Il
Tempo, Martedì 19 Giugno 2001
L’appello del
Pontefice su aborto e bioetica durante il meeting internazionale degli
ostetrici e ginecologi cattolici
Agli operatori
sanitari: «Non cedete alla tentazione di manipolare la vita, siatene i custodi»
di
MARTA MIARI
CITTÀ DEL
VATICANO - L'obiezione di coscienza dei medici a proposito di aborto e bioetica
deve essere «rispettata da tutti, specialmente dai legislatori». Lo chiede il
Papa, invocando anche formazione e pratica professionale «rispettose della
coscienza» dei medici, divisi tra morale cristiana e un'etica che non vi
corrisponde.
Papa Wojtyla,
in un'analisi a tutto campo sulle tensioni e i conflitti di coscienza dei
credenti che operano nella medicina e nella ricerca scientifica, chiede inoltre
uno sforzo alle istituzioni sanitarie della Chiesa per conformarsi al magistero
cattolico «in ogni aspetto della pratica ginecologica e ostetrica, compresa la
ricerca che riguarda gli embrioni».
Rivolto ai
partecipanti al meeting internazionale degli ostetrici e ginecologi cattolici,
che ha ricevuto ieri in Vaticano, Giovanni Paolo II ha fatto il punto sulla
situazione, ha parlato di «tensioni tra etica in generale e morale cattolica» e
ha incoraggiato medici e operatori a non cedere alla tentazione di
«abbandonare».
Ginecologi,
ostetrici, infermieri e medici cattolici, ha ricordato il Pontefice, «sono
sempre chiamati ad essere servitori e custodi della vita», soprattutto
«nell'attuale contesto sociale, in cui scienza e pratica medica rischiano di
perdere di vista la lora intrinseca dimensione etica» e cedere alla tentazione
di diventare «manipolatori della vita, o persino agenti di morte».
Non c'è più
consonanza, ha rilevato, tra etica in generale e morale cattolica: «La
disponibiltà di contraccettivi e medicinali abortivi, le nuove minacce alla
vita nelle legislazioni di alcuni paesi, alcuni usi delle diagnosi prenatali,
la diffusione delle tecniche di fecondazione in vitro, la conseguente produzione
di embrioni per combattere la sterilità, ma anche la loro destinazione alla
ricerca scientifica, l'uso delle cellule staminali embrionali per lo sviluppo
di tessuti per la cura di malattie degenerative, e i progetti di clonazione
parziale o totale già attuati con gli animali: tutto ciò - ha sottolineato il
Papa - ha cambiato radicalmente la situazione». Medici e infermieri cattolici
sono «attirati in queste tensioni e cambiamenti e esposti a una ideologia
sociale che chiede loro di essere agenti del concetto di "salute
riproduttiva" basato sulle nuove tecnologie della riproduzione». «Ma - ha
aggiunto - a dispetto di queste pressioni sulla propria coscienza, molti ancora
riconoscono la propria responsabilità come medici specialistici di prendersi cura
dei più deboli tra gli esseri umani, e di difendere quanti non hanno potere
economico o sociale».
Questi
conflitti, ha rilevato il Papa, «possono spingere al dilemma se abbandonare la
professione medica o compromettere le proprie convinzioni, e di fronte a questa
tensione dobbiamo ricordare che c'è una strada di mezzo pronta per i lavoratori
della sanità cattolici che restano fedeli alla propria coscienza». «È la strada
- ha detto - dell'obiezione di coscienza, che deve essere rispettata da tutti,
specialmente dai legislatori».
«Deve essere
garantito nella legge e nella pratica - ha aggiunto Giovanni Paolo II - il
diritto a un addestramento professionale e a una pratica che sia rispettosa
della coscienza». In questo anche le università e ospedali cattolici hanno un
loro ruolo, e «sono chiamati a seguire le direttive del magistero della Chiesa
in ogni aspetto della pratica ostetrica e ginecologica, compresa la ricerca che
coinvolge gli embrioni».