Avvenire, Giovedi 05 Luglio 2001
Nella «Russia bianca» i fedeli cattolici sono oltre due milioni, il venti
per cento della popolazione
«In Bielorussia? Il veto cadrà»
Il cardinale Swiatek: Kiev insegna, chiudersi non serve
«Negli ultimi dieci anni la Chiesa è molto cresciuta
come numeri e ruolo»
Dominik Morawski
Mentre Giovanni Paolo II visitava l'Ucraina, Kiev e Leopoli, Alessio II,
Patriarca ortodosso di Mosca, si trovava in varie città della Bielorussia. Tale
coincidenza non era casuale. Infatti, con questa visita nel Paese confinante il
Patriarca ha voluto dimostrare che «la Chiesa ortodossa russa continuerà ad
appoggiare l'unione russo-bielorussa perché si tratta della fratellanza di due
popoli della stessa fede». La realtà, tuttavia, è più complessa.
Come in Russia anche in Bielorussia è cominciato dieci anni fa il
processo della ricostruzione delle strutture della Chiesa cattolica in questa
Repubblica indipendente, nata in seguito al disfacimento dell'Urss. In
confronto con le altre Repubbliche ex sovietiche, dove i cattolici
costituiscono una esigua minoranza, in Bielorussia sono circa 2 milioni, la
maggior parte polacchi, pari al 20 per cento dell'intera popolazione. Il
presidente della Conferenza episcopale, cardinale Kazimierz Swiatek, arcivescovo
di Minsk-Mohilev, ci ha detto che «in questi ultimi anni la Chiesa è riuscita a
curare le ferite morali inferte dal sistema sovietico, conquistando il rispetto
non solo fra i credenti, ma persino fra coloro che nel passato cercarono di
distruggerla». Grazie ai continui sforzi la situazione della Chiesa è oggi più
tranquilla in confronto con quella in Russia malgrado sporadiche tensioni e
questioni ancora irrisolte. «Sin da quando è iniziato il processo di
normalizzazione della vita religiosa, siamo oggi di fronte ai grandi progressi
compiuti. Il numero dei sacerdoti è cresciuto dai 60 del 1991 ai 283 d'oggi ed
è aumentato anche quello delle chiese. Trecento le parrocchie in quattro
diocesi, mentre i vescovi sono sei. Il sistema comunista non è riuscito a
sradicare la fede, ma ha creato un vuoto spirituale e la propaganda ateista ha
fatto il resto».
Riguardo al dialogo ecumenico, in particolare nei rapporti con la Chiesa ortodossa, il porporato dice che «il presidente della Repubblica Lukashenko, anche se fiancheggiatore degli ortodossi, apprezza la Chiesa cattolica e riconosce il suo grande ruolo nella rinascita dello spirito nazionale bielorusso. La Chiesa ortodossa con a capo il metropolita Filaret è subordinata al Patriarcato di Mosca. Esiste un solo esarcato di obbedienza moscovita, non come in Ucraina, dove la Chiesa ortodossa è divisa in tre tronconi. Per far funzionare il dialogo ecumenico ci deve essere la buona volontà di ambedue le parti. Da parte nostra esiste, ma purtroppo manca dall'altra. Come, del resto, si può parlare di ecumenismo effettivo, quando nello stesso tempo viene pubblicato il catechismo anticattolico che intacca tutti i dogmi. E nei media la Chiesa cattolica viene talvolta indicata come una setta pericolosa? Inoltre, le visite del clero ortodosso nelle parrocchie cattoliche sono rare, benché noi tendiamo la mano in continuazione verso la concordia e l'intesa».
Sulle aspettative per la visita del Papa, il cardinale Swiatek è del
parere che l'esito positivo della visita del Papa in Ucraina, dovuto secondo
lui in gran parte al carisma di Giovanni Paolo II, lasci ben sperare per
l'avvenire. «Non si può escludere - dice - che il Patriarca Alessio rinunci
alla posizione finora intransigente di fronte al potenziale pericolo di isolazionismo.
Ritengo che il suo veto verrà scartato prima o poi».