La
Repubblica, 24 settembre 2001
"Contro
gli Usa altri attacchi
è
in gioco il prestigio dell'Islam"
MAURIZIO
RICCI
WASHINGTON -
Il leader dei Talibani, il mullah Mohammad Omar abbandona il silenzio che lo
avvolge da sempre: «No, non consegneremo Bin Laden. Se lo facessimo, vorrebbe
dire che non siamo musulmani. E, comunque, questo non è un problema Bin Laden.
E' in gioco il prestigio dell'Islam. Sara fatta la volontà di Dio». E, in una
rara intervista, spiega che è l'America con il suo tentativo di soggiogare il
mondo islamico e di fermarne la spinta religiosa, che «ha creato il male che la
sta attaccando»: la disperazione dei terroristi, pronti ad uccidersi per testimoniare
le ragioni dell'Islam. L'intervista era stata offerta, nei giorni scorsi, dagli
stessi Taliban alla Voice of America ed è stata registrata dalla radio, via
telefono satellitare da Washington, in pashtun (la lingua più diffusa in
Afganistan) venerdì scorso. Ma, prima che l'emittente - interamente finanziata
dal Tesoro Usa - potesse mandarla in onda, il Dipartimento di Stato è
intervenuto per evitare, spiegano gli uomini di Powell, che, con i soldi del
contribuente americano, i Taliban trovassero un altoparlante per la loro
propaganda. Eccone una trascrizione.
Perché non espellete Osama bin Laden?
«Questo non è
un problema Osama Bin Laden. E' un problema di Islam. E' in gioco il prestigio
dell'Islam. E così la tradizione afgana».
Lei sa che gli Usa hanno annunciato una guerra al
terrorismo?
«Io penso a
due promesse. La prima è la promessa di Dio. L'altra è quella di Bush. La
promessa di Dio è: la mia terra è vasta. Se tu inizi un viaggio sul cammino di
Dio, puoi trovarti dovunque sulla terra ed essere protetto... La promessa di
Bush è: non c'è posto sulla terra dove tu possa nasconderti e io non possa
trovarti. Vedremo quale delle due promesse si compirà».
Ma non ha paura per la gente, per lei stesso, i Taliban, il
suo paese?
«Dio
onnipotente... sta aiutando i credenti e i musulmani. Dio sa che non sarà mai
soddisfatto con gli infedeli. In termini di affari terreni, l'America è molto
forte. Anche se fosse due volte più forte o due volte ancora, non potrebbe
essere abbastanza forte da sconfiggerci. Confidiamo che nessuno possa arrecarci
danno, se Dio è con noi».
Lei sta dicendo che non è preoccupato, ma in tutto il mondo
gli afgani lo sono.
«Anche noi
siamo preoccupati. Grandi problemi ci attendono. Ma noi dipendiamo dalla grazia
di Dio e la grazia di Dio è con i musulmani. Consideri il nostro punto di
vista: se noi consegniamo oggi Osama, i musulmani che oggi ci stanno
scongiurando di consegnarlo, ci disprezzerebbero poi per averlo consegnato. Le
stesse persone ci chiederebbero: perché avete sacrificato il prestigio
dell'Islam? Perché avete portato vergogna ai musulmani? Tutti hanno paura
dell'America e vogliono compiacerla. Ma fatemi dire una cosa. Gli americani non
potranno prevenire atti come quello che è appena avvenuto perché l'America ha
preso in ostaggio l'Islam. Se si guarda ai paesi islamici, la gente è
disperata. Si lamentano che l'Islam se ne è andato. La legge secolare ha
rimpiazzato quella islamica. Ma la gente rimane ferma nella fede islamica. Nel
loro dolore e nella loro frustrazione, alcuni di loro commettono atti suicidi.
Sentono di non avere niente da perdere. Se gli Usa vogliono davvero porre fine
a questo male, sanno come farlo. Debbono rilasciare la loro presa virtuale
sull'Islam. Dovrebbero lasciarlo andare. Allora sarebbe per sempre confortato e
il resto del mondo potrebbe continuare i propri affari».
Cosa intende, quando dice che l'America tiene l'Islam in
ostaggio?
«L'America
controlla i governi dei paesi islamici. Gli sta addosso finché non fanno quello
che vuole, ma essi sono molto distanti dai loro popoli. La gente chiede di
seguire l'Islam, ma i governi non li ascoltano. La gente è impotente contro i
governi, perché essi sono in pugno agli Stati Uniti. Così, diventano corrotti e
ignorano la gente. Se qualcuno segue il cammino dell'Islam, il governo lo
arresta, lo tortura o lo uccide. Questo è quello che vuole l'America. Se
l'America smette di sostenere quei governi e lascia che i popoli se la vedano
con loro, queste cose non accadranno.
L'America ha creato il male che la sta
attaccando. Il male non scomparirà anche se morissi io, o Osama, o altri.
Questa è la politica Usa. Gli Usa dovrebbero fare un passo indietro e
rivederla. Dovrebbero smetterla di tentare di imporre il loro impero sul resto
del mondo, specialmente nei paesi islamici. In nome dell'aiuto umanitario, gli
americani hanno portato migliaia di Bibbie in Afghanistan e stavano propagando
il cristianesimo. Se osano farlo qui, può immaginare cosa fanno nei paesi
arabi? I mussulmani lo capiscono. Sanno anche che non possono fare niente.... e
così si ammazzano in attacchi suicidi».
Questo significa che non consegnerete Osama Bin Laden agli
Usa?
«No, non
possiamo farlo. Se lo facessimo, significherebbe che non siamo musulmani. Che
l'Islam è finito. Se avessimo avuto paura di un attacco, lo avremmo consegnato
l'altra volta che siamo stati minacciati e attaccati. Ora l'America può
colpirci ancora e stavolta non abbiamo più neanche un amico».
Ma non pensa che l'America vi
sconfiggerà comunque e il vostro popolo soffrirà ancora di più?
«In
superficie, sembra così, ma io confido che non andrà in questo modo. Non c'è
niente che possiamo fare, tranne affidarci a Dio onnipotente. Se uno si affida
realmente a Dio, può star sicuro che l'Onnipotente lo aiuterà, ne avrà
compassione e lui uscirà vincitore».