RUSSIA-VATICANO
Diciamo "Ucraina" e intendiamo "Russia"?
Le sfumature russe nella visita del Papa in Ucraina

 

Lviv (Fides) - A commento della visita del Papa in Ucraina e sulle conseguenze per un rapporto fra Roma e Mosca, Fides ha ricevuto un editoriale di Viktor Chrul, direttore a Mosca del settimanale cattolico "Svet Evangelija" (la Voce del Vangelo). Il dott. Chrul è al seguito del Papa in Ucraina ed è portavoce dell’arcivescovo di Mosca mons. Tadeusz Kondrusiewicz.

 

In diverse conferenze-stampa il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls ha dichiarato che la visita del Papa in Ucraina ha significato per se stessa, al di fuori del contesto russo. I giornalisti però insistono nel legarla al dialogo Russia-Vaticano, segnando le tappe del pellegrinaggio del Pontefice da Kiev a Mosca attraverso le prossime stazioni annunciate, Erevan (Armenia) e Astana (Kazachstan).

 

Tutto il mondo continua a ripetere che il Papa desidera visitare due paesi, la Russia e la Cina. La Cina, a causa delle ragioni politiche, rimane un sogno lontano. Alla Russia egli si avvicina a tappe forzate. Si parla di una sempre più stringente "circonvallazione vaticana" attorno a Mosca: tra poco non resteranno vicini di casa che non siano stati visitati da Giovanni Paolo II. Lituania, Lettonia ed Estonia nel 1993, oggi l’Ucraina, l’anno scorso la Georgia, nel prossimo futuro l’Armenia e il Kazachstan. Si parla anche della Bielorussia, anche se la visita in questi giorni di Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie a Brest ha probabilmente rafforzato le "barriere difensive" innalzate dal presidente Aleksandr Lukashenko, contrario ad incontrare il Pontefice.

 

Prima del viaggio in Ucraina i cattolici russi si sono visibilmente esaltati. In alcune conferenze-stampa hanno annunciato pubblicamente il proprio invito al Papa di Roma, e il capo della Conferenza episcopale nazionale, l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, ha ricordato che esistono gia’ tutte le condizioni necessarie alla visita. Il Patriarcato di Mosca ha reagito immediatamente, giudicando l’invito dei cattolici russi "un’ingerenza negli affari interni della Russia e una pressione sulle autorita’ statali".

 

Durante le Messe celebrate da Giovanni Paolo II a Kiev spiccavano i cartelli scritti in ucraino "Invitiamo il Papa a Mosca", e i giornalisti hanno dato la caccia all’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz in cerca di commenti. Il portavoce del Vaticano ha cercato di far depositare il polverone, ripetendo che l’Ucraina interessa al Papa di per se, essendo un grande paese e non una tappa di transito nel cammino verso Mosca (il che e’ assolutamente corretto). Tuttavia egli non ha escluso la visita, ricordando che in Grecia tutto si decise in due mesi.

 

Il momento culminante e’ stato l’incontro di Giovanni Paolo II con i rappresentanti religiosi alla Filarmonica di Kiev, quando il Papa ha incontrato il Patriarca di Kiev e di tutta la Rus’-Ucraina Filarete, non riconosciuto da alcuna Chiesa ortodossa. Tale avvenimento ha suscitato reazioni diverse. Il rappresentante del Reparto Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, Igor Vyzhanov, ha comunicato subito al centro-stampa di Kiev che tale atto "avra’ conseguenze assai negative per lo sviluppo successivo del dialogo cattolico-ortodosso", mentre il redattore-capo della rivista "NG-religija" Maksim Shevcenko, al contrario, ha apprezzato altamente il comportamento del Papa, come uomo saggio e nobile, che ha saputo mantenere un’alta dignita’ prendendo le distanze, per quanto lo permetteva il protocollo, dai capi delle Chiese non canoniche.

 

Tra l’altro, proprio alla vigilia della visita del papa in Ucraina, l’agenzia ortodossa "Linea russa" ha pubblicato un pamphlet dal titolo "La crociata di Papa Wojtyla", sulla cui copertina era disegnata la cartina della Russia con la "freccia" strategica puntata su Mosca. Nel pamphlet, che viene reclamizzato su Internet e diffuso nelle parrocchie ortodosse, sono riportati articoli del Patriarca di Mosca Alessio II, del metropolita Vladimir di Kiev, dell’arcivescovo Avgustin di Lvov e di altri gerarchi della Chiesa Ortodossa Russa, il cui contenuto si riassume nel giudizio che la visita del Papa in Ucraina e’ una sfida all’Ortodossia. Nel libretto la visita viene chiamata "invasione dei popoli stranieri", "profanazione della terra dei padri", "minaccia della patria". Si esprimono pure appelli a "difendere la fede ortodossa dalla bestemmia" e a ricordare "quando i cosacchi bastonarono i polacchi".

 

Eppure, dopo l’incontro del Papa con il Patriarca Filarete, non c’e’ stata (ancora) alcuna reazione ufficiale del Patriarcato di Mosca. Tale silenzio puo’ anche evolvere verso un significativo peggioramento delle relazioni, fino alla cessazione dei contatti ufficiali. Di certo non aumentano le probabilita’ che il Patriarca Alessio acconsenta alla visita del Papa a Mosca. Tuttavia questo non impedisce al Patriarca di accogliere a Mosca le reliquie di San Nicola di Bari, portate dai domenicani pugliesi, e di abbracciare pubblicamente questi ultimi, cosi’ come non gli impedisce di accettare generosi aiuti finanziari da varie fondazioni cattoliche, per sostenere progetti ecumenici.

 

Per i cattolici russi cio’ che e’ avvenuto a Kiev e’ fonte di gioia: molti di loro sono da tempo convinti che sia inutile contrattare con concessioni diplomatiche il consenso del Patriarca. E se si tiene conto che la situazione in Ucraina occidentale per la Chiesa Ortodossa Russa e’ senza ritorno, appare evidente che la visita del Papa in Russia, come ha detto Navarro-Valls in una conferenza-stampa a Kiev, "avverra’ quando il Signore vorra’ ". E’ ben detto: il Signore, non il Patriarca. (Viktor Chrul) (Fides 27/06/2001)