Corrispondenza Romana, 19-5-2001

 

Tribunale della Carolina del Sud equipara il feto al bambino

 

                Un tribunale della Carolina del Sud ha condannato a 12 anni di prigione la ventiquattrenne Regina McKnight per aver causato il decesso del bambino che portava in grembo fumando crack (una droga sinte­tica) durante la gravidanza. Il piccolo è nato morto nel 1999, dopo 35 settimane di gestazione.

                I giudici hanno applicato una legge della Carolina del Sud, uno degli stati roccaforte del movimento an­tiabortista americano, approvata nel 1996, secondo la quale non appena abbia raggiunto l’autosufficienza e può dunque sopravvivere da solo al di fuori dell’utero, il feto deve essere considerato “un bambino a tutti gli effetti”. La larga maggioranza dei cittadini della Carolina del Sud condivide questa legge.

                Il verdetto - il primo del genere nella storia degli Stati Uniti - ha subito scatenato le proteste degli aborti­sti. “E’ un fatto gravissimo che spiana la strada ad altri tipi di azioni legali contro le donne”, ha commentato Windy Anderson, direttrice esecutiva del South Carolina Advocates for Pregnant Women, associazione abortista. Alcuni giorni fa la Camera dei rappresentanti di Washington ha approvato una legge che equipara il feto a un neonato, rendendo possibile l’incriminazione per omicidio di chi aggredisce una donna incinta pro­vo­cando la morte del bambino. “Una decisione - hanno protestato le femministe - che nell’America di George W. Bush può solo preludere alla messa al bando dell’aborto” (“Corriere della Sera”, 18 maggio 2001).