Avvenire,
1 Giugno 2001
ROMA
Il rettore: non solo tecnica, occorre andare ai principi di ogni disciplina
Nasce
l'Università della vita
Al
«Regina apostolorum» una facoltà di Bioetica
Gianni
Santamaria
«Forse la
bioetica è una di quelle materie che sono lo specchio della complessità della
società e della cultura di oggi. Spesso si rinunzia ad affrontarla e si rimane
sul tecnico. Bisogna, invece, avere il coraggio di elevarsi, per andare ai
principi in cui si ritrova l'unità tra i vari saperi». È questa l'esigenza che
sta alla base della «prima facoltà di Bioetica al mondo», come spiega il
rettore della Pontificia Università «Regina apostolorum» - che ha preso
l'iniziativa - padre Paolo Scarafoni.
L'ateneo retto
dai «Legionari di Cristo» farà partire i corsi ad ottobre e li affida per i
vari ambiti coinvolti ad autorevoli specialisti di tutto il mondo: dall'Europa
alle Americhe (Messico, Argentina e Usa) all'Australia. Esperti di bioetica
medica, come monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia
per la vita e direttore del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di
Roma, e lo statunitense Edmund Pellegrino, che insegna alla Georgetown
University, si affiancano a teologi come il cardinale Dionigi Tettamanzi e il
gesuita padre Ivan Fucek. A filosofi, come il tedesco Robert Spaeman e
Francesco D'Agostino presidente onorario del Comitato nazionale di Bioetica.
Arrivando anche a giuristi come il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre e
a politici come Carlo Casini. Intento della facoltà è infatti quello di
"attrezzare" persone in grado di dare un apporto anche nel campo
della legislazione.
L'intreccio
tra tutti questi aspetti è il punto di forza dell'iniziativa. «È la
completezza, cioè l'interdisciplinarietà, il voler raccogliere tutti i dati
delle scienze implicate ciò che vogliamo ci caratterizzi», prosegue Scarafoni.
Oggi, dice «è difficile trovare chi metta la centro l'antropologia o aspetti
come la legislazione. È logico che alcuni insegnamenti affronteranno gli
aspetti tecnici. Però per avere persone realmente competenti occorre non
isolare un ambito del sapere, ma vedere come tutti sono intrecciati».
Una
"sinergia" cui ha richiamato anche Giovanni Paolo II nella Humanae
vitae, per portare avanti «una strategia in favore della vita». Per rispondere
a questo appello da 5 anni l'ateneo dispone di un corso di diploma in Bioetica,
in collaborazione con il centro di monsignor Sgreccia. Ed è questa esperienza
che ha portato a individuare la necessità di istituire una vera e propria
facoltà.
Essa si pone
un compito non solo formativo ma anche di ricerca vera propria. «Siamo di
fronte a una sfida - riprende Scarafoni - riuscire a capire e studiare in modo
attento le evoluzioni del presente da un punto di vista scientifico. Per poter
risolvere i problemi sempre nuovi che si presentano grazie allo sviluppo
tecnologico e che per ora si risolvono in base a criteri che vanno verificati.
In questo la ricerca è fondamentale», conclude il rettore.
Anche
l'aspetto applicativo è molto forte. Chi uscirà da questo corso potrà
impegnarsi nelle varie commissioni ecclesiali ai vari livelli, nel mondo della
sanità, nei centri di aiuto alla vita e di consulenza familiare. Tutti ambiti
dove la conoscenza interdisciplinare fornita può esser d'aiuto per affrontare i
«casi» concreti.
La struttura
del corso di laurea interno alla facoltà prevede i tre gradi classici:
baccalaureato, licenza e dottorato. Sono previsti percorsi interni per chi
studia altre materie all'interno del «Regina apostolorum». Chi invece avesse
già fattto studi universitari di altro tipo può accedere al baccalureato
biennale. Un anno in più, propedeutico, viene richiesto a chi viene dal liceo.
(Informazioni
più dettagliate si trovano al sito internet www.upra.it/facbioit.htm o al telefono
06/66527840).
Gianni
Santamaria