Avvenire, 23 Maggio 2001 

 

EMERGENZA – Il censimento rivela un crescente squilibrio tra i sessi. «Colpa» di cultura e controllo delle nascite

 

In India un futuro senza donne

 

Allarme per l'aborto selettivo: test vietati ma il fenomeno sta esplodendo

 

 

Anto Akkara

 

New Delhi. Lo scorso 4 maggio il ministro della Sanità indiano C.P. Takur ha mandato un duro avvertimento ai medici minacciando la revoca delle loro licenze per l'esercizio della pratica medica se continueranno a praticare feticidi femminili malgrado il divieto di legge.

Data l'ampia preferenza per i figli maschi dovuta a tradizioni secolari e alla religione indù e alle onerose doti richieste alle donne per il matrimonio, le donne incinte sono terrorizzate all'idea di avere una figlia femmina. Così con questa angoscia per evitare la nascita di figlie «non volute», molte donne si sottopongono (alcune sono forzate) a test clandestini per riconoscere il sesso dei nascituri e abortiscono se il feto è femmina. Le attiviste femminili dicono che sono milioni le bambine che così mancano all'appello mentre il feticidio femminile si sta rapidamente diffondendo dalle grandi città ai centri urbani più piccoli fino ai villaggi dove è disponibile la tecnologia medica adeguata.

L'ultimo allarme sul crescente fenomeno del feticidio femminile, lanciato da tutte le autorità - dalla Corte suprema federale al governo - segue «gli agghiaccianti risultati» usciti dal Censimento nazionale, e resi noti lo scorso mese. Anche se il rapporto fra sessi rimane fermo a livello nazionale con 930 donne per mille uomini, si assiste in molte aree dell'India a un rapido declino della componente femminile tra i bambini al di sotto dei 6 anni, con punte che arrivano alle 800 femmine per mille uomini. La causa è ovviamente la pratica del feticidio femminile.

Il Censimento 2001 rivela inoltre che questa pratica, fino a pochi anni fa circoscritta a pochi Stati, si è ormai diffusa in tutto il Paese. Così il governo ha invocato «un intervento serio e immediato» da parte dei governi dei singoli Stati per mettere un freno ai feticidi femminili. A loro volta, i governi degli Stati hanno chiesto al Dipartimento federale per lo sviluppo delle donne e dei bambini di redigere un piano d'azione, ammettendo con questo che «evidentemente la legge del 1994 su "Regolazione e prevenzione degli abusi in materia di tecniche diagnostiche pre natali", che avrebbe dovuto prevenire il fetcidio femminile, non è stata applicata seriamente». Il governo adottò questa legge nel 1994 dopo che il censimento del 1991 aveva già registrato un forte calo della natalità femminile. Se all'inizio del secolo il rapporto era di 971 donne per mille uomini, nel 1991 era sceso a 927. La legge vieta i test per la determinazione del sesso e prevede multe e anche il carcere per i medici che rivelano il sesso dei nascituri ai genitori. Ma la norma, approvata con grande clamore, in realtà è rimasta lettera morta. Sei anni dopo la sua approvazione, non un solo medico è stato non solo condannato, ma neanche incriminato malgrado ogni giorno in tutto il Paese vengano praticati migliaia di feticidi femminili. Medici e genitori sono in realtà complici: i primi forniscono ai genitori soltanto referti orali, e questi - in caso di feti femminili - procedono poi con l'aborto nelle cliniche che si trovano ad ogni angolo del Paese. Così le autorità incaricate di attuare la legge non sono neanche in grado di trovare le prove contro chi viola la legge.

In ogni caso, alla radice di questa impennata negli aborti selettivi, sta proprio la politica dei vari governi federali indiani che si sono succeduti dagli anni '70. Proprio nel 1971 l'India è diventata il primo Paese a legalizzare l'aborto senza alcuna restrizione. L'aborto da allora è parte integrante dei programmi di controllo delle nascite, che l'attuale governo ha rilanciato in grande stile partendo dalla considerazione che la popolazione è già di un miliardo di persone, e se ne aggiungono 15 milioni ogni anno. Così ogni donna incinta - sposata o meno - può andare da qualsiasi dottore privato per l'aborto o in qualsiasi ospedale statale, dove l'intervento è totalmente gratuito. Addirittura medici senza scrupoli arrivano a fare pubblicità con dei cartelloni lungo le strade per mostrare i prezzi competitivi praticati per gli interventi abortivi. La campagna per il controllo delle nascite, rilanciata recentemente dal governo nazionalista, è destinata perciò ad aggravare e non limitare il fenomeno del feticidio femminile. Ne è un esempio la crescita rapidissima di cliniche per aborti nelle aree urbane degli stati del Punjab e dell'Haryana che già nel censimento del 1991 risultavano essere gli stati con la più bassa nascita femminile (rispettivamente 882 e 875 ogni mille maschi).

L'obbligo di limitare le nascite non fa altro che esasperare una tendenza già in atto, e che affonda le radici nella religione indù, secondo cui i genitori non possono ottenere la salvezza se non hanno un figlio maschio per celebrare i loro ultimi riti. Tale credenza è alla base della necessità della dote che si accompagna alle figlie femmine per farle sposare. Di fatto, i genitori delle figlie femmine lottano tutta la vita per pagare la dote. Le conseguenze sociali del «problema dote» sono nefaste: ogni anno 25mila giovani spose vengono arse vive, mentre centinaia di migliaia di altre sono costrette a una vita infernale dai parenti del marito che mettono in atto ogni tipo di tortuta fisica e psicologica per punirle in caso di mancata corresponsione della dote. Così, speculando sulla paura dei genitori di avere una figlia femmina, il ricco mercato clandestino del feticidio femminile prospera malgrado i divieti.

(traduzione di Riccardo Cascioli)