Libertà
religiosa, per troppi è un lusso
Roma. Tempi
ancora duri per la libertà religiosa. Se il '900, infatti, è stato il secolo
dei martiri, specie per la fede cristiana, i nuovi cento anni appena iniziati
non si preannunciano sotto buoni auspici. Almeno stando all'imponente mole di
dati raccolti dal Segretariato italiano dell'Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs)
e confluiti nel III Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo, presentato
ieri [28-6-2001].
Bocciati
ancora una volta Paesi come la Cina, l'Indonesia, il Sudan e la Nigeria (e fin
qui non c'è, purtroppo, nulla di nuovo), la sorpresa negativa viene questa
volta dalla civilissima Francia. Mentre, sul fronte opposto, è la Svizzera a
compiere un deciso passo avanti, cancellando finalmente una legge del 1879 che
impediva alla Chiesa cattolica di aprire nuove diocesi.
Il punto di
vista della ricerca non è comunque quello confessionale, come spiega
nell'intervista (…) [sull’ Avvenire] il direttore di Acs Italia, Attilio
Tamburrini, che lo ha ribadito anche nel corso della conferenza stampa, presso
il centro Russia ecumenica. Conferenza stampa cui hanno preso parte i
coordinatori del Rapporto, Marco Invernizzi e Andrea Morigi, moderati dal
vaticanista del Messaggero, Orazio Petrosillo.
Lo studio,
infatti, fornisce 189 schede tematiche per altrettanti paesi. E il monitoraggio
dell'Acs, organizzazione fondata oltre 50 anni fa da padre Werenfried Van
Straaten, mette in evidenza alcune situazioni sorprendenti.
Si diceva
della Francia, ad esempio. Lo Stato transalpino ha approvato infatti il 30
maggio scorso una legge anti-sette in cui è previsto il reato di manipolazione
mentale. Ma una tale normativa - come hanno denunciato anche il cardinale Louis
Marie Billé, presidente della Conferenza episcopale francese, e il pastore di
Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia - se applicata
alla lettera, potrebbe ritorcersi perfino contro i cristiani. Il reato di
manipolazione mentale, infatti, si desume da alcuni parametri tra i quali «la
diversità dei ritmi di sonno e di veglia» rispetto alla maggioranza della
popolazione. «Si pensi, dunque, che cosa accadrebbe - hanno fatto notare gli
estensori del Rapporto - se qualche zelante funzionario applicasse questa
regola ai religiosi di clausura o a forme di preghiera come l'adorazione
notturna».
Il caso della
Francia, che potrebbe essere seguita presto dalla Germania dove è in
discussione un'analoga normativa, è comunque solo uno dei segnali di
peggioramento complessivo della situazione. E l'Acs ha cercato di renderli
anche visivamente, attraverso una cartina allegata al Rapporto, in cui il
planisfero viene diviso sostanzialmente in 6 fasce variamente colorate. Cinque
di esse riguardano, pur con diverse gradazioni, casi di diniego della libertà
religiosa.
Si va dall'area islamica, dove prevalgono discriminazioni basate sulla legge coranica, a quella social-comunista dove il partito al potere impedisce, anche con la violenza, il libero esercizio del culto e perseguita le associazioni non controllate dal governo. Ci sono poi la fascia induista-buddista, con discriminazioni sociali, politiche e giuridiche per gli appartenenti ad altre religioni, a quella dei conflitti locali (soprattutto in Africa), con uccisioni di missionari durante le guerre etniche. Meno gravi, ma ancora molto estese le persecuzioni di tipo amministrativo (in pratica tutto l'Est europeo). In quest'ultimo caso, hanno spiegato gli autori del Rapporto 2001, non si riesce ad uscire dalla logica fuorviante secondo cui la libertà religiosa sarebbe una semplice concessione dello Stato.
Tra i singoli
Stati, poi, la maglia nera spetta sicuramente alla Cina dove cresce la politica
repressiva del governo nei confronti dei gruppi religiosi, con abusi denunciati
anche dalle commissioni diritti umani dell'Onu e della Ue. Anzi, secondo l'Acs,
«più crescono i rapporti commerciali, meno si parla delle violazioni dei
diritti umani in quel Paese».
In Indonesia,
poi, l'applicazione diffusa della legge islamica e la violenza interreligiosa
(Molucche, Giacarta, Giava) sono cronaca recente, mentre in Turkmenistan si
registrano intolleranza nei confronti di gruppi religiosi minoritari e
interferenza governativa nelle loro attività. Il Sudan, infine, continua nella
propria politica fondamentalista, mentre la Nigeria sta introducendo la legge
coranica nelle legislazioni degli stati della Federazione.
Mimmo Muolo
(C) Avvenire, 29-6-2001
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