Kabul. Distintivi e abiti gialli per i
non islamici. Per ora la misura si applica solo a Kandahar, quartier generale
dei taleban, ma presto dovrebbe essere estesa a tutto l’Afghanistan.
La notizia è
stata confermata ieri sera dal ministro per la Promozione della virtù e la
prevenzione del vizio Maulawi Abdul Wali, in risposta alla notizia data
dall’agenzia indiana Uni, secondo cui sarebbe già entrato in vigore un decreto
che obbliga tutti gli indù residenti nel Paese a indossare vestiti gialli o
arancioni e a mettere una bandiera gialla sulle proprie case. Il ministro degli
Esteri indiano aveva subito protestato energicamente contro la misura
discriminatoria verso la minoranza induista in Afghanistan.
La Uni
affermava di essere entrata in possesso di copia del decreto, che impone agli
uomini di vestirsi con i loro tradizionali abiti religiosi di color arancione e
proibisce loro di portare il turbante. Alle donne viene imposto di coprirsi
interamente con un velo di colore giallo con due piccoli fiori in
corrispondenza degli occhi. Alle famiglie viene imposto di esporre un drappo
giallo (che internazionalmente è un segno di infezione) di almeno due metro
fuori dalle loro case. Inoltre, agli indù viene fatto divieto di vivere con
musulmani e verrà loro vietato, d’ora in avanti, di costruire nuovi luoghi di
preghiera indù.
Il ministro
taleban da una parte ha smentito che un decreto del genero sia già in vigore
sul territorio nazionale, pur confermandone l’esistenza nella città di
Kandahar. Ma dall’altra parte ha precisato che il decreto non riguarda i soli
indù, bensì tutti i non islamici, e che si attende soltanto una “fatwa”
(decreto religioso islamico) per approvarne l’estensione su tutto il territorio
nazionale.