«La vera pace, la pace di Cristo»
Su «Spunti» di giugno '99 abbiamo
pubblicato un articolo sul conflitto nel Kosovo. Ciò che abbiamo scritto è
diventato oggi – purtroppo – più attuale che due anni fa. Motivo per cui lo
trascriviamo di seguito.
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«La vera pace,
la pace di Cristo, non può esistere se non sono ammessi i principi, osservate
le leggi, obbediti i precetti di Cristo nella vita pubblica e in quella
privata», insegnò Papa Pio XI (Enciclica Urbi
arcano del 23-12-1922).
Infatti, se
non vengono rispettati i diritti dello stesso Creatore, di cosa non sarebbero
capaci gli uomini nei confronti dei loro simili, a cominciare dalle innocenti
vittime dell'aborto? «Homo homini lupus»!
La pace nel
secolo XX, quindi, fa venire in mente la situazione di colui che rincorre la
propria ombra: più vuole raggiungerla, meno ci riesce. Infatti, dalla fine
della II Guerra Mondiale, ci sono state oltre 250 guerre (tra guerre fra paesi
diversi e guerre civili, a volte non meno crudele, come quelle dell'Africa
negli ultimi anni). (…)
Il groviglio
di problemi e interrogativi che suscita la guerra sembra lasciare non pochi in
preda al «demonio del dubbio», per impiegare l'espressione di un editorialista
del «Corriere della Sera». Oppure, potremmo aggiungere noi, del «demonio del
caos». Ma riflettiamo insieme su alcuni principi di Fede e buon senso, che ci
servano da guida nelle tenebre, evitando al contempo di rimanere travolti
mentalmente dalla valanga di notizie sulla crisi del Kosovo.
«Così non ci
sono catastrofi che una umanità impenitente non debba temere, non ci sono
misericordie che non possa attendersi una umanità pentita», scriveva il Prof.
Plinio Corrêa de Oliveira («Legionario», organo ufficioso dell'arcidiocesi di
San Paolo, 21-7-1940).
E nel 1957
scrisse ancora: «Ci sembra che non è stata richiamata abbastanza l'attenzione
sul carattere condizionale delle profezie di Fatima. In esse si afferma con
solare chiarezza che queste cose (i castighi) avverranno se l'umanità non farà
penitenza per i suoi peccati. Così, all'umanità intera e ad ogni uomo in
particolare spetta la possibilità di fermare il castigo che è già in corso di
realizzazione. Basta abbandonare il vizio e far penitenza. Tuttavia, se ciò non
si farà non basteranno feste religiose, né preghiere, né angosce, né paure. Il
castigo verrà» («Spetta agli uomini fermare l'imminente castigo», Catolicismo, maggio 1957).
Per via di
eventi noti a tutti, non si può ritenere catastrofismo affermare che abbiamo
vissuto un secolo di tribolazioni e di sangue, un secolo che d'altronde si è
allontanato dalle vie del Signore. È realismo invece credere, alla luce della
fede e del buon senso che, senza conversione, la sofferenza dell'umanità sarà
destinata ancora ad aumentare. Comunque vadano le cose, dobbiamo essere sempre
più illuminati dalla speranza che prima o poi, dopo le catastrofi preannunciate
dalla Madonna a Fatima nel 1917 e in grande parte già verificatesi, si avvererà
anche la più sublime parte del suo messaggio: «Infine il Mio Cuore Immacolato
trionferà».