CINA
La gente di Pechino non vuole le Olimpiadi

 

Pechino (Fides) – Mentre il mondo discute sull’opportunità di assegnare i Giochi Olimpici del 2008 alla Cina, i cittadini di Pechino oscillano fra lo scetticismo e il rifiuto delle Olimpiadi.

Negli ultimi tempi i mass media hanno parlato molto dei Giochi Olimpici, cercando di suscitare l’interesse e il consenso delle gente. Una delegazione cinese con a capo il vicepresidente e a seguito oltre 400 giornalisti si è recata a Mosca per la cerimonia di assegnazione. Ma la maggior parte dei cinesi è indifferente, soprattutto nella capitale. Secondo un professore dell’Università di Pechino, le Olimpiadi sono un’occasione per dimostrare al mondo la potenza della Cina. Fonti di Fides a Pechino affermano che la gente comune non presta molta attenzione alle teorie nazionalistiche sventolate da politici e intellettuali, e ha più senso pratico. La popolazione ricorda quanto ha subito nel 1990 per gli "Asian Games": aumento delle tasse, lavori forzati di ristrutturazione della città, interruzione delle lezioni scolastiche per gli studenti, impiegati nei preparativi.

Secondo la propaganda ufficiale, i Giochi avranno soltanto effetti positivi: creare occupazione, rinnovare l’aspetto della città, migliorare la vita dei cittadini. I pechinesi sono scettici: in fondo, pensano, i benefici toccheranno sempre e solo l’élite politica: "Con le Olimpiadi – spiega una fonte di Fides a Pechino il centro storico della città verrà ristrutturato. La gente che da generazioni vive nell’area sarà costretta a trasferirsi altrove, non avendo denaro sufficiente per pagare una nuova casa. Cultura, costumi, tradizioni, sarebbero eliminati, ma a burocrati e politici non interessa: per loro è importante riempire il portafoglio".

Alla vigilia della decisione del Comitato Olimpico Internazionale, prevista il 13 luglio a Mosca, politici e uomini d’affari cinesi (ammessi all’interno del partito in occasione degli 80 anni dell’organizzazione) premono per ospitare la kermesse olimpica, grande opportunità di business e promozione dell’immagine della Cina nel mondo. Intanto gruppi difensori dei diritti umani si oppongono, sostenendo che accendere la torcia olimpica in piazza Tienanmen è un’offesa all’umanità e ricordando le oltre 1700 esecuzioni capitali avvenute in Cina negli ultimi tre mesi.

Secondo il direttore della Commissione cinese per le Olimpiadi, He Zhenliang, se la Cina otterrà i giochi sarà una triplice vittoria: per lo sport, per la Cina e per il mondo. Pechino è favorita, per la debolezza delle altre candidate in lizza (Parigi, Toronto, Istanbul, Osaka) e per il nullaosta degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha assunto una posizione neutrale sull’assegnazione delle Olimpiadi. In mancanza di un veto degli USA, Pechino ha la strada spianata, anche per le pressioni degli imprenditori americani: oltre a dieci compagnie cinesi di prodotti sportivi, vi sono fra gli sponsor sette multinazionali americane, che hanno la ghiotta opportunità di entrare in un mercato di 1,2 miliardi di potenziali consumatori.

Oltre alle valenza economiche, le Olimpiadi si mescolano anche con la politica. Secondo fonti ufficiali di Washington, citate dal New York Times dell’11 luglio, una vittoria della Cina potrebbe spingere le autorità cinesi a non usare la forza militare contro Taiwan e a rispettare i diritti umani. I Giochi a Pechino potrebbero segnare un riavvicinamento fra Cina e Taiwan, come è accaduto per le due Coree, che hanno sfilato sotto un unico vessillo alle Olimpiadi di Sidney 2000. Nei mesi scorsi Pechino ha proposto a Taiwan una collaborazione per l’ospitalità dei Giochi e il governo dell’isola si è mostrato possibilista. (Fides 12/7/2001)