiglia
polverizzata. Sempre più identica nei ritmi di ogni giorno ai modelli europei,
per ritrovarsi italianissima il sabato, la domenica e nelle feste, con i parenti
riuniti e la torta che cuoce nel forno.
La case.
Scatole troppo silenziose e senza voci. Che si animano quando inizia il
pomeriggio, perché, lo racconta l'ultima indagine dell'Istat sulle abitudini
degli italiani, «sono sempre di più le famiglie che considerano la cena e non
il pranzo il pasto principale della giornata» e il record tocca proprio ai
bambini, con un 39,2% di piccoli che mangiano nelle mense scolastiche. «Il dato
certo - spiega la sociologa Chiara Saraceno - è che il numero degli incontri quotidiani
tra genitori e figli è nettamente diminuito. Soprattutto nelle città medio
grandi. Con il risultato che i bambini passano un'infinità di tempo da soli, o
con i nonni e le baby sitter, una situazione ancora più pesante per chi non ha
fratelli e sorelle. D'altro canto però molti genitori attenti tendono a
compensare questi vuoti enfatizzando invece i momenti comuni come la cena,
inventandone di nuovi, come la prima colazione, i sabati e le domeniche, e ogni
altro rito piccolo o grande da celebrare insieme. Con estremizzazioni che hanno
portato ad un ruolo sempre più dominante dei piccoli nella scelta dei consumi
quotidiani, dalla spesa alle feste da Mc Donald's. Devo dire comunque che vedo
ancora molte madri fare i salti mortali per correre a casa e non lasciare i
figli soli all'ora dei pasti». Con profonde differenze però. Da una indagine
realizzata da una équipe di medicidietologi romani su un campione di scuole
elementari emerge che nel Centro Nord il 40% dei bambini mangia alla mensa, il
60% a casa. Di questo 60% il 45% ha la compagnia di un genitore a tavola, di un
parente (30%), e il 25% di altri, baby sitter probabilmente. Situazione opposta
al Sud, dove quasi l'80% consuma il pranzo in famiglia, a riprova che
nonostante le distanze si accorcino i modelli di restano profondamente diversi
tra Nord e Sud.
Il cibo. Mai
nella storia i minori avevano tanto influenzato le scelte alimentari del
proprio nucleo e - quindi - della società. Bimbi - sottolinea Chiara Saraceno -
«a cui è stato riconosciuto il diritto al desiderio». L'Eurisko, in una recente
inchiesta, ha sottolineato come per i più piccoli il concetto di buono sia
associato a piatti tipo pasta, lasagne, riso giallo, cotolette, wurstel,
merendine e cioccolato, mentre cattivi sono minestre, verdure, formaggi, pesce
e insalate. Nulla di nuovo, si può dire, riflettendo sui gusti dell'infanzia,
ma la novità è che gli adulti quando riempiono il carrello della spesa scelgono
i cibi esattamente come li vogliono i loro, i figli merendinaboys.
Eppure nella filigrana di questa vita quotidiana nell'Italia dell'1,18 nascite per donna, si scopre che nel tempo che c'è genitori e figli fanno un bel po' di cose insieme. E anzi i senzafratelli «fruiscono» più dei loro coetanei dell'attenzione di mamma e papà. L'Istat racconta che circa l'80% dei ragazzini tra i 3 e i 5 anni ogni giorno guarda un cartone, ascolta una storia o va al parco con i genitori (sempre più forte la presenza delle mamme). E se la mamma è in ufficio c'è la mamma del compagno di scuola, ultima, nuovissima, sostituta di zie e nonne. Un modello sociale che Donata Francescato ha ben delineato nel libro Amore e potere. «Per allevare un bambino ci vuole un villaggio. Il nuovo villaggio dei bimbi dove i genitori creano una rete di solidarietà, è la scuola. Tra un accompagnare in piscina o a basket, nell'incontrarsi dei bambini a casa di uno o a casa dell'altro, accade sempre più spesso che i genitori dei compagni diventino amici tra di loro. Ricreando quel villaggio che assicura anche ai figli unici un collettivo dove crescere senza sentirsi troppo soli».