Don Chino

PRETI: NON DIAMO SCANDALO

 

Caro Direttore,

ho letto con attenzione la riflessione di Maurizio Blondet sulla immagine che alcuni preti danno della Chiesa.

Prima di tutto lo ringrazio per la chiarezza e il coraggio nel dire con forza alcuni concetti che, il più delle volte, solamente si pensano.

Sono contento che sia stato un laico ad esprimere un esplicito dissenso per certi preti tutto video ed esibizione, ostentazione.

Oggi è difficile offrire alla gente l'immagine di prete che crede nella bontà, nella pace, nella salvezza.

Le telecamere ci cercano per farci dire tutto ciò che può fare notizia, per buttarci sul video come preti moderni e capaci di andare d'accordo con tutti.

La «divisione» di cui parla Cristo sembra che non ci interessi affatto.

Quella divisione tra la verità e la menzogna, la spiritualità e la pubblicità, la coscienza e le opinioni.

È sempre attiva la tentazione anche in noi preti di «fare noi strada» e non i poveri, di buttare sulla gente l'immagine di preti contro i propri vescovi per assicurarsi l'etichetta di progressisti, di contestatori.

Se non sbaglio qualche prete in passato corteggiò il terrorismo di sinistra e di destra per poi lavarsi le mani quando la violenza divenne incontrollabile…

Non entro in merito se la «globalizzazione» ci vuole o no: senz'altro si tratta di un problema che merita riflessione, valutazione e buon senso.

Quello che invece intendo suggerire ai «preti politicizzati» è che la saggezza cristiana ci insegna la virtù della prudenza, così utile in un momento in cui si parla e si agisce secondo alcuni miti o mode.

Basterebbero solo alcuni esempi di religiosi e religiose per fermare l'ostentazione di questi preti che per le vie di Genova benedicevano i contestatori e le loro spranghe.

Madre Teresa di Calcutta tra i moribondi, padre Damiano lebbroso con i lebbrosi.... e molti altri che hanno dato la loro vita ai poveri e riservato alla Chiesa un immagine di santità.

Il giornalista Blondet, nell'articolo citato, mette in evidenza che ci sono «migliaia di preti che passano ore nel confessionale, danno i sacramenti, pregano, curano piaghe di cui i media non parlano mai, cadono e si rialzano, digiunano resistono e avanzano nella guerra della santità. In silenzio».

Purtroppo la nostra gente è attratta solo dalle notizie che la televisione offre e dalla pubblicità che riserva: al prete che scende in piazza con le «tute bianche», al prete o vescovo che si sposa, al prete che fa parte della giuria delle miss.

Che fare allora?

Cominciamo noi preti a non dare scandalo ricordando quello che Cristo ha suggerito in merito...

Se qualche prete «squillo» si mettesse una «macina da molino al collo e sprofondasse in mare» otterrebbe la stessa pubblicità televisiva e nello stesso tempo eviterebbe gli scandali.

La nostra gente ha solo bisogno di testimonianze vere di carità, di fede, di speranza.

Noi sacerdoti che viviamo ogni giorno tra i poveri e i disperati vorremmo dire a questi nostri confratelli di scendere pure per le strade del mondo per accogliere nella propria casa e soprattutto nel proprio cuore chi è solo, senza casa, drogato, emarginato.

Vorremmo invitarli a poter celebrare la santa Messa ogni giorno e a saper unire a quel pane e a quel calice le diverse povertà umane per liberarle dal male.

Faccio un augurio a tutti quei preti che sono osannati da questo a quell'altro gruppo: chiedervi tutte le sere se meritate quel «Vieni servo buono e fedele...».

Si tratta di un esame di coscienza che spesso omettiamo, per convenienza s'intende.

 

don Chino Pezzoli

prete davvero vicino ai veri poveri

 

(C) Avvenire

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