Avvenire, 24 Maggio 2001 

 

QUELLA REAZIONE TIEPIDA DEVE GELARCI

 

Lucetta Scaraffia

 

 

La reazione degli italiani alla notizia della mostruosa rete di pedofili scoperta a Roma, in azione da lungo tempo e che coinvolge figure apparentemente insospettabili come un bidello, un ex-poliziotto, un medico di chiara fama, è parsa - sottolineiamo la cautela - tiepida. Nessuna manifestazione pubblica, nessun dibattito televisivo, nessun trasporto collettivo come era avvenuto, invece, fin quasi all'eccesso, per il caso di Erika.

Un silenzio sgomento e imbarazzato avvolge questa storia inquietante. Forse siamo così silenziosi perché si tratta non di un fatto terribile ma eccezionale, quanto piuttosto di una violenza protratta nel tempo ed immersa nella normalità.

Normale è la scuola dove venivano filmati gli incontri, normali le vite dei ragazzini coinvolti.

Queste orribili prevaricazioni non coinvolgevano infatti ragazzini emarginati, vissuti al di fuori della "società civile". Le interviste parlano di bambini con camerette pulite, piene di libri, con famiglie più o meno normali.

La cosa che più stupisce, nelle loro narrazioni, è che nessuno controllasse cosa facessero, dove andassero questi ragazzini di 12 o 13 anni, appena usciti dall'infanzia. Si tratta di una fascia d'età particolarmente a rischio: durante le elementari, infatti, potevano rimanere a scuola fino alle 17 e poi, in genere, tornavano a casa accompagnati, considerati troppo piccoli per stare soli. Alle medie, tutto cambia: la scuola finisce intorno alle 13 e, se i genitori, come accade spesso, lavorano entrambi, essi sono considerati abbastanza adulti da tornare a casa da soli, prepararsi da mangiare, organizzarsi il pomeriggio. Essi stessi, desiderosi di "fare i grandi", accolgono spesso con entusiasmo una simile prospettiva di autonomia, che si può rivelare, in molti casi, un pericolo. La tentazione di fuggire da una casa momentaneamente vuota, dove li attende lo svolgimento dei compiti o, nella migliore delle ipotesi, la televisione, e andare invece in giro con "amici" gentili, generosi, che li adulano e li fanno sentire importanti, è senza dubbio forte. Gli adescatori di bambini, infatti - e lo si legge nel loro manuale di "seduzione" -, hanno capito che l'arma vincente è proprio l'attenzione verso i bambini trascurati. Adulti che si interessavano a loro, che si ricordavano dolci e giochi preferiti, venivano a riempire così il vuoto delle loro giornate, delle loro case.

Il nostro silenzio è imbarazzato perché siamo noi, persone, normali, che li lasciamo soli, facili prede per quello che può loro sembrare un surrogato di affetto.