Avvenire,
24 Maggio 2001
Luisa
Santolini (Forum): si rischia una complicità inconscia, ma pericolosa. Per lo
scrittore Claudio Camarca «dovrebbero essere antenne capaci di cogliere i
segnali del disagio della società». Lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro avverte che «l'infanzia è un tema sul quale non
si può giocare, la tolleranza non va ammessa»
Sulla
pedofilia silenzi che pesano
Intellettuali
sotto accusa. «Manca una vera mobilitazione»
Antonio
Giorgi
Milano. Il
regista Paolo Modugno, che ha diretto "Territori d'ombra", pellicola
che rappresenta il dramma dei bambini venduti e violati, davanti all'ostracismo
che la sua opera sta subendo (un solo mese di proiezioni in una sala di Roma,
poi l'uscita dal circuito) ha finito per farsene una ragione: «Nelle sale
normali il film non entra per il semplice fatto che in Italia la pedofilia è
ancora un tabù. I discorsi che faccio danno fastidio, non sono accettati». Così
"Territori d'ombra" sarà proiettato nei circuiti alternativi, ma
arriverà anche nelle scuole di ogni ordine e grado. Perchè almeno loro - i
giovani - capiscano. E dopo aver capito si schierino dalla parte di non può
difendersi con le proprie forze.
L'orrore della
pedofilia torna a guadagnarsi i titoloni delle prime pagine, conquista l'apertura
dei notiziari radiofonici e televisivi, fa audience con gli speciali. La maxi
indagine di Roma che ha sollevato il coperchio di un immondo calderone di
violenza, brutalità e perversione è l'argomento del giorno, ma fino a quando?
Domanda
legittima. L'opinione pubblica propensa ad indignarsi oggi sotto l'onda d'urto
della reazione emotiva, sarà propensa domani a dimenticare. E poi, c'è vera
indignazione, ci sono le manifestazioni di piazza che ha conosciuto ad esempio
il Belgio quando fu scosso dal suo scandalo della pedofilia? E gli
intellettuali, i maitres-à-penser variamente schierati, riveriti, corteggiati,
intervistati, coscienza critica della comunità, cosa dicono e cosa fanno?
«Silenzio
complice, il loro. Magari fatto di una complicità inconscia, ma pericolosa»,
lamenta Maria Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni
familiari. «Una denuncia corale non c'è, non si coglie, non si ascolta. Su
materie così delicate tocca a loro tenere alta la cultura di un popolo e la
sensibilità generale».
Claudio
Camarca, scrittore (tra le sue opere "I santi innocenti", un viaggio
nella pedofilia, e il recente "Sos pedofilia", conversazione con M.
Rita Parsi) aborre le sfumature diplomatiche: «Ma quali intellettuali? Esistono
gli intellettuali? O sanno parlare solo di televisione, di conflitto di
interesse e cose del genere? Dovrebbero essere le antenne capaci di cogliere i
segnali del disagio della società, perché non lo fanno?»
Forse
l'intellettuale è solo lo specchio della massa, del grande grumo di gente
comune, oggi magari forcaiola, tra una settimana intrappolata nella rete
dell'oblio. «Comunque non è vero che l'Italia delle persone normali sappia
indignarsi poco», obietta Fulvio Scaparro, psicoterapeuta. «In Belgio ci sono
state anche grandi manifestazioni di piazza dopo lo scandalo che scosse il
paese, ma entravano in gioco implicazioni diverse, giravano voci di protezioni
politiche dei personaggi coinvolti. Da noi mi sembra che la pedofilia sia una
delle cose capaci di coagulare il sacrosanto allarme degli italiani, anche se
non vorrei che alla fine si vedessero pedofili dappertutto. In realtà la difesa
dell'infanzia è una delle cittadelle ancora ben munite».
Scaparronon
infierisce sugli intellettuali, non li vede collocati in una sorta di area
grigia, indefinibile. «Per quello che ne so io la tutela dell'infanzia e
dell'adolescenza è per l'uomo di cultura uno dei pochi spazi ancora
sufficientemente sacri. L'infanzia è un tema sul quale non si può giocare, ogni
volta che uno approfitta di un'altro - debole e indifeso - diventa soggetto da
condannare. Nella pedofilia all'inizio c'è sempre un adulto che approfitta del
più debole. Allora la tolleranza non va ammessa».
L'intellettuale
corrivo, che sta nel suo guscio e vive «lontano anni luce dai problemi reali
della società» è un soggetto che riesce a mandare in bestia Claudio Camarca. È
un personaggio che si incontra per strada, che è facile osservare tutti i
giorni. E' colui che «ha perduto il principio della responsabilità personale»,
che non ha capito che la pedofilia «è un vero atto di potere compiuto ai danni
di chi potere non ha». E poi c'è l'uomo di cultura che diventa complice
oggettivo, se non peggio. Lo scrittore romano ha parole durissime: «Sì, molti
sedicenti intellettuali sono i mandanti della pedofilia in Italia. Magari vanno
in televisione a sostenere che la pedofilia è un fatto naturale, che la
pedofilia "dolce" non è un male. Storie, menzogne. La cosiddetta
pedofilia "dolce" è la peggiore, le lusinghe creano nel bambino un
contesto di ambiguità terribile. La violenza può anche essere spiegata, e
allora il mostro lo identifichi, ma chi ti lusinga ti fa credere invece di
essere tu, il bimbo, la parte attiva».
Ce n'è per
tutti, maitres-à-penser e gente comune, rispettabile, capace di indignarsi ad
orologeria e poi di farsi gli affari suoi con grande disinvoltura e noncuranza.
«Abbiamo dimenticato i bambini, perchè non votano. Non andiamo in piazza, non
facciamo una marche blanche come in Belgio perché li abbiamo cancellati dalla
nostra vita.Bisognerebbe prevenire e invece parliamo di questi drammi solo
davanti al fatto compiuto. La pedofilia è una sociopatia, un male della
società».
Giuseppe
Notarstefano, responsabile nazionale dell'Azione Cattolica ragazzi, vorrebbe -
dall'uomo della strada e dall'uomo di cultura, unificati in una democratico
assetto di par condicio - una indignazione che dalle parole si trasformasse in
impegno non di facciata. Invoca l'intolleranza. «Contro la pedofilia va sempre
tenuta alta».